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Gelbison Under 15, la prevenzione entra in campo: primi Passaporti Ematici per tre giovani rossoblù

Tarallo, Di Matteo e Palmisano diventano Ambasciatori della Prevenzione. La Fondazione Polito rilancia il valore dei controlli sanitari nello sport giovanile. Nel 2027 è attesa la terza edizione del Premio Letterario Sportivo Internazionale Pietro Mennea.

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Nel calcio giovanile si parla spesso di talenti, classifiche, risultati e prospettive di carriera, molto meno, invece, di ciò che viene prima di ogni prestazione: la salute di chi scende in campo. È proprio su questo terreno che si inserisce l’iniziativa della Fondazione Fioravante Polito, che ha consegnato i primi tre Passaporti Ematici ad altrettanti giovani calciatori della Gelbison Under 15 Elite. I protagonisti sono Tarallo, Di Matteo e Palmisano, che hanno ricevuto il documento presso la sede della Fondazione, a Santa Maria di Castellabate, alla presenza del direttore sanitario Roberto Viceconti e del presidente Davide Polito.

Un appuntamento dal significato educativo, che riporta al centro una questione fondamentale per tutto il movimento sportivo: la prevenzione non può essere considerata un elemento accessorio, né un tema da affrontare soltanto dopo un problema di salute.

Il giuramento dei ragazzi: «La vita vale più di qualsiasi vittoria»

Il momento più significativo della cerimonia è stato il Giuramento della Prevenzione, pronunciato insieme dai tre giovani calciatori. «Prometto di prendermi cura della mia salute, di rispettare il mio corpo e di ricordare sempre che la vita vale più di qualsiasi vittoria. La prevenzione è vita!», un impegno simbolico, ma dal messaggio inequivocabile. Nel calcio, soprattutto quando si è molto giovani, la voglia di migliorare, conquistare un posto da titolare e inseguire il sogno di diventare professionisti può portare a concentrare ogni attenzione sulla prestazione. Eppure, la crescita di un atleta non può prescindere dalla conoscenza del proprio stato di salute e dal rispetto delle indicazioni dei professionisti sanitari. Al termine della cerimonia, Tarallo, Di Matteo e Palmisano sono stati proclamati Ambasciatori della Prevenzione.

Il loro compito ideale è quello di diventare portatori di un messaggio rivolto anche ai compagni di squadra e ai coetanei: prendersi cura di sé non è un segno di debolezza, ma una responsabilità. Un messaggio che acquista ancora più forza quando viene condiviso all’interno di una squadra, dove l’esempio di ciascuno può influenzare i comportamenti degli altri.

Che cos’è il Passaporto Ematico e perché riguarda i giovani atleti

Il progetto del Passaporto Ematico è legato all’attività della Fondazione Fioravante Polito, nata nel 2006 per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza dei controlli medici ed ematici continuativi per chi pratica sport, a livello agonistico e non agonistico. Secondo le informazioni pubblicate dalla Fondazione, il percorso prevede, a partire dai sei anni, prelievi ematici e visita cardiologica presso strutture e studi autorizzati, nell’ambito degli accertamenti finalizzati alla valutazione dell’idoneità sportiva, il progetto comprende inoltre la possibilità di conservare e consultare nel tempo i referti attraverso un archivio digitale, con accessi regolati per atleti e professionisti autorizzati, l’obiettivo è promuovere una maggiore continuità nella raccolta delle informazioni sanitarie e sensibilizzare atleti, famiglie e società sull’importanza dei controlli.

È necessario, tuttavia, chiarire un aspetto: il Passaporto Ematico non deve essere interpretato come una garanzia assoluta contro ogni rischio sanitario, né come sostituto delle visite previste dalla normativa o degli approfondimenti clinici eventualmente indicati dal medico. La prevenzione richiede valutazioni individuali, controlli appropriati e attenzione ai sintomi, senza affidarsi a un singolo esame come soluzione universale. La sua funzione più importante è anche culturale: ricordare che la salute dell’atleta merita un’attenzione costante e organizzata.

La Gelbison e la prevenzione: una collaborazione che ha già una storia

La consegna ai tre ragazzi non rappresenta un episodio isolato nei rapporti tra la Fondazione Polito e la Gelbison.Già nel novembre 2021, infatti, la società rossoblù aveva sottoscritto un protocollo d’intesa con la Fondazione per promuovere il Passaporto Ematico e sensibilizzare il mondo sportivo sull’importanza dei controlli sanitari. L’intesa, presentata allora allo stadio Giovanni Morra di Vallo della Lucania, aveva coinvolto il presidente della Gelbison Maurizio Puglisi, Davide Polito e il medico societario Carmine Oricchio. Un precedente che conferisce all’iniziativa attuale un significato ulteriore: il tema della prevenzione era già entrato nel dialogo tra le due realtà e torna oggi a coinvolgere direttamente i giovani del settore giovanile.

La domanda che si apre adesso riguarda il futuro del progetto. La consegna dei primi tre Passaporti Ematici costituisce un passaggio significativo, ma sarà importante capire se l’iniziativa verrà estesa ad altri ragazzi della Gelbison e se saranno previsti ulteriori momenti di sensibilizzazione per tecnici, dirigenti e famiglie. Non si tratta di attribuire alla società impegni non ancora annunciati, ma di individuare il possibile sviluppo concreto di un messaggio che, per essere efficace, deve accompagnare la quotidianità degli allenamenti e non fermarsi alla cerimonia.

