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Olio del Cilento. Senza truffa e senza inganno

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Senza trucchi e senza inganni da anni la coltivazione e la produzione poi dell’olio cilentano sta oramai primeggiando sulle tavole di chi sa riconoscere la bontà non solo alimentare ma anche salutistica di questo nettare.

Purtroppo, gli anni passati, non sono stati proficui per la produzione e di questo il mercato ne ha risentito, anche con una maggiore impennata del prezzo al consumo e relativi malumori degli acquirenti che vedevano come troppo oneroso l’acquisto di un semplice litro di olio, senza conoscerne però, la fatica, il notevole esborso per la coltivazione, concimazione, potatura ma anche e soprattutto l’amore che ogni singolo produttore ripone per produrre quel singolo litro di olio.

(aggiornamento 2020)


Sulla base delle indicazioni arrivate dal mondo produttivo, ISMEA – Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo alimentare – stima per la campagna olearia in corso in l’Italia una produzione complessiva di 255.000 tonnellate di olio di oliva, con una riduzione del 30 % rispetto alla scorsa campagna olearia.

Produzione italiana di olio di oliva di pressione (migliaia di tonnellate)

Fonte Ismea su dati Agea dichiarazioni di produzione dei frantoi;2020 stima Ismea al 17 novembre 2020 in collaborazione con Unaprol

A pesare sul risultato complessivo è soprattutto la situazione del Sud Italia, la cui produzione è stata condizionata negativamente dal fenomeno fisiologico dell’alternanza, dopo l’annata di carica dell’anno passato.

Alla grave, secondo me, “liberalizzazione” e vendita sulle tavole degli Italiani di Olio “estero”, si va ad aggiungere, la vicenda che vede coinvolte alcune grosse aziende del ramo (non sono del Cilento) che con la possibilità data dell’articolo 24 del codice doganale europeo (Reg. EEC 2913/1992) dove si può dichiarare che un prodotto, come l’olio di oliva, realizzato in due o più paesi è considerato comunque originario del paese in cui l’ultima trasformazione o lavoro sostanziale ha avuto luogo:  si chiama perfezionamento attivo.


Il perfezionamento attivo è un regime previsto dal Codice doganale dell’Unione Europea che per “favorire” l’attività d’esportazione delle imprese europee ha dato il via libera all’importazione di beni provenienti da Stati fuori dall’ EU senza essere assoggettati a dazi od altre politiche commerciali. In modo più tecnico: il regime di perfezionamento attivo consente di sottoporre le merci non comunitarie a lavorazione sul territorio doganale della Comunità, per far subire loro una o più operazioni di perfezionamento.

Le suddette merci non comunitarie destinate ad essere riesportate fuori del territorio doganale della Comunità sotto forma di prodotti compensatori, non sono soggette ai dazi all’importazione né a misure di politica commerciale.

Quindi riassumendo se il prodotto ha materie d’importazione da paesi fuori dall’UE e poi perfezionato come ultima trasformazione in Italia.. ricordate? si può dire che è Italiano, ed indicarlo. Miscelare olio di provenienza straniera (dove le olive vengono trattate e pressate) con minor quantità italiano e spacciarlo per MADE IN ITALY.. diciamo che è il danno minore.Uno dei problemi maggior viene dato dal fatto che queste olive caricate in cisterne su delle navi gli si altera il ph di acidità. L’olio di oliva viene ‘tagliato’ con oli di bassa qualità (quello di importazione) e mischiato con beta-carotene “per mascherare il sapore” e clorofilla, “per il colore”.  Leggiamo nel dettaglio.

Cosa vuol dire olio di bassa qualità? Così lo descrive un articolo su Lifeme.it

OLIO LAMPANTE ED OLIO CON METALLI PESANTI.

Quando le olive vengono conservate male (vedi semplicemente acidificazione nei container delle navi..) si formano gli esteri metilici ed etilici di acidi grassi ovvero i famigerati alchil esteri . Quando infatti le olive raccolte sono soggette ad un processo di degradazione e fermentazione prima della spremitura, al loro interno si ha la produzione anche di alcol metilico e etilico, insieme ad altri prodotti gassosi e acqua.  La presenza di grandi quantità di alchil esteri all’interno dell’olio di oliva è un sintomo della bassa qualità del prodotto stesso, spremuto a partire da olive che non sono state conservate bene, che sono state raccolte troppo tempo prima e stoccate in condizioni precarie per più di due settimane. Le norme della Comunità Europea stabilivano a  75 mg/kg il limite per la concentrazione dialchil esteri + metil alchil esteri superato il quale un olio non potrà essere denominato extravergine.

