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I monti del Cilento. Tra storie e leggende

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Tante sono le storie che mi venivano raccontate da piccolo, intrise di fascino, mistero e paura. Molte, certo, erano dei semplici racconti, narratemi per tenermi tranquillo, altri invece, come quelli che andrò a descrivere più avanti, delle storie, alcune volte corredate da vere e proprie testimonianze di chi aveva assistito ad una controprova della leggenda. Come quelle sui due monti più alti del Cilento – Monte Sacro Gelbison e Monte Cervati. Il Monte Sacro con la sua altezza di 1705 metri s.l.m. era conosciuto già da tempi antichissimi, quando i saraceni lo battezzarono Gebel-el-son (dall’arabo, appunto, “monte dell’idolo”)  e qui costruirono un tempio pagano legato al culto che gli Enotri ebbero per una dea locale, identificata col tempo come la greca Hera.

Una descrizione del  monaco celestino Bernardo Conti nel suo libro “Storia e miracoli della Beata Vergine del Monte Sacro di Novi” dà notizia di come gli abitanti di Novi Velia, paese alle pendici del Sacro Monte,  avessero bisogno di  un luogo di culto in cui venerare la Madonna, che identificarono proprio sulla vetta del monte Gelbison,  ma non riuscivano mai nella costruzione. Infatti, ogni volta che iniziavano i lavori, durante la notte qualcuno demoliva il loro operato. Allora pensarono di vegliare, a turno ogni notte, i loro lavori cercando di evitare ma anche di scoprire chi era il fautore di queste distruzioni. Una notte i vigilanti pensarono di portare con loro un agnello per mangiarlo durante la veglia, ma questi  scappò proprio poco prima di essere ucciso, conducendo i suoi affamati inseguitori davanti all’entrata di una grotta ostruita da un muro. Incuriositi da questo muro mai visto prima, iniziarono a scalfirlo e videro che all’interno si trovava un’immagine dedicata alla Madonna.

Allora decisero di costruire proprio lì il loro santuario ed i lavori proseguirono senza più alcun intoppo. Finirono i lavori ed il vescovo fu chiamato a benedire il luogo e sempre secondo la testimonianza di Conti, durante la cerimonia si udì una voce proveniente dal cielo “Questo luogo è santo ed è stato consacrato dagli Angeli”.  Tutt’ora si dice  che Monte Sacro sia abitato dagli angeli. Ma le leggende sul Monte Sacro non finiscono qui. Si racconta che la vetta sarebbe popolata dalle fate. Si descrive della fata Serina, creatura bellissima che vivrebbe in uno splendido castello visibile, ma solo nelle notti di luna piena, anche dalle coste. Serina è una fata che adora danzare e spesso, all’alba, qualcuno giura di averla vista danzare tra le vecchie colonne dei templi greci assieme agli spiriti di antichi guerrieri.

Spesso si incontra nel Vallo di Diano con un’altra fata, Budrina, e danza assieme a lei per ore al suono di una melodia meravigliosa formata dall’orchestra degli alberi e delle piante. Budrina viaggia su un carro di vento e vive tra il fiume Alento ed il Mingardo, collocazione che ricorda la sede dell’antico mito della sirena Leucosia. Ma ancora, durante l’epoca longobarda, due cavalieri si trovarono a sostare davanti al sacro tempio. Data la bellezza e la sacralità del luogo, uno dei due decise di entrare per rendere omaggio alla Madonna. Il compagno, però, lo beffeggiò: come poteva un guerriero al loro pari abbassarsi ad una simile debolezza? Forse non ebbe nemmeno tempo di terminare la sua beffa:  il cavallo sul quale stava viaggiando s’imbizzarrì improvvisamente, correndo verso l’orlo del precipizio antistante il piazzale.

L’uomo, spaventato, implorò perdono alla Madonna supplicandola di salvargli la vita: il cavallo, allora, si fermò come per miracolo su uno spuntone di roccia, quello che ora chiamano proprio “ciampa rò’ cavallo (nella foto). Nel tempo è nata  la tradizione di trarre pronostici attraverso il lancio di sassolini (raccolti lungo il sentiero che porta al santuario) o monete su quella roccia: riuscire a farli fermare senza farli cadere nel dirupo puo’ prevedere un futuro matrimonio se la lanciatrice è una ragazza da marito, o il ritorno al santuario l’anno successivo se il tiro fortunato è stato fatto da un uomo anziano.

