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domenica 7 Agosto 2022
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Nel Cilento nulla succede per “scàngio”

“Scàngio”, sostantivo maschile del dialetto cilentano che corrisponderebbe letteralmente all’italiano “scambio”. Se ci fermassimo alla sola traduzione letterale, limitata alla traslitterazione, però, non avremmo detto nulla delle più profonde sfaccettature del termine se adoperato nel dialetto cilentano.

Si usa associato alla preposizione semplice “per” e dà luogo alla locuzione avverbiale di modo: “ppé scangio”.  Nella cultura popolare si usa il detto “se truvào ppè’ scàngio mparavìso”.

L’uso frequente nel dialetto testimonia del rapporto del Cilentano col destino sovrano e con l’atteggiamento aperto al fatale. Lo “scàngio” indica più propriamente una sintesi tra “errore” e “caso” intesi come energia cieca che conduce verso una meta imprevista e insperata.


“Ppè scàngio” si può approdare ad una fortuna immeritata, come piovuta dal cielo, o comunque trovarsi in un certo luogo mentre si era programmato di andare in tutt’altra direzione.

Sarebbe curioso analizzare come questo gioco di casualità venga reso con la parola traducibile con “scambio”. Si può azzardare che il Cilentano rappresenti idealmente il destino come un cammino con una serie di incroci e di bivi infiniti, dove sarebbe facile perdere la rotta ed approdare in un luogo piuttosto che in un altro, e dove tuttavia non ci si prende collera né per l’errore, né per quell’intontimento che manifesta chi si trovi disorientato e disadattato e non riconosca i luoghi in cui aveva previsto di arrivare.



Anzi, si accetta il fuori programma perché la sorte pare t’abbia scelto anch’essa “ppè scangio”, per sbaglio, come se quello stesso destino, immaginabile come una specie di giudice miope, distratto e ingiusto, abbia scelto a sua volta di favorirti semplicemente perché ti aveva confuso o “scambiato” per un altro. Appunto, “ppè scàngio”.

Leggi anche:   "Ngappammòcca", l'analisi dell'Accademia della Vrenna

(P.S.Per quanto riguarda l’etimo, si può presumere una derivazione dal francese “changer”. L’assonanza con la parola “chance”, anche per il suo significato di “sorte” o “possibilità di riuscita”, rende però più plausibile che nel dialetto cilentano lo “scangio” sia una derivazione proprio dal francese “chance”.

L’analisi della parola francese “chance”, a sua volta, riconduce ad una derivazione dal latino “cadentia” con cui si indica “il cadere” inteso come “cadere dei dadi”. )

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