La vicenda ha suscitato forte preoccupazione nella comunità dei familiari in Cilento e in Venezuela. Secondo i suoi legali e i parenti, il processo si sarebbe svolto senza le garanzie difensive minime, con una condanna a 22 anni di reclusione, per ribellione civile e associazione per delinquere, emessa dopo un iter giudiziario considerato irregolare dagli avvocati della difesa. Farnetano è detenuto, dal 30 Aprile del 2019, nel carcere militare di Ramo Verde, una struttura che negli anni è stata più volte denunciata dalle organizzazioni per i diritti umani per le condizioni di detenzione considerate dure e inappropriate.
La sua storia si inserisce nel più ampio contesto dei detenuti italo-venezuelani, dove la situazione dei diritti umani continua a essere al centro di dibattiti e pressioni internazionali. Di recente, infatti, alcuni detenuti politici e stranieri sono stati rilasciati, tra cui gli italiani Biagio Pilieri e Luigi Gasperin, ma molti altri, come Farnetano e altri connazionali, restano ancora dietro le sbarre. La famiglia di Anderson Daniel Farnetano – in particolare il padre, Delfino José Farnetano, originario di Camerota, che ha seguito sin dall’inizio il caso – mantiene viva la speranza di una svolta e di una possibile liberazione. L’auspicio è che possa essere garantito un nuovo esame del caso o un intervento diplomatico per favorire il suo rilascio anticipato.
Restano forti le pressioni di organizzazioni per i diritti umani e di istituzioni internazionali per far luce sulle condizioni di detenzione e sui processi penali in Venezuela, mentre famiglie e avvocati continuano a chiedere trasparenza e rispetto delle norme internazionali.