Oggi con le modifiche che dirò dopo siamo a 35.  Secondo il rapporto l’Eurispes, il piano di sorveglianza attivato in Italia per campionare l’olio su tutto il territorio nazionale, realizzato dall’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari (ICQRF), ha prodotto risultati allarmanti: il 49% dei 102 campioni esaminati, è risultato “non conforme” rispetto al valore di 30 mg/kg di alchil esteri.Il limite europeo per gli alchil esteri – precisa Alberto Grimelli direttore di Teatro Naturale – è pari a 75 mg/kg.


Un barlume di speranza che potrebbe essere adottato all’ingresso dell’olio “estero” in Italia potrebbe essere dato  dal Decreto Sviluppo dell’estate 2012 che modifica le carte in tavola, per questo le autorità di controllo considerano come valore massimo 30 mg/Kg».alla cattiva conservazione delle olive, e quindi si passerà da un limite di etil esteri inferiore a 35 mg/kg per  il 2014/15 fino ad arrivare a un valore di 30 mg/Kg per l’anno in corso.

ALTRO OLIO SCADENTE….DALLA TUNISIA

In alcune regioni come Sfax le precipitazioni annuali sono molto scarse ed il clima risulta piuttosto arido,direte quale  è il problema? Per rispondere a questo deficit idrico lo Stato si è mobilitato per usufruire di acque reflue urbane e industriali procedendo ad un trattamento delle stesse e così facendo, si è raggiunto un incremento di acqua del 90% caratterizzata da una elevata salinità e trattiene una notevole quantità di oligo elementi, dicomposti organici e metalli che possono essere rilasciati nel suolo e trasferiti alle piante e ai frutti. Parte delle acque reflue trattate vengono inviate agli uliveti di El Hajeb. Infatti, gli oli sono risultati essere di categoria “lampante” caratterizzati da elevati valori di acidità libera e di valori molto bassi di polifenoli. Inoltre, l’irrigazione con acque reflue trattate in olivicoltura ha un effetto significativo sulla loro shelf-life; infatti, l’eventuale presenza di metalli quali Fe, Cu, Ca, Mg, Ni, Mn è nota far aumentare il tasso di ossidazione dell’olio. Quindi abbiamo tutto questo olio scadente importato in Italia a basso costo..come lo rifilano a noi consumatori??

OLIO DEODORATO VENDUTO COME EXTRAVERGINE D’OLIVA MADE IN ITALY

L’olio che viene fuori dalla spremitura lo si distingue in: Extra vergine, se privo di difetti e con un’acidità inferiore allo 0.8%;  Vergine, se viene riscontrata una percezione leggera di difetto e la sua acidità non supera i 2 gradi; Lampante, se presenta difetti più marcati e la sua acidità è superiore al 2%. In questo ultimo caso l’olio viene deacidificato, deodorato e decolorato, ciò permetterà di ottenere l’olio raffinato, cioè un olio inodore, incolore e insapore, che unito ad una piccola percentuale di extra vergine darà origine all’olio di oliva.


In Italia in pratica viene importato olio pressato già scadente perchè ad alto livello di acidità, con achil esteri fuori norma od olio lampante…a questo punto per metterlo sul mercato come olio extra vergine d’oliva bisogna riportarlo ad odore,acidificazione e colore giusto, quindi viene tagliato con olio buono,viene deodorato con getti di vapore superiori ai 200°C (in questo modo i polifenoli vengono stroncati). L’obiettivo del processo di deodorazione è quello di eliminare il forte odore, il gusto acre e l’eccessiva acidità derivanti da una cattiva conservazione delle olive raccolte, che vengono lasciate per lungo tempo sotto al sole in cumuli oppure stipate nei cassoni degli autocarri favorendo la formazione di alcol metilici ed etilici degli acidi grassi attraverso un processo di fermentazione;

