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Accademia della Vrenna - 22 luglio 2018

“Assavulà” nel dialetto Cilentano

L'"assavulà" indica, quindi, l'uscita ufficiale dalla casa-nido, l'abbandono delle mura domestiche, la recisione definitiva del cordone ombelicale, l'assunzione di responsabilità

Verbo del dialetto cilentano, qui nella sua forma tronca all’infinito. Non si rinvengono termini corrispondenti nella lingua italiana. “Assavulà” indica specificamente la fase in cui i volatili acquisiscono l’autonomia del volo, il battesimo del primo svolazzare d’ali che segna l’uscita della rondine, del colombo o del passero dal nido ove hanno vissuto fino ad allora nutriti ed assistiti dalle cure della madre che li ha imbeccati amorevolmente, inconsapevoli che la natura li ha destinati al volo.

La cultura cilentana – che si nutre di guizzi linguistici maturati dall’osservazione dei fenomeni di natura e del mondo degli animali – ha recepito ed assorbito il passaggio dal nido al volo per estenderlo ad indicare la speciale fase in cui l’adolescente si trova lanciato d’improvviso, e pressoché di istinto, nel mondo degli adulti.

il battesimo della scelta autonoma, il procurarsi da solo di che vivere, l’ingresso in società o nel mondo del lavoro.

Nella sfumatura del significato della parola “assavulà”, proprio per il richiamo al volo, deve intuirsi un principio d’ebbrezza quale si può cogliere nell’attimo in cui il destino dell’individuo comincia a prendere forma.

Il passaggio della “linea d’ombra” reca con sé l’incertezza, l’accenno informe alla soddisfazione di potercela fare da solo, ma come se – nello stesso tempo – la dimensione dell’inconsapevolezza si trascinasse ancora per un tratto prima che il giovine si rendesse conto che non ci sarà più alcun paracadute. Il volo, di per sé segna sia il piacere della libertà che la presa di consapevolezza di fidare, da quell’oggi in poi, solo sulle proprie forze.

Non di rado, nel contesto sociale segnato da una forte ed endemica povertà, l’ “assavulà” era una fase imposta dal contesto familiare: il figlio non poteva più gravare sulle scarne risorse dei genitori limitate a garantire una custodia solo fino ad una certa età dopo la quale era doveroso cavarsela da solo (“a quanta fame patètte, assavulào ca era ancora nu criàmo”).  Tra le tante sfumature di significato, si rinviene anche quello che accenna alla condotta di chi si atteggi ad adulto prima di aver acquisito un’adeguata maturità (“nunn’era manco assavulàto, ca già se crerìa re fà u’ patròne”).

Per quanto riguarda l’etimo, probabile che derivi dal latino “ex evolare” che significa, appunto,”uscire”, “volare via”.

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