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Cilento da brividi “O’munaciello”

-Pubblictà-

Le storie di una volta, quelle si che erano belle, appassionanti, avventurose ma quelle che a me più piacevano erano quelle intrise di mistero e perché no anche paurose, tanto da lasciarmi insonne, storie da focolare, raccontate dagli anziani di famiglia. Tra le molte storie raccontatemi, la mia preferita era quella “ro’munaciello” (piccolo monaco), personaggio generalmente della credenza napoletana esportato nel Cilento di qualche ventennio fa. Figura temuta dal popolo per i suoi dispetti ma anche amato perché a volte prodigo di sorprese anche economiche.

Amante delle donne, leggermente vizioso, è solito palpare le belle ragazze. Secondo gli esperti occultisti, la storia è pura invenzione del popolo che volle assegnare  aspetti benevoli ad  un individuo demoniaco. Infatti secondo la teoria esoterica il “munaciello” non era altro che una presenza demoniaca del male che, ricorrendo a doni, in realtà ingannava le vittime  cercando di comprarne l’anima. Certo cosi descritto, fa rabbrividire, ma il fanciullo che impersonava “o’munaciello” e il lieto fine di questo “fanta-horror” mi facevano ben digerire e rendermi simpatico il folletto anche se la paura di ritrovarmelo di fronte, così come lo descrivevano, era sempre presente.
Quello che a me raccontavano da piccolo era che, una antica e nobile famiglia cilentana, ogni notte veniva visitata dal figuro, esortato dal richiamo di strane liturgie del capofamiglia che ne sfruttava le capacità inibitorie per proprio tornaconto. Una sera però, il nobil’uomo si accorse che dal cappuccio “ro’munaciello” venivano fuori monete d’oro. Allora, l’ aristocratico, ebbe l’arguzia di impossessarsene e con esso i denari che conteneva. Il folletto, allora si incupì ed a tutti i costi volle che gli venisse restituito il maltolto con la promessa che se fosse stato accontentato ogni notte alla stessa ora gli avrebbe donato un intero copricapo di monete d’oro con la sola promessa di non rivelare mai a nessuno da dove provenissero tutte quelle ricchezze. E così fu’.

Ma quale è la  “storia” e le origini del Munaciello nella tradizione Napoletana:

In alcuni siti di occultismo o storia di leggende Napoletane che ho letto, su di una cosa tutti sono d’accordo, è una storia d’amore, ma anche una storia di tristezza, di dolore, di sofferenza. La nascita di questa leggenda è legata ad un’ amore osteggiato, evento accaduto in Napoli, presumibilmente nel 1445, sotto il regno di Alfonso V Il Magnanimo di Aragona (1385 – 1458).  Due giovani, Stefano Mariconda, un umile garzone di bottega, e Caterinella Trezza, figlia di un ricco mercante di stoffe, s’incontrano e s’innamorano. I due amanti, a causa dell’opposizione delle rispettive famiglie, erano soliti incontrarsi durante la notte su un terrazzo appartato e buio del quartiere Mercanti. Per raggiungere quel terrazzo, Stefano era costretto ad attraversare strade solitarie e pericolose. Ma una notte, mentre cercava di raggiungere l’amata, il buon Stefano fu ucciso. Udita la notizia, Caterinella, pazza di dolore, scappò di casa e chiese ospitalità presso un monastero. Pochi mesi dopo, la giovane diede alla luce un bimbo deforme. Con il trascorrere degli anni, il piccolo divenne simile a un nano e, poiché la mamma era solita fargli indossare un piccolo saio cucito dalle suore del monastero, il popolino cominciò a chiamarlo “lu munaciello”.

Il bambino era deriso da tutti, soprattutto dai parenti materni. Mai alcun sorriso toccò le sue labbra, ma solo tanta tristezza, tanta malinconia. Ben presto si diffuse l’idea che il munaciello avesse in sé qualcosa di magico, di sovrannaturale.
Quando lo si incontrava, la gente si segnava e mormorava parole di scongiuro. Si diffuse soprattutto una particolare credenza: se il munaciello portava il cappuccio rosso, dono della madre, buone notizie erano in arrivo; se il cappuccio stesso era nero, tremende sciagure erano in agguato. Al munaciello vennero attribuite tutte le disgrazie di quegli anni e contro di lui si commisero persino le cattiverie più atroci. Fino a quando, una notte, il munaciello scomparve, forse ucciso da un membro della famiglia Trezza. Ma la storia o la sua leggenda non si conclude con la sua morte, anzi si dice che “o’munaciello”, ancora oggi, si aggirerebbe lì dov’è vissuto, lì dove ha sofferto, allo scopo di vendicarsi delle angherie subite. Molti giurano di averlo visto e di aver subito i suoi scherzi e i suoi dispetti. I napoletani gli attribuiscono piccoli incidenti domestici, nonché i propri vizi e le proprie debolezze. Uno spiritello bizzarro, un piccolo diavolo che s’insedia nelle case dei napoletani, temuto ma rispettato.

© Riproduzione Riservata

Alessandro Giordano
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