Spesso inoltre questa nuova sostanza che chiameremo olio, viene “colorata” con la clorofilla e betacarotene per fargli acquisire il colore giusto alla vendita!! Questi oli “truffa” vengono imbottigliati e la bottiglia viene tappezzata da riferimenti all’italianità del prodotto, in modo da rendere graficamente meno evidente l’etichetta sulla quale deve essere obbligatoriamente riportata la dicitura di “miscela” per gli oli così ottenuti. Infatti una nostra difesa per l’acquisto è quella di leggere le seppur generiche etichette.. ma di leggerle.

  •  “miscela di oli d’oliva comunitari” per il prodotto proveniente da paesi dell’unione europea.
  •  “miscele di oli d’oliva non comunitari” quando la materia arriva da paesi come la Tunisia o il Marocco.
  •  “miscela di oli d’oliva comunitari e non comunitari” per quelli misti ricavati da olive raccolte in Tunisia , Marocco e Spagna, Grecia e anche in Italia.


    Anche se il fatto che indichi “Comunitaria” non è affatto di tutela per il consumatore, visto che non indica solo Italia. L’80% dell’olio d’oliva utilizzato in Italia (uno dei maggiori paesi consumatori) è composto da olio di importazione derivante da Spagna, Tunisia, Grecia e che, quindi, solo il 20% del prodotto venduto dalle nostre ditte nazionali è effettivamente di origine italiana. Negli ultimi dieci anni sono già state scoperte inoltre operazioni simili, la più grave delle quali trasformava in “extravergine d’oliva”, sempre con l’aggiunta di clorofilla, il non commestibile olio lampante (olio di scarti di lavorazione, o di noccioli, non destinato a consumo umano, bensì a essere bruciato come combustibile)

 COME TUTELARSI PER L’ACQUISTO DELL’OLIO EXTRA VERGINE D’OLIVA MADE IN ITALY?

Prezzo

Primo segnale il prezzo. Mi dispiace per chi ama risparmiare, risparmiare sulla qualità e salute non è buono ! L’extra vergine ottenuto dalla spremitura del frutto, grazie alla massima cura osservata in tutte le fasi di lavorazione, è pertanto un prodotto per sua natura “costoso. Il prezzo medio di un litro di olio extravergine di qualità prodotto 100% in Italia è di circa 7 – 10euro (con picchi a 20 euro..) Diffidare dell’olio extravergine d’oliva venduto a prezzi bassi che non riescono a coprire neanche i costi di raccolta delle olive. Tranne che nel caso di promozioni commerciali e offerte speciali a tempo, è difficile che un olio extravergine d’oliva possa essere venduto al dettaglio a meno di 6 euro al litro.

Gusto

Il gusto ci può venire in aiuto. Gli oli molto dolci non sono considerati extravergini di gran qualità perché privi di note come l’amaro e il piccante attribuite a sostanze ricche di polifenoli che, durante il processo di deodorazione vengono “bruciati” dalle alte temperature utilizzate. L’olio deve avere l’aroma di oliva verde, e l’oliva ha un aroma erbaceo, di erba tagliata, carciofo crudo, e solo a volte aromi più complessi, che possono andare dal pomodoro verde, alla mandorla, alla mela …e se non si è esperti proviamo una volta a comprare una bottiglia da 8 euro ed una da 3 euro.. e provate ad assaggiarlo crudo sul pane..Purtroppo l’amaro e il piccante sono due caratteristiche non desiderate da noi consumatori medi: per forza, abituati come siamo agli oli di scarsa qualità presenti sugli scaffali del supermercato..!!!

Etichetta


Occhio alle etichette e simboli ingannevoli,  bandierine o quant’altro. Leggete se si tratta di olio miscelato comunitario, in quel caso statene alla larga !!! Basta rivolgersi agli oli DOP, con Denominazione di Origine, che sono 100% (Qui trovate un ‘elenco) italiani, hanno una provenienza certa e delle caratteristiche peculiari, e in genere vengono sottoposti a controlli organolettici per superare la certificazione.

Per saperne di più sull olio DOP del Cilento visita: oliodopcilento.com

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