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Editoriali - Reflussi - 28 Novembre 2019

Cilento interno, iniziava il dibattito.

Un breve e flebile lumicino si accese qualche anno fa sulle sorti del Cilento interno, poi vanificato

L’importante e che se ne parli o che almeno abbiamo inizio i tavoli di concertazione per porre rimedio a questa atavica dimenticanza delle Istituzioni nel comprendere che c’è, esiste un Cilento interno. Si badi bene, questa non vuole essere una mia personale battaglia contro i miei conterranei costieri, chi mi legge, mi segue, conosce bene il mio amore per il mare e di quanto io lo abbia più volte decantato nelle mie scritture, ma credo che sia ora arrivato il momento di accendere i riflettori su questa fetta di “patria”, piena di storia, cultura, tradizioni e religiosità. Per troppi anni siamo restati il fanalino di coda del turismo in Cilento, se non fosse stato per alcuni, direi pochi, eventi nessuno si sarebbe accorto di noi, saremmo continuati ad essere la terra di mezzo, buona per la caccia, per gli asparagi, per l’acqua buona e per i funghi niente altro.

Lo dicevo all’inizio, l’importante e che se ne parli, ma al momento il “coro” delle voci è poco più che un “duetto”. Certo, le performance “canore” si moltiplicano durante i periodi estivi, una kermesse dietro l’altra per decantare le meraviglie del Cilento interno, poi…. Il nulla…. l’oblio, la nebbia torna ad alzarsi “sugli irti colli” e lì, dove si iniziava ad intravedere un piccolo lumicino, lì in fondo al tunnel, si spengono le luci.

Chi ci amministra, con il solleone, mostra,  a salivazione azzerata e con le ascelle pezzate di voler intraprendere un percorso di coscienza: il rilancio dell’intero comprensorio che veleggia lungo le pendici del Monte della Stella e lo ha messo anche come primo punto della programmazione degli anni da qui a seguire, vanificato poi, dopo nemmeno 2 ore.

Per me, fu interessante, un giorno assistere al raggruppamento in un’aula consiliare di un piccolo borgo Cilentano, di 3 amministrazioni  ubicate alle pendice del Monte della Stella, che  di comune accordo decisero di intraprendere questo percorso, in salita, verso quello che sarebbe potuto essere,  il “mettere in rete” istituzioni e persone interessate a discutere su tali problematiche e rendere plausibile una piattaforma comune sulla quale camminare insieme, l’unica via per crescere per non rimanere statici, non isolarsi. In questa sorta di tribuna virtuale si sarebbe potuto dialogare con persone e forze politiche affini senza pregiudiziali e tentare di unire gli sforzi per un fine molto nobile:il tentativo di risolvere le questioni che più interessano i cittadini che poco si appassionano alle diatribe del mondo politico.

Insomma, riaprire un dibattito su questo tema sembrava basilare: mettere sul tavolo un progetto concreto e vedere chi era disposto a lavorare insieme, senza badare a contenuti ed appartenenze. Durante quel dibattito, molte furono le problematiche messe sul tavolo ed  a cui bisognava far fronte, una su tutte la viabilità interna ormai, definitivamente  al collasso con le strade, ormai lastricate di sabbia e non di bitume, elementi allora ed oggi imprescindibili prima di iniziare una qualsiasi progettazione.

Ma su di una cosa si  trovarono d’accordo i tre amministratori, più un quarto, presidente di un’ente, presenti a quell’incontro, e di cui ne fui soavemente compiaciuto, Quello di unirsi e continuare all’unisono questo progetto al quale, si auspicavano, potessero aggiungersi altri Sindaci del comprensorio. Da quel giorno, rimase solo un mio piccolo trafiletto su di un piccolo giornalino locale…..nulla più, anche i 3 ammistratori più il presidente fecero perdere le loro tracce.

Questa credevo, ma lo credo tutt’ora, sia la ricetta giusta,  se non la si adotta, vorrà dire perdere altro tempo che si aggiungerà ai tanti anni già persi nell’ aver mantenuto il Cilento interno in stallo e poi spaccarlo. Questa fu, a mio parere, un’occasione d’oro per i Comuni posti all’interno del territorio. Serve decidere insieme su problemi che riguardano tutti i paesi, con amministratori preparati per una visione complessiva e quindi con la capacità di costruire soluzioni valide per entrambi i territori. Serve confronto di idee e scelta di priorità.

A che scopo? Preparare  un progetto di zona, affrontare i bisogni sociali e sanitari, dare risposte locali alle difficoltà economiche e ad un’economia che si sta modificando in modo profondo. Per organizzare il territorio e tutelare l’ambiente. Per promuovere la cultura. E i cittadini? Bisogna sollecitare la loro partecipazione al cambiamento.

“L’unione”  potrebbe essere la realtà con la quale tutti noi dovremo dialogare, ma servirà quella che una volta veniva chiamata “volontà politica”, unita alla capacità di fondere menti . Senza fare un dramma della necessità di sperimentare soluzioni per poi ritirale in corso d’opera.  Ed è con rammarico che ho guardato in Tv questo documentario della Rai del 1950, “Viaggio al Sud”. Qui si narrava dell’eterno divario fra nord e sud e di come i piccoli borghi del sud Italia, facevano fatica a trovare una loro dimensione seppur piccola dimensione. Da allora……… nulla è cambiato!!

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