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Opinioni - Reflussi - 12 dicembre 2017

Pro-Loco:prototipo di condivisioni

Esse nascono dall’affetto per le proprie origini,  da parte di  gruppi  con il desiderio di unire le forze in un progetto, che potesse portar entusiasmo

Sviluppare il senso dell’accoglienza nei confronti degli ospiti e la conoscenza globale del comprensorio di competenza e creare un ponte tra le istituzioni, le numerose associazioni del territorio e i cittadini: questi solo alcuni degli intenti delle Pro-Loco che vedono l’impegno quotidiano, volontaristico e apolitico di varie persone che amano il proprio luogo di appartenenza e operano al fine di rinvigorirne le tradizioni e animarne la vita sociale, forti di una lunga esperienza e memoria territoriale.

Questo dovrebbe  ed è la mission di alcune associazioni no-profit che ancor prima dell’avvento dei social condividevano le esperienze, la storia, la cultura e le tradizioni di  questa terra.

Esse nascono dall’affetto per le proprie origini,  da parte di  gruppi  con il desiderio di unire le forze in un progetto, che potesse portar entusiasmo e freschezza al servizio di una dimensione culturalmente inimitabile, nonché dalla voglia di far conoscere a tutti le affascinanti peculiarità locali, in altre parole: l’arte di vivere il territorio.

E di queste tangibili realtà locali, ve ne sono alcune impegnate  in attività soprattutto culturali o coinvolte nella divulgazione delle tradizioni e dei luoghi di appartenenza, altre, invece, svolgono egregiamente e con vivacità le proprie azioni, previste dai loro singoli ma comuni statuti ed alle quali chiedo di fare un ulteriore e piccolo sforzo, quello della divulgazione del “sapere”.

Le Pro-Loco, al momento della propria costituzione, hanno sottolineato una cosa, quella di voler e dover essere costruttivi e positivi, di non cercare scontri ma confronti su temi specifici cui dare risposte concrete, di fungere da osservatorio delle problematiche proponendone la discussione e la risoluzione insieme ai conterranei  ed avere un programma semplice e chiaro come la cura, la tutela e la divulgazione condivisa.

Spesso denuncio come, nonostante le potenzialità del Cilento che può vantare una splendida costa e un magnifico panorama paesaggistico, diversi monumenti e edifici suggestivi con una storia secolare , qui,  non si riesca a offrire servizi decenti diretti verso i turisti, e tanto meno verso gli stessi abitanti. O meglio, alcuni servizi vengono “svolti” ma sono demandati ad alcuni periodi dell’anno come la stagione estiva, periodo certamente ottimale, visto il largo afflusso turistico nelle zone, soprattutto costiere….. ma non pensate che l’attrazione  turistica possa essere svolta anche in periodi meno “culturalmente” favorevoli al nomadismo attrattivo? Io credo di si, porre sotto i riflettori del grande pubblico, quelle che sono le nostre meraviglie sia possibile anche in periodi meno felici come le stagioni autunno/inverno, come non penso che le attività delle Pro-Loco debbano essere finalizzate solo alle sagre mangerecce.

Sono positivo per natura per cui sono sempre fiducioso e confido nell’impegno e nell’amore del Cilentano, specie dei giovani, verso la propria storia. Qui, vige una storia di inclusione di valori di bellezza, dalla sommità del Monte della Stella, al Sacro Monte Gelbison allo spettacolare Monte Cervati, alle spiagge incontaminate e bandiera blu della costa, alla Certosa di Padula,  di punta Licosa, al Castello di Rocca Cilento e ancora alla chiesa di Santa Maria degli Eremiti o Palazzo Coppola .

Purtroppo oggi siamo in una “terra di mezzo” da cui dobbiamo uscire con forza e con il contributo di tutti mettendo al centro il Territorio e niente altro.

E’ grave che non ci sia un turismo di “incoming”, lo dico da sempre che con cultura e turismo di qualità ed anche con il contributo delle Pro-Loco, riusciremo ad affrontare e dare una risposta anche alla crisi; il turismo, non dimentichiamocelo è la prima industria, è la prima voce del PIL.

Si rende necessario ribadire che i nostri territori potranno essere competitivi verso i mercati, anche esteri, se all’integrazione ed alla promo-commercializzazione dell’unica offerta turistica vengano valorizzati al massimo tutte quelle risorse che sono presenti: storiche, artistiche, monumentali ed anche tipicità gastronomiche, specializzando la qualità dei servizi e dell’offerta.

Come ho accennato in premessa, penso che si debba ripartire dalla “consapevolezza” di essere un territorio unico.

Unico perché abbiamo una storia unica!

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