Prima PaginaAccademia della VrennaQuando nel Cilento si tiene "il muso"

Quando nel Cilento si tiene “il muso”

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“Ammussàta”: aggettivo femminile singolare del dialetto cilentano (dal participio passato di “ammussare”) . Qui lo decliniamo al femminile in aderenza ad un uso del vocabolo riferito, nella maggior parte dei casi, alla donna.

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La parola che nella lingua italiana più si avvicina al significato di “ammussàta” sarebbe “musona”, ma non contiene del tutto il suo significato come lo si intende o lo si usa nel parlare cilentano.


Ci sarebbe il modo di dire “tenere il muso”, ma anch’esso pare parziale e non del tutto capace di tenere la portata sanguigna del vocabolo.

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Potrebbe risiedere proprio nella declinazione maggioritaria al femminile, la peculiarità del suo significato nel dialetto cilentano, e nel quale sarebbe possibile proiettare giudizi e pregiudizi intorno al repentino cambiamento d’umore di una donna, se non proprio un retaggio sociale e culturale che l’ha relegata ad un ruolo subalterno rispetto all’uomo, costringendola ad affinare tecniche alternative di comunicazione ugualmente efficaci.


“Ammussàta” o “ammussàto” è colei/colui che manifesta, anche in modo istintivo, un dissenso, un dispiacere, una delusione, una protesta, ma non solo tenendo il muso, un broncio, o con un serrare di labbra, ma con un più generale comportamento di indifferenza, con silenzi inusuali, o con motti laconici di fulmineo sarcasmo, o con occhi sull’orlo di una lacrima, o con il mantenere verso un interlocutore un atteggiamento di sguardo fisso accompagnato da un’alzata di sopracciglia e un alzare il mento associandolo ad uno storcio di labbra (esempio: “me pòzza scurdà ‘u compleanno re muglièrema! stètte ammussàta ppe’ nu mèse sano!”, oppure “s’è lassàta cu’ lo ‘nnamuràto e stàie tutta ammussàta”).

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