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Tuttavia, proprio nella sua forma di diminutivo vezzeggiativo la parola “sartanièddo” rilascia un suo senso particolare e autonomo rispetto al più diffuso “sartània”.

Il cilentano ascolta e pronuncia questa parola con un piccolo carico di pregustazione, fenomeno che non accade invece con “tegamino”, o “padella”. Ad esempio, un conto è dire “mi sono fatto due uova al tegamino”, un altro è dire o sentir dire “m’aggio fatto dòi’òva ìndo nu sartanièeddo ccu’ ddòie pummarulèdde spetuzzàte, e nu poco re arèena”.

“Sartanièddo” è lo strumento da cucina principe per esperimenti e combinazioni di gastronomia spicciola, per improvvisazioni, ricetto di odori e spezie, generatore di sapori concentrati e intensi, laboratorio che trasforma in poco tempo le materie prime, specie ortaggi, in miracoli di gusto.

Nel suo nucleo sensoriale, il “sartanièeddo” si accompagna ad un piatto che è spesso o la mensa solitaria o quella condivisa tra intimi.

© Riproduzione Riservata

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