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Storie - 6 Gennaio 2019

Sessa Cilento: ricordo di Don Franco, parroco di una vita

Don Franco, Piemontese di nascita ma Cilentano nell’animo e nel Cuore, si era trasferito nel mio paese ancora prima che io nascessi; qui ha risieduto ed officiato il suo ministero sino alla morte, avvenuta appunto il 6 Gennaio 1989.

I Cilentani, sono stati sempre legati alle proprie tradizioni, alla propria terra, alla propria famiglia e alla religione di Cristo; elementi che affondano le radici nel profondo dell’animo popolare. La religione , non quella frivola, superficiale, superstiziosa bigotta che considera importanti gli atti esteriori, ma quella che prende di mira il cuore dell’uomo, che illumina con la fede, conforta e avvalora con la speranza è un notevole mezzo di divulgazione della cultura di una collettività se guidati da una persona che abbraccia la fede come unico scopo di vita.

E’ quello che ha fatto Don Franco Gatti, nella comunità parrocchiale del Comune di Sessa Cilento. Oggi, 6 Dicembre 2019, ricorre il trentennio dalla sua dipartita, evento ricordato nell’omelia di oggi da Don Silvestro Zammarelli, attuale parroco della comunità.


Don Franco, Piemontese di nascita ma Cilentano nell’animo e nel Cuore, si era trasferito nel mio paese ancora prima che io nascessi; qui ha risieduto ed officiato il suo ministero sino alla morte, avvenuta appunto il 6 Gennaio 1989.

Ho un preciso ricordo di quella sua imponente figura – era molto alto ed al contempo esile –  e di come a noi bambini degli anni ’70 facesse un po’ timore il suo incedere ed interloquire con gli astanti nelle sue celebrazioni. Per l’intero ciclo delle Scuole medie è stato il mio insegnante di Religione  e fra i tanti insegnanti avuti, le sue, poche, ore erano quelle che ammaliavano di più, egli aveva il dono del racconto e le storie, narrateci,  tratte dal Vangelo erano per noi “avventure” incredibili ed avvincenti.

In questo periodo,ricordo, essere stato “reclutato” da lui come chierichetto e dopo aver fatto qualche mese di gavetta, anche io sono entrato a far parte di quello che era il suo stuolo ufficiale nel servire Messa e cosi, per tanti anni, insieme ad altri miei compagni, abbiamo avuto l’onore e l’onere di stargli accanto.

Erano tante le iniziative con le quali coinvolgeva noi adolescenti dell’epoca. Quella più importante e che ricordo come la più faticosa ma più affascinante era dettata dalla sua Devozione verso la Madonna di Pompei, da questo proveniva la sua vigorosa caparbietà di portare il quadro della Sacra Effige in giro i primi anni, per il Comune di Sessa, poi estesa a tutto il Cilento.


Qui noi avevamo un ruolo per me all’epoca importante, dare luce, letteralmente, al quadro della Madonna. Don Franco ci aveva attrezzato di tutto punto, cacciaviti, pinze, cercafase, triple e chilometri di filo elettrico che noi, con sano entusiasmo, attaccavamo e staccavamo dalle prese elettriche dalle abitazioni che erano ubicate sulla strada della processione. Era un lavoro importante, ci aveva dato un compito delicatissimo ed a volte pericoloso, ma  noi si faceva a gara nel parteciparvi.

Le ultime immagini che ho di lui sono, vederlo sfrecciare sulla sua piccola, bianca vespa 50,  scapicollarsi con la rigorosa tonaca  che sia stata una giornata di freddo o di calura, tra le vie del paese per cercare di essere puntuale alle Sante Messe (aveva 2 parrocchie Sessa e Valle).

E’ importante che non se ne perda il ricordo e la testimonianza di fedeltà e di cura. Non credo abbia mai pensato a sé, e sicuramente le beatitudini le ha praticate tutte, con semplicità e talvolta con ruvidezza.

Grazie, dunque, per aver custodito e reso unica la nostra preziosa gioventù.

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