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Prima PaginaMagazineIl Cilento, i pellegrinaggi a piedi e le cente. Storie e tradizioni

Il Cilento, i pellegrinaggi a piedi e le cente. Storie e tradizioni

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Il pellegrinaggio a piedi, verso i santuari del Cilento, dedicati al culto della Vergine Maria,  sono stati una delle tradizioni religiose più vive che, ancora oggi dopo secoli, resistono alle mode ed ai sempre più confortevoli mezzi di trasporto. Sicuramente l’esperienza del pellegrinaggio a piedi offre molti più spunti di crescita spirituale per vari motivi tutti ugualmente validi. Il percorso a piedi si concilia perfettamente con il desiderio della preghiera, il desiderio cioè di trasformare questa “scarpinata” in un cammino spirituale. Mettersi in preghiera lungo il cammino insieme ai compagni di viaggio significa rendere presente Cristo in mezzo ai pellegrini. Ognuno di loro porta nel cuore una richiesta, una preghiera, una supplica, una grazia da chiedere a Dio per intercessione della Madonna. Ognuno di loro porta un’offerta, un sacrificio, un dono da offrire.

Dal Monte della Stella, al Sacro Monte Gelbison, per secoli cultura e pellegrinaggio sono stati termini intimamente connessi ad un’esperienza collettiva frutto di un’epoca storica, nella quale il senso soprannaturale si avvertiva prepotentemente  nei santuari che conservano, ancora oggi,  reliquie importanti. La partenza era a notte fonda, quasi alle prime luci dell’alba e  poco importava se piovesse o ci fossero i fiumi in piena, tirava vento o c’era il sole a trafiggere il corpo: si doveva andare e si va. Si attraversavano strade, campi, paesi dove si univano altri pellegrini con i quali inerpicarsi verso i monti, luoghi di culto delle “Sette Sorelle”. Al rintocco del mezzogiorno, la sosta, rifocillarsi per affrontare ancora lunghe ore di viaggio era fondamentale. Fino agli anni sessanta del secolo scorso, arrivati alla meta, si pernottava nei pressi o si dormiva nel santuario. Oggi che non c’è più questa esigenza, non si pernotta più e si ritorna in macchina appena finite le celebrazioni. La descrizione riportata di seguito, da Milena Esposito su viaggiinrete.it,  è una fedele descrizione di un pellegrinaggio che ancora oggi si svolge, a piedi, verso il Convento di San Michele in Mercato Cilento che ospita e venera la Madonna del Carmelo.

L’alba, alle cinque del mattino, stempera la notte, rosseggia, rischiara torpidamente il nastro di strada, che parte dalla chiesa di San Nicola a Prignano e arriva al santuario della Madonna del Carmine a Mercato. Adagio, a piedi nudi, uomini, bambini, donne giovani, anziane, da tanto, tanto tempo, partono, ripercorrono il cammino, portano le cente: i cesti devozionali per invocare la grazia. La processione procede calma.
Una donna, da mezzo secolo, ritorna su quei passi, che sua madre le insegnò, nel tempo in cui proprio per lei, piccola e ammalata, portò alla Madonna del Carmine la centa per supplicare la clemenza, la sua guarigione e la ottenne, insieme con lei, la gente, il suo paese.

Ogni anno la prima domenica dopo il 16 luglio, giorno della festa della Madonna del Carmine, da Prignano Cilento, il corteo parte, anche adesso, domenica 24, i fedeli si riuniranno di notte, davanti l’antichissima chiesa di San Nicola, risalente al mille e a piedi, portando a turno le cente, arriveranno, dopo due o tre ore, a Mercato Cilento.
In questo antico borgo, frazione di Perdifumo, sorge il convento e la chiesa del Carmine: la loro meta. Il Convento di S. Maria del Carmine, nel 1472, incluse l’antica chiesa di S. Maria dei Martiri e fu fondato dal carmelitano Giovanni de Signo.
Fu soppresso nel 1809, nel Decennio francese e verso la fine dell’Ottocento fu affidato all’Ordine dei Trinitari Scalzi, fu tenuto poi da altri ordini religiosi e andò, infine, ai Vocazionisti nel 1934.
Il Convento fu fortificato nella prima metá del XVII secolo per difendersi dagli attacchi dei briganti che predavano il paese e assunse così il suo aspetto di fortezza.
Al raggiungimento di questo sacro luogo è tesa la processione, che da Prignano parte prima dell’alba, alle cinque del mattino, per venerare la Madonna del Carmine. Questo rito antico serba immutate le tradizioni del suo popolo.

