6.1 C
Sessa Cilento
venerdì, 1 Marzo 2024
Prima PaginaAccademia della VrennaUn vocabolo tutto cilentano

Un vocabolo tutto cilentano

Il “Dizionario etimologico” del Bonomi riporta col significato di conoscere il verbo greco eolico “gnoeo”, e il Rocci (pag. 394) riporta “γνώ” come eccezione di γιγνώσκω.
Il γιγνώσκω greco è uno di quei verbi ai quali il vocabolario del greco antico riserva uno spazio ricco e corposo che riporta un’ampia gamma di contesti e di correlate traduzioni (conoscere, sapere, intendere, capire, osservare, scorgere, riconoscere, e anche pensare, essere di parere, giudicare, decidere, stabilire, sentenziare, condannare, rendere noto, fare conoscere).

Un elemento che accomuna questi significati è un procedimento di apprensione mentale, una percezione, un’attività sensoriale, un muovere o smuovere un ingranaggio cerebrale. Questo moto di conoscenza può essere semplice e rimanere ad uno stadio primitivo rappresentato dalla sola percezione sensoriale, come il sentire una voce, un richiamo, un suono; oppure evolversi in un pensiero, in un parere, in una elaborazione, e sfociare in una decisione o cognizione più approfondita. Insomma è un verbo che tripudia d’umanità, se è il conoscere il tratto umano fondante la specie. 

L’informatore di Perito al quale chiedo di farmi un esempio di contesto in cui ricorra il nostro “gnò”, d’istinto illustra il caso del contadino che nella campagna lancia una voce nell’aria per chiamare un amico: “Uè Nicoò” al quale è possibile che d’immediato l’amico risponda da un anfratto nascosto alla vista con un sonoro “gnò”, come a dire “eccomi”, ma che può essere articolato come un “sì, ho capito”, “ho inteso”, “ho sentito la tua voce”, “ho appreso il tuo richiamo e ti rispondo”, ossia come riscontro ad una percezione di voce e di risposta ed esclamazione di circostanza. L’informatore di Laurino precisa nell’uso dello “gnò” il ricorrere di una situazione in cui il parlante rimane nascosto alla vista di colui che chiami ad alta voce, ragion per cui la risposta “gnò” sarebbe una sorta di inquadramento spaziale, come a dire “sono qui”, e quindi “riconoscimi” oppure “ecco, conoscimi, vedi che sono qui” , oppure “guarda, son qui, ti conosco e ti rispondo perché tu a tua volta mi riconosca” (in linea con uno dei tanti significati del γιγνώσκω greco che contempla, appunto, il verbo “conoscere” e “riconoscere”).

Col significato di “sì, eccomi”, lo “gnò” è dato anche in una raccolta di parole del dialetto irpino, il che fa dedurre un uso non limitato al Cilento. 
Lo “gnò” nel senso di “eccomi”, “sì, ci sono”, o come un saluto, è attestato anche a Cannalonga, come riferisce Nello Amato il quale vi aggiunge elementi di descrizione propri dello studioso, per cui lo “gnò” potrebbe essere una specie di “morfema lessicalizzato” e che, come il γιγνώσκω greco, potrebbe essere stato “palatilizzato in fase romanza”. 

Nella casistica dello “gnò” sono attestati anche esempi di esclamazioni che apostrofano o commentano un parere altrui in senso affermativo e di adesione. Un informatore dice di aver sentito, anni fa, un signore che quando il suo interlocutore parlava in modo infervorato, l’altro per spirito di adesione e come manifestazione di convergenza, adoperava un triplo e sonoro “gnò, gnò, gnò”.
In latino il verbo “conoscere” è “gnòscere”, da una radice “gna” che è nel sanscrito “gnas” “gnatis” col significato di “conoscente” (come si legge nel Dizionario Etimologico del Bonomi) e il suono “gn” ricorre anche in altre lingue ad indicare una gamma di termini che hanno attinenza con l’azione del conoscere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Diritti Riservati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Ultimi Articoli

Botta e risposta tra Orazio Schillaci e Vincenzo De Luca. A scatenare la scintilla sono stati i manifesti della Regione Campania in cui la premier Meloni veniva presa di mira e si attribuiva al Governo la chiusura dei pronto soccorso, giudicati dal ministro della Salute “falsa propaganda
Altri 3mila metri quadri di area museale aperti al pubblico. Con la benedizione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La Reggia di Caserta
Una maxi-treccia tricolore in onore del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che oggi ha inaugurato la nuova ala ovest della Reggia di Caserta.

Articoli correlati

Mòccio: sostantivo maschile singolare del dialetto cilentano. Non si rinviene un vocabolo che in lingua italiana assuma perfettamente lo stesso significato dell'uso dialettale. Nel dialetto...
Azzerpulùto: aggettivo del dialetto cilentano, o anche avverbio di modo, che si potrebbe ipotizzare traducibile come participio passato del verbo "asserpolarsi". Nello specifico contesto cilentano,...
"Ammussàta": aggettivo femminile singolare del dialetto cilentano (dal participio passato di "ammussare") . Qui lo decliniamo al femminile in aderenza ad un uso del...

Dallo stesso Autore

Mòccio: sostantivo maschile singolare del dialetto cilentano. Non si rinviene un vocabolo che in lingua italiana assuma perfettamente lo stesso significato dell'uso dialettale. Nel dialetto...
Azzerpulùto: aggettivo del dialetto cilentano, o anche avverbio di modo, che si potrebbe ipotizzare traducibile come participio passato del verbo "asserpolarsi". Nello specifico contesto cilentano,...
"Ammussàta": aggettivo femminile singolare del dialetto cilentano (dal participio passato di "ammussare") . Qui lo decliniamo al femminile in aderenza ad un uso del...