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Sessa Cilento
sabato 23 Ottobre 2021

Cilento colabrodo

-Pubblictà-

Si, acqua potabile che sgorga dal sottosuolo e risale sul manto stradale, formando rigagnoli e “pozze” che vanno a nozze con il gelo di questi giorni e di quello che verrà. Siamo alle solite. Ormai eravamo abituati,  puntualmente d’estate, nessuno riesce ad “abbeverarsi” e come se nulla fosse,  con l’arrivo dell’inverno il problema si ripropone con le tante condutture saltate e le ormai ataviche tubature colabrodo che espellono acqua dal terreno aiutando il già notevole dissesto della già martoriata viabilità.

Trovare il colpevole di tutti questi avvenimenti è arduo, in estate potrebbe essere il sovra-affollamento specie nella fascia costiera, in inverno il gelo (??!!) nelle comunità montane. Qualche anno fa innumerevoli “disfunzioni”, dissero che si trattava di “un evento eccezionale”,  portarono alcuni paesi, soprattutto dell’entroterra, a fare i conti con una carenza idrica quasi mai rilevata in questi territori , dove acqua ce ne è in abbondanza , d’altronde anche le “pietre” del Monte della Stella sanno che il Cilento è uno dei territori più ricchi d’acqua, spesso anche di grande pregio organolettico. Nonostante questo, ancora oggi, alcuni Comuni,  subiscono drammatiche carenze nell’utilizzo di questo bene indispensabile, che poco hanno a che fare con “l’emergenza idrica”, oltre che alla situazione di degrado cronico degli acquedotti. Gravi irregolarità nell’erogazione si sono registrate, durante lo scorso anno, il 20% della popolazione nel territorio interno e addirittura il 60% della fascia costiera hanno patito la sete, ciò causato non dalla “siccità”, ma dal cattivo sfruttamento delle falde e dalle condotte colabrodo.

Ma indipendentemente da questi casi eclatanti di “storica” mala-gestio politica/manageriale delle reti idriche, negli ultimi anni i nostri professionisti delle acque, anche grazie a una normativa molto restrittiva, sono riusciti a raggiungere l’obiettivo di fornire acqua potabile di ottima, a volte eccellente,  qualità alle nostre case. Anche i vecchi problemi di “clorazione” che, pur garantendo un’acqua esente da impurità e batteri, la rendevano poco attraente al gusto, sono stati, quasi, superati con nuove tecnologie. A dispetto di questo, siamo diventati  grandi consumatori di acqua in bottiglia, attenzione, non prelevata direttamente dalla fonte che sgorga in qualche luogo montano, ma acquistata direttamente al supermercato, tutto ciò grazie anche alla continua  mancanza di acqua. A nulla sono valse le proteste di privati cittadini e di qualche amministrazione che nella passata e nemmeno tanto afosa stagione estiva, ha avuto da ridire sulla gestione emergenziale dell’acqua pubblica.

Ricordo che qualche anno fa, uno dei pochi amministratori provvidi del territorio, volendo affannosamente arrivare ad una soluzione di mancata erogazione, si è scontrato con il famoso “muro di gomma” o, definiamolo meglio, scaricabarile.  Il povero amministratore scriveva: “Vista la mancanza d’acqua registratasi nei giorni scorsi nel mio Comune , mi induceva a presentarmi personalmente presso la sede Consac di Vallo della Lucania. Qualcosa deve essere accaduto nella erogazione dell’acqua che stavolta sembra aver raggiunto livelli insostenibili. Nella sede della Consac di Vallo della Lucania, però, specificano che per i problemi tecnici bisogna rivolgersi alla sede operativa di Vallo Scalo. Qui, a Vallo Scalo, entrato nella sede operativa, chiedo di parlare con un responsabile tecnico, viene detto che al momento l’unico tecnico in servizio è impegnato fuori sede sulla linea Faraone di Pisciotta che questa notte ha registrato un’altra rottura. Insisto per parlargli comunque, e perorare un intervento immediato o che quantomeno mi dica cosa diavolo sta succedendo.