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A Mercato fervono i preparativi e intorno alla statua dal viso dolce della Madonna, è allestita “l’apparata” con stoffe bianche, celesti, colorate, d’oro.
Le donne più anziane raccontano che, un tempo, tutta la chiesa era addobbata, non solo la statua; la chiesa, ancora meravigliosa, forse la più bella di questo magico cantuccio del Cilento, accoglie i fedeli, imponente, ricca, stupenda, affianco al bellissimo chiostro del convento. Sono confezionate, a Mercato come a Prignano, con maestria e passione, le cente a forma di barca o di ostia “sacrata”, di corona: bellissime, abbellite con fiori, rametti, immagini sacre, le pesanti cente, da reggere sulla testa, poiché, come le donne spiegano, non possono essere portate a mano.
Le mamme, come tanti secoli fa, ancora insegnano alle giovani figlie a portare sulla testa i pesi, per poter partecipare alla processione.
Le cente, che riportano la memoria indietro nel tempo, sono una particolarità di tutta l’area lucano-cilentana e non si può escludere una relazione tra queste e la gerla tipica delle immagini iconografiche dell’antica dea Cibele: ai festeggiamenti in suo onore, infatti, prendevano parte vergini vestite di bianco che davano in dono primizie di frutta finemente allestite in canestri dalle forme diverse.

La Madonna del Carmine, che attende il corteo nella chiesa, è vestita con il bellissimo abito marrone, regalo dei prignanesi e ha un mantello prezioso e antico.
Alzando lo sguardo alle colline attorno, tre santuari si guardano: questo, quello della Madonna della Stella e quello di Novi Velia.
Le tre Madonne venerate, dall’alto, proteggono, in un dolce abbraccio di sguardi, i propri fedeli. Una delle più antiche fiere è organizzata per concludere la festa e, anche se piano piano smarrisce le proprie origini, divenendo più mercato che non fiera, conserva tuttora una delle sue caratteristiche arcaiche: la vendita della cipolla di Vatolla. Questo pregiato bulbo si distingue dalle altre cipolle perché è zuccherino, squisito e gustoso come nessun altro ed è famoso in tutto il Cilento e oltre.

La cipolla di Vatolla è diversa, è prelibata, è antichissima sfera, dolce pietanza per gli dei.
Un frutto della terra che serba in sé il sapore della genuinità, del passato, un magico pomo dal sapore sorprendente, che solo a Vatolla, nobile frazione di Perdifumo, nasce dalle cure di mani esperte che da secoli si tramandano la sua coltura. Montagne di globi enormi, rosati e lucenti occupano la strada, saranno vendute tutte, per la loro delicatezza e perché ognuno aspetta questa occasione per poterle acquistare oggi, come allora, durante la festa.
Le peregrinazioni, le cénte votive, le fiere, pur essendo espressioni proprie della devozione popolare, attecchiscono nell’anima dell’etnia cilentana, nascono dall’eco di una tradizione secolare costruita su riti antichissimi che riaffiorano nei gesti della gente, estremo alito di vita di miti ancestrali, spirito culturale di una popolazione che si riscopre, nuovamente si ama.

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© Riproduzione Riservata

Alessandro Giordano
Dal Marzo 2015 racconto la nostra terra, il Cilento, mostrandola con gli occhi di chi la ama, la vive e vuole contribuire a farla apprezzare di più ai turisti e ai Cilentani stessi. La Storia, i Personaggi, la Cultura, le Tradizioni e le Contraddizioni, il patrimonio artistico, gli eventi e le iniziative in programma che ritengo più interessanti segnalare, i musei, le attrazioni e le proposte per i turisti, il cibo ed i prodotti del territorio sono i temi principali dei miei articoli.
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