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I Marunnari del Monte Cervati. Riconoscimento come elementi Culturali immateriali

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Riportiamo l’articolo, redatto dal giornalista Lorenzo Peluso (qui l’originale),  del riconoscimento come Elemento Immateriale della Campania de i “Marunnari del Monte Cervati” –  

“Un immensa soddisfazione; il riconoscimento ulteriore di un grande percorso di valorizzazione messo in campo dall’amministrazione comunale” così ha commentato il sindaco di Sanza Vittorio Esposito, l’avvenuta iscrizione del Pellegrinaggio al Santuario della Madonna della Neve, posto sulla sommità del Monte Cervati a Sanza, dei “marunnari”. Riconosciuta dalla Regione Campania la particolarità e l’esclusività di una delle manifestazioni più importanti della religiosità popolare campana. La Giunta Regionale della Campania con DECRETO DIRIGENZIALE 403 del 16 luglio 2021 ha aggiornato Iscrizione l’Inventario IPIC per l’anno 2020 degli Elementi Culturali Immateriali Campani. La candidatura della tradizione dei “Marunnari” del Cervati è risultata prima tra le 20 candidature riconosciute.

Il Pellegrinaggio al Santuario della Madonna della Neve, posto sulla sommità del Monte Cervati, è una delle manifestazioni più importanti della religiosità popolare campana.

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In esso si rintraccia la presenza di riti e ritualità sicuramente ascrivibili a culturalità pre-cristiane,che si ritrovano mirabilmente stratificate nel Pellegrinaggio al Cervati attraverso la mediazione del monachesimo italo greco. Spicca l’offerta di Cente, barche votive realizzate con candele e decorate con fiori e grano, portate in omaggio alla Vergine prevalentemente da donne scalze: col loro incedere nella risalita esse evocano le offerte di navicelle rinvenute in scavi protostorici e le statuette di offerenti del mondo greco, carico simbolico legato alla verginità di Artemide e al suo potere su boschi e porti, al grano di Demetra e alle api, care alle grandi madri mediterranee in quanto creatrici di luce e di dolcezza. Non a caso la Vergine assumerà in questo areale il titolo di melikia. Spicca la corsa, eco lontano di un “kòmmos” dionisiaco. Permane il cibo condiviso, invariante dei riti della “religio delle comunità del Mare Nostrum. Richiama i lineamenti bizantini la Madonna della Grotta, o della Neve del Cervati a Sanza. Nella Grotta che custodisce gelosamente la Madonna; una anfratto inaccessibile dove, così vuole la leggenda, quella statua in pietra e gesso, fu nascosta dai primi monaci basiliani arrivati in queste terre dal lontano oriente. A pochi passi l’antico santuario mariano, il più alto del Mediterraneo, quello della Madonna del Cervati.

Da un documento del 700 conservato nell’Arciconfraternita di Santa Maria della Neve a Sanza, si può affermare che il culto è antecedente al tempo della fondazione della cappella dedicata alla Madonna, nel IX secolo, sul Monte Cervato. Il santuario è costituito da due corpi di fabbrica: uno è quello antico risalente al periodo medievale, di pianta rettangolare, con volta archiacuta e “bancale” che corre su i due lati maggiori, concluso da una parete absidale caratterizzata da tre nicchie; l’altro antistante risale con molta probabilità al XVIII secolo. Tra il 26 luglio e il 5 agosto di ogni anno, viene qui ospitata la cinquecentesca statua lignea della Madonna con Bambino che, a differenza dell’altra ab antiquo conservata nella grotta poco distante, viene trasportata a spalla da devoti del paese di Sanza, attraverso un singolare pellegrinaggio, di straordinario interesse “antropologico”. La statua conservata nella grotta, realizzata in malta e in gesso, secondo una tradizione largamente attestata in epoca tardo-medievale nel Cilento, presumibilmente sostituisce una più antica immagine venerata forse sin dall’alto-medioevo, da pastori del luogo e forse da monaci orientali. Nella “Platea” dell’Arciconfraternita Santa Maria della Neve datata 1730 si legge che la congrega possiede: “in primis una cappella intitolata a Santa Maria della Neve di Cervato, costrutta tutta di marmi a scalpello a volta di lamia, antichissima la quale appare essere stata edificata e costrutta dalla Università della terra di Sanza prima del secolo 900 a causa che esso Sig.Ottaviano De Benedictis l’ha fatto a noi costare da un istrumento rogato a 15 febbraio 1021 per mano del notaro Masiello di Roberto contenente la donazione a detta venerabile cappella fatta da particolari cittadini di molti corpi di territorio, siccome appare da detto istrumento, la quale cappella è situata e posta sulla montagna di Cervato, territorio di Sanza che confina col territorio di Laurino“. Il culto mariano non è solo questione di fede, di religione.

Leggi anche:   L' Arte in uno scrigno.
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I rituali che si rigenerano ogni anno, generazione in generazione nella millenaria tradizione dei “marunnari” che il 26 luglio di ogni anno, in una sfida contro il tempo e contro la fatica, si inerpicano verso la vetta del Cervati, dandosi il cambio in modo sincronizzato ed armonico, che contribuisce a sopportare la fatica e la stanchezza, è un rituale che si inserisce a pieno titolo nel rapporto antropologico che la comunità ha stabilito nei secoli tra giovani ed anziani, tra vecchie e nuove generazioni. Un rituale che poi si ripete, la notte tra il 4 ed il 5 agosto, ridiscendendo la Sacra vergine in paese. E’ un “debutto in società”, va interpretato in questo modo, dal punto di vista sociologico, quell’impulso viscerale, che i ragazzi, alla pubertà, sentono e vivono nell’attesa di poter rientrare tra gli otto “marunnari” che portano in spalla la Stipa. Si cresce nell’attesa di quel momento, per potersi misurare con la sfida ardua dell’ascesa al Monte Cervati portando in spalla la Madonna della Neve. E’ certo un comportamento che se non lo si vive, non è semplice da comprendere. Gesti antichi, persino parole e comportamenti, che nei secoli si rincorrono e si rinnovano ogni anno il 26 luglio e poi la notte del 4 agosto. Fede e tradizione, mette in moto le energie dei giovani adolescenti che nascono e vivono nel piccolo borgo del Cilento, a Sanza, e che da oltre mille anni ogni anno rinnovano questo rito tra il sacro ed il profano. Esperienza di follia collettiva, infarinata dalla devozione e dalla fede per quella statua in legno e gesso, ricoperta di foglia d’oro, che a guardarla sorride e rassicura. Tutti i giovani, alla soglia dell’adolescenza, e poi per diversi anni a seguire, partecipano al rito.

Si viene educati a quel giorno che porterà dunque conoscenza e spirito di appartenenza. Si educano i bambini a diventare parte della compagnia dei marunnari che stipa in spalla, cantano a squarcia gola “viva Maria e quanto sei bella … “. “Siamo arrivati sicuri sicuri .. e m’bietto purtamo la tua figura .. “. Dai canti alle vesti; per affrontare in luglio ed agosto la scalata al monte Cervati, è tradizione di farsi cucire e ricamare un panno di lino con le effigia sacre della Vergine. Le nonne la ricamano per i nipoti che indosseranno la “tovaglia” in spalla per asciugare il sudore, da marunnari. Un importante riconoscimento che scaturisce dalla “Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, adottata a Parigi il 17 ottobre 2003 dalla XXXII sessione della Conferenza generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO).”

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Comunicato Stampahttps://www.cilentoreporter.it/
Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CilentoReporter.it

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