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Accademia della Vrenna - 12 Dicembre 2018

Un termine Cilentano che indica la lite o l’ira

"Zelluso" è l'attaccabrighe, la persona facile all'ira, pronto a spaccare il capello nella misurazione del torto che assume di aver subito, facile alla reazione e permaloso.

Il termine “Zella”, nel dialetto Cilentano, assume un significato diverso dal dialetto napoletano dove indica la perdita di capelli o la tigna, e “zelluso” è l’uomo privo di capelli. Nel nostro dialetto del Cilento (ma credo anche di altre aree meridionali), la “zella” indica più specificamente la lite, l’ira.

“Zelluso” è l’attaccabrighe, la persona facile all’ira, pronto a spaccare il capello nella misurazione del torto che assume di aver subito, facile alla reazione e permaloso.


Spesso il “zelluso” è anche un “aìza-culo”, letteralmente un “alza-culo”, colorita espressione che esprime l’atteggiamento di quella persona che, ostentando una posa innaturale di rigidità della colonna vertebrale dettata dal risentimento per l’offesa e portando avanti il busto in una manifestazione di orgoglio, non si avvede che il sedere rimane comunque arretrato tanto che sembra gallinescamete “alzato”.

Collegato al termine, vi è anche lo “mbizzica-zelle”, (o “mbicazelle” come si dice a Vallo della Lucania): la persona particolarmente abile nel profittare di situazioni che potrebbero suscitare litigi altrui. Lo “mbizzica-zelle” è un astuto che, conoscendo i punti deboli del carattere di amici o conoscenti e volendo divertirsi alle loro spalle, in modo più o meno innocente (ma a volte anche con un subdolo calcolo di tornaconto), riesce a metterli uno contro l’altro.

In una accezione più colta, quando l’atteggiamento dello “mbizzica-zelle” assume i connotati di una strategia malefica di divisione e di separazione di amicizie consolidate, è il classico paradigma per indicare il “diavolo”, parola che viene dal greco “diabolos”, letteralmente “colui che divide”.


In alcuni gerghi ristretti, viene adoperato anche l’idioma “articolo-zella” con cui si indica quell’improvviso pretesto con cui una persona, nutrendo una sorta di antipatia o astio personali verso un altro, e non avendo motivi validi per aprire un contenzioso giustificabile e razionale, al fine di giustificare la dichiarazione di rivalità, si impunta su un qualche cavillo che cavalca a dismisura in modo irragionevole. Quel cavillo o pretesto, appunto, è l’ “articolo-zella”.

Sull’origine della parola “zella”, l’ipotesi più accreditata è quella che la fa derivare dal greco “ζῆλος” (zelos”) che tra i suoi molteplici significati contempla anche quello che indica ira, rivalità, animosità (e da “zelos” viene anche la parola “gelosia”).

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