Tutt’altra storia, leggermente ma meravigliosamente più paurosa avvolge il Monte Cervati (o Cervato) popolato da streghe. Con i suoi 1898 metri s.l.m. è la cima più alta del Cilento, perennemente coperta di neve, è stata per secoli una riserva naturale di ghiaccio utilizzato per usi sia domestici che medici. Una vecchia leggenda, narra che molto probabilmente sotto all’ultimo strato di ghiaccio della nevara, si trovi ancora la primissima neve caduta ai tempi della creazione. Sul Monte Cervati vivono le janare, streghe dal volto umano ma con ali di avvoltoio ed artigli posti alle estremità di mani e piedi. La loro voce si confonde con i tuoni durante le tempeste. A capo di questo esercito di streghe c’è un’arci janara, una strega che non è solo serva delle forze del male, ma anche la figlia, nata dal rapporto tra una strega ed il diavolo stesso. L’arci janara, narra la leggenda, sono  nate sulle sponde del fiume Sabato, presso Benevento, ed hanno dei poteri superiori rispetto a tutte le altre janare “comuni”.

Durante la notte di San Giovanni le janare celebravano il sabba riunendosi sul monte: questo, secondo testimonianze popolari dell’epoca si trasformava in una vera e propria palla di fuoco. In realtà l’effetto era dovuto ai numerosi fuochi rituali che in quasi tutta Italia venivano accesi durante la notte del 24 giugno per celebrare antichi culti campestri. Ma nel misterioso  Cilento non potevano mancare  i lupi mannari.

Monte Cervati

Un vecchio proverbio, infatti, recita: Chi nasci la notte ‘re Natale nasci maleritto: si è màsculo, addivènta lupo mannaro; si è femmena, addiventa janara pe’ ttutta la vita. (Chi nasce la notte di Natale nasce maledetto: se è maschio diventa un lupo mannaro; se è femmina diventa una janara per tutta la vita). Pare, infatti, che tutte le bambine nate alla mezzanotte in punto del 25 dicembre, conducano una doppia vita. Hanno il potere di trasformarsi in janare. In queste sembianze, la notte, si intrufolano nelle camere dei bambini ancora in fasce per nutrirsene affondando i loro lunghi canini nei corpicini ai quali hanno prima barbaramente staccato i quattro arti. Questa pratica crudele puo’ essere evitata solo qualora le janare decidano di rapire i bambini per farne i loro servi “ngufenandoli”: i bambini vengono posti sotto un contenitore di vimini su cui vengono appoggiati dei pesi per far si che li schiaccino facendoli rimanere nani.

Gli unici bambini che possono salvarsi sono quelli nati a gennaio (mese della manifestazione divina): da essi le janare sono costrette a stare alla larga, in quanto esseri di puro bene. E’ per questo che, in tempi passati, alcune mamme mettevano a dormire, nelle stanze dei neonati, bambini nati durante il primo mese dell’anno. A Cicerale si dice che coloro nati durante la notte di Natale siano anche provvisti di una piccola coda. Una leggenda locale narra la storia di due bambine che, al ritorno da scuola, decisero di seguire senza esser viste un uomo del paese sul quel circolavano strane voci. Ebbene, una volta giunto in aperta campagna, videro l’uomo chinarsi su se stesso e trasformarsi in un animale peloso dalle lunghe zanne. Ovviamente scapparono via impaurite. Sempre a Cicerale sono molti gli anziani che giurano di avere conosciuto bambine con una codina simile a quella di un maialino e uomini con delle vere e proprie code “in miniatura”.

Madonna della neve

Sul Monte Cervati, si trova, anche il bellissimo santuario dedicato alla Madonna della Neve. E’ questa ne è la leggenda. Un giorno un cacciatore decise di seguire il sentiero che porta alla sommità del monte per godere delle bellezze del paesaggio. Mentre sedeva su una roccia, una colombella iniziò a tubare sul ramo di un albero lì vicino. Il cacciatore, dopo un po’ di tempo, infastidito, tentò inutilmente di scacciarla, ma questa continuava a fuggirgli beffarda. Iniziò allora a seguirla, indispettito, finchè questa non si disperse tra i rovi. L’uomo non si diede per vinto e proseguì tagliando col suo coltello i rovi che gli si paravano davanti, finchè non si trovò davanti all’imboccatura di una grotta. Entrò e quale fu il suo stupore nel vedere che all’interno della grotta vi era una statua della Madonna ai cui piedi era accoccolata la colombella di poco prima. La grotta divenne  così ben presto luogo di culto e verso il X secolo, nei suoi pressi, fu costruita anche una cappella.

Ogni anno nel periodo estivo vengono celebrate manifestazioni in onore della Madonna della Neve nelle vicine Sanza e Piaggine. Naturalmente queste restano solo ed esclusivamente dei racconti narratici in un tempo che fù e che trovano pochi fondamenti di verità o di prova reale, ma fanno bene!  Ancora oggi ascoltarli mi rendo conto che la mia terra oltre ad essere bella, meravigliosa da un punto di vista paesaggistico e naturalistico è piena anche di storie e leggende affascinanti sicuramente da tramandare.

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