Famiglie, allenatori e società: la prevenzione non può essere delegata

La salute dei giovani sportivi chiama in causa una rete di responsabilità. I medici hanno il compito di effettuare le valutazioni di competenza; le famiglie devono poter contare su informazioni chiare; allenatori e dirigenti sono chiamati a favorire un ambiente nel quale il benessere venga prima della pressione per il risultato. Una società sportiva attenta alla formazione non si limita a organizzare allenamenti e trasferte. Deve contribuire a diffondere una cultura nella quale segnalare un malessere, rispettare i tempi di recupero e seguire le indicazioni sanitarie siano comportamenti normali, non ostacoli alla carriera.

Anche per questo, l’iniziativa della Fondazione Polito potrebbe rappresentare l’occasione per promuovere incontri informativi rivolti alle famiglie e allo staff tecnico, con il contributo di professionisti qualificati, la questione è particolarmente importante nel settore giovanile, dove i ragazzi stanno costruendo non soltanto le proprie capacità atletiche, ma anche abitudini e comportamenti destinati ad accompagnarli negli anni successivi. La prevenzione, in definitiva, non è una responsabilità che può essere scaricata esclusivamente sul singolo atleta. Richiede collaborazione, informazione e organizzazione.

Dalla memoria di Andrea Fortunato al valore della prevenzione

L’impegno della Fondazione si lega anche alla memoria di giovani sportivi scomparsi prematuramente, tra cui Andrea Fortunato, Flavio Falzetti, Piermario Morosini e Carmelo Imbriani, nomi che richiamano il tema della salute nel mondo del calcio, la Fondazione Fioravante Polito ha costruito attorno a questa sensibilizzazione una parte importante della propria attività, affiancando ai progetti sulla prevenzione iniziative dedicate alla storia e alla cultura sportiva. Ricordare questi atleti significa anche interrogarsi su quanto sia importante mantenere alta l’attenzione sui controlli, sull’idoneità alla pratica sportiva e sulla necessità di rivolgersi ai professionisti quando emergono segnali che richiedono approfondimenti, sarebbe sbagliato promettere che ogni evento sanitario possa essere evitato attraverso un protocollo. È invece corretto ribadire che informazione, controlli appropriati e organizzazione della tutela sanitaria rappresentano elementi essenziali di un sistema sportivo responsabile.

Nel 2027 la terza edizione del Premio Letterario Sportivo Internazionale Pietro Mennea

Accanto alla prevenzione, la Fondazione Polito punta sulla cultura come strumento per trasmettere i valori dello sport. È stata annunciata per il 2027 la terza edizione del Premio Letterario Sportivo Internazionale Pietro Mennea, iniziativa dedicata al racconto dello sport e ai principi che dovrebbero accompagnarne la pratica. Il riconoscimento si richiama alla figura di Pietro Mennea, campione olimpico dei 200 metri a Mosca nel 1980 e simbolo di determinazione, sacrificio e rigore. La manifestazione mira a valorizzare opere e autori capaci di raccontare lo sport non soltanto attraverso i successi, ma anche attraverso le storie umane, il rispetto delle regole, l’inclusione e il fair play.

Le precedenti edizioni hanno coinvolto autori e opere provenienti da differenti ambiti, dalla narrativa al giornalismo, fino ai documentari sportivi. Tra i riconoscimenti assegnati nel 2026 figurano quelli ad Alberto Guerrini e Andrea Nalio per il libro La Partita. La grande storia di Rovigo-Petrarca e ad Armando Pirolli per Vincere nel silenzi, il premio offre così uno spazio di confronto tra discipline e linguaggi diversi, mostrando come lo sport possa diventare materia di racconto, memoria e riflessione sociale. Per l’edizione 2027, ulteriori informazioni su categorie, regolamento, candidature e calendario dovranno essere definite attraverso le comunicazioni ufficiali degli organizzatori.

Non basta vincere: bisogna costruire uno sport più consapevole

La consegna dei Passaporti Ematici ai tre giovani della Gelbison e il percorso culturale legato al Premio Mennea sono iniziative differenti, ma accomunate da un principio: lo sport non può essere misurato soltanto attraverso il risultato finale. La prevenzione riguarda la tutela della persona; la cultura sportiva aiuta a comprenderne il valore, attraverso esempi, storie e principi condivisi. Per Tarallo, Di Matteo e Palmisano, il titolo di Ambasciatori della Prevenzione rappresenta un riconoscimento simbolico che può trasformarsi in un’occasione concreta di sensibilizzazione. Per la Gelbison, il rapporto già avviato con la Fondazione Polito costituisce una base dalla quale sviluppare ulteriori iniziative, qualora la società decidesse di proseguire su questa strada.

La sfida, adesso, è fare in modo che il messaggio pronunciato durante la cerimonia non resti soltanto una dichiarazione d’intenti. Dovrà trovare spazio nella quotidianità sportiva, nelle scelte delle famiglie, nell’organizzazione delle società e nel rapporto con i professionisti sanitari. Perché una vittoria dura novanta minuti, un campionato può essere dimenticato e una carriera può prendere direzioni impreviste. La salute, invece, accompagna ogni atleta molto oltre il campo di gioco ed è proprio per questo che la prevenzione merita di diventare parte integrante della cultura sportiva, a partire dai più giovani.

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