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Non c’è pace per il Monte della Stella

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Non c’è pace per il Monte della Stella, ancora un superamento dei limiti di frequenza delle innumerevoli postazioni a banda stretta (Radio FM) hanno causato, anche se cautelativamente, con ordinanza del Comune di Sessa Cilento,  la chiusura  della strada che porta al luogo Sacro ed il divieto assoluto di sostare nell’area antistante la cappella della Madonna. L’interdizione, si è resa necessaria, dopo che il nucleo di Polizia Ambientale ha segnalato alla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania, l’ennesimo superamento dei limiti dei livelli campi elettromagnetici – valore attenzione 6/Vm – limite esposizione 20 V/m.

Sono anni che se ne parla, fin dai tempi in cui, scellerati, scelsero quel luogo per localizzare una base militare  poi negli anni dismessa e di cui la vasta cementificazione di quell’area ed un radiofaro Enav, lì sono restati a simbolo di quell’usurpazione. Poi il progresso ha condotto su quel Monte,  senza ritegno e rispetto per la sacralità del luogo e degli abitanti sottostanti, decine di aziende radio-televisive che lì hanno posizionato le loro antenne affinché il loro segnale si propagasse sull’intero territorio ed oltre; fino a qualche anno fa anche la Sacra Cappella finì col diventare ricettacolo di queste postazioni. Ormai, per fortuna, non più.

Ma credo sia giunto il momento di prendere seriamente in considerazione quanto emerge, (non è la prima volta che si superano i limiti in quel luogo) da alcuni studi sui rischi per la salute e l’ambiente legati all’esposizione crescente a campo elettromagnetici legati a cellulari, computer senza fili, antenne TV, Radio FM,  Wi-Fi e tutto quello che ne è collegato. Perché, se non esiste ancora un giudizio univoco da parte della comunità scientifica, occorre tuttavia mettere in campo politiche ispirate al principio di precauzione. 

Nelle varie interrogazioni Parlamentari presentate negli anni, vengono elencate anche le recenti ricerche, a cominciare da quelle promosse dall’Associazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro, con la quale si riconosce che le radiazioni potrebbero avere possibili effetti cancerogeni per l’uomo. Inoltre vengono citati gli appelli di una serie di soggetti che chiedono alle istituzioni di aggiornare la normativa sugli strumenti e le modalità di controllo al fine di avere un monitoraggio più puntale sui livelli di inquinamento elettromagnetico.

Purtroppo il legislatore fatica a tenere il passo dell’innovazione tecnologica, che, in questi ultimi anni, ha viaggiato, come tutti sappiamo, a grandissime falcate. Gli standard internazionali risalgono al 1992 e misurano esclusivamente gli effetti termici dei campi elettromagnetici, ossia per il riscaldamento che producono. Inoltre, in Italia, con una norma introdotta dal Governo Monti, il monitoraggio emissioni elettromagnetiche avviene attraverso una media delle ultime 24 ore. Solo che, per ottenere una media, bastano due misurazioni, una all’inizio e una alla fine del delta temporale. In questo modo, ad esempio una compagnia telefonica, potrebbe benissimo alzare oltre i limiti di legge nelle ore di maggiore traffico, per poi scendere sotto i livelli durante la notte, quando la domanda è minore.

Bisogna rivedere la norma, per essere certi che il rispetto dei limiti avvenga sempre. Anche perché, lo sappiamo bene, le antenne di trasmissione si trovano praticamente ovunque: nei pressi delle abitazioni, dei luoghi di lavoro, delle scuole, degli ospedali. Motivo per cui bisogna assolutamente migliorare le forme di controllo, affinché non ci sia uno sforamento dei limiti di legge sull’intensità delle emissioni. Il mio auspicio è che il Governo, spronato dagli Enti locali,  voglia raccogliere questa sollecitazione. Bisogna mettere in campo una politica precauzionale, almeno fino a quando non si avrà, da parte della comunità scientifica, un giudizio univoco sugli effetti legati all’esposizione alle onde elettromagnetiche.

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