Gli parlo al telefono, mi dice che al momento su tutto il territorio di competenza della Consac sono operativi solo sette operai. Per quanto riguarda il mio compensorio dice quanto già ripetuto: in questi giorni si registra una più grave carenza idrica su tutto il territorio. I serbatoi non riescono a riempirsi per quanto si programmino le sospensioni notturne. Mi dice che non ha la bacchetta magica, che lavora notte e giorno, e che fa sempre quel che può. Nella centrale operativa di Vallo Scalo, il telefono “bolle”. Come l’operatore attacca, così arriva immediatamente un’altra telefonata. L’operatore ripete come un disco quello che presumo abbia imparato a dire tutti gli altri giorni: “Ha ragione”.. oppure “stiamo provvedendo” .. “l’acqua arriva alle 11”, salvo specificare “di stasera”. Chiama un signore da Ascea, disperato: “Io vengo qui venti giorni all’anno e l’acqua manca sempre un giorno sì e un giorno no ogni anno che vengo” (e sottolinea col tono il “sempre”). Un altro signore si lamenta che per quanto abbia la riserva, l’acqua non gli basta.

Dopo mezzo secondo appena una telefonata da Centola, identico problema, un utente turista, con accento del Nord, chiede spiegazioni. Poi dal Bivio di Acquavella: “perché manca l’acqua da ieri”; di nuovo da Ascea Marina un signore, distinto e a modo nel parlare, con tono pacato preannuncia una querela alla Procura della Repubblica. Immediatamente dopo, un altro utente, con un tono più acceso, avvisa anch’egli dell’imminente ennesima querela. Facendo una media, dovrebbero essere almeno cento al giorno le minacce di esposti, denunce e querele. L’operatore che risponde al telefono mi pare che ormai vi si sia abituato. Conclude – “Sono bastati dieci minuti per apprendere un lamento collettivo, pressoché di tragedia greca.

Ormai si naviga pressoché ad intuito. Lo si riscontra facilmente dai vari rattoppi fatti,sempre nel medesimo punto, e le foto allegate ne sono un minuscolo esempio (N.B: La foto sopra ormai è un “Totem” , in quel luogo i rappezzi saranno almeno 10). Nel comune di Sessa Cilento una tubatura esterna ha vomitato acqua per 4 giorni e solo al 5° qualcuno si é degnato di venire a rattopparla. Questo dopo numerose telefonate contornate da scaricabarili vari. Per non parlare del dipendente dell’Ente preposto che da lì transitava su auto aziendale, dal quale io mi son sentito rispondere:”non é di mia competenza sono del servizio ambientale” (??!!) .

Mi vengono in mente tante soluzioni che potrebbero porre rimedio a questo storico problema, ma non sono razionali, sono dettate da un moto rivoluzionario che poco mi si addice e che ancor meno ricalca quelli che sono stati i “moti del 1828 o 1848”.

Una soluzione sistematica potrebbe essere, affiancare ad un “buon governo” dell’azienda gestore, un “governo partecipato”, ossia altri enti pubblici interessati, prima di tutto i comuni, titolari al momento di una partecipazione pari o al di poco superiore allo zero-virgola, reali titolari delle concessioni e delle infrastrutture gestite, perché i comuni sono le istituzioni più vicine ai cittadini, quelle che conoscono le reali esigenze del territorio. Hanno cognizione di dove è più urgente intervenire, conoscono quali sono le emergenze del proprio territorio. Comprendono da vicino i problemi degli agricoltori, tra costi, tasse e balzelli iniqui ai consorzi di bonifica, altro argomento di cui analizzerò l’impegno.

Ora, non voglio certo aggiungere sogni alla “lista dei desideri” dei cittadini ma proporre un piano realistico di sostituzione delle condutture vecchie. Si crei un programma di rinnovamento delle infrastrutture idriche, anche di lungo periodo, tenendo conto di quelle che sono le reali risorse del territorio. Ricostruire un pezzo alla volta il nostro acquedotto è sempre meglio che “metterci una “pezza” ogni tanto”. Credo ed auspico che questa debba essere una delle priorità della Governance.

© Riproduzione Riservata

Alessandro Giordano
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