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Accademia della Vrenna - 7 Marzo 2019

Quando il Cilentano si accontenta

Il "sibbenga" traduce una prospettiva ottimistica della vita, la tendenza a ritagliare il "bene" anche nell'avversità

Sibbenga“: avverbio del dialetto cilentano traducibile in italiano con “almeno” o “quantomeno”. Non sembra vi sia un termine analogo nel dialetto napoletano, ragion per cui si presume sia tipico della parlata cilentana. Lo si usa associato ad un verbo: “sibbenga ne facimo l’uocchi”, “sibbenga sparagnamo fatìa”, “sibbenga ne facimo quatto risate ncumpagnìa”.

La diffusione, nell’uso, di tale avverbio, esprime una disposizione d’animo ad accettare quanto la sorte riserva agli uomini quando le aspettative si concretizzano in un “minus” rispetto al desiderio. Nella rassegnazione, tuttavia, non predomina la componente negativa quale potrebbe essere dettata da “destino avverso” o “crudele”, o da delusione, o da quel determinismo che si assume regolato da un fato cieco.



Vi si intravede, piuttosto, una positiva accettazione a godere anche di quel poco concesso, come di provvidenza che salvi e giustifichi la prosecuzione e la convenienza di un progetto o di un risultato.

Il “sibbenga” traduce una prospettiva ottimistica della vita, la tendenza a ritagliare il “bene” anche nell’avversità (“ama perso filippo e panàro, ma ‘nne simo sibbenga addecreiati a fà ammuina”, oppure ” ‘a chiuòppito ppe’ ‘na settimana sana, sibbenga s’è chiena la peschèra”).

Non ci sono chiarezze sull’etimo.

Se si trattasse di una locuzione, ossia un insieme di due o più parole che esprime un determinato concetto e costituisce un’unità lessicale autonoma, vi si potrebbe enucleare e scomporre la parola “bene”. In tal caso, si potrebbe azzardare la derivazione, o qualche analogia, dallo spagnolo “si bien que” che sta per “anche se questo”.

La locuzione “si bien que” è presente anche nel francese dove sta per “così bene che”. In tali locuzioni, però, si potrebbero nascondere altri più puntuali e reconditi significati che siano compatibili con l’avverbio “almeno” secondo meno conosciute unità lessicali formanti una locuzione).


Il “sibbenga” potrebbe anche essere un derivato dell’altro avverbio della lingua italiana “sebbene” utilizzabile anche col significato di “almeno” (“bisogna essere coraggiosi, sebbene/almeno per un giorno”).

Potrebbe anche derivare dalla contrazione delle parole “se bene venga” o “sia bene che”. In conclusione, non abbiamo rinvenuto su “sibbenga” un etimo accreditato, ma solo ipotesi da verificare.

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