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Ma sono davvero importanti i treni ad alta velocità per il Cilento?

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Nelle ultime settimane si è di molto acceso il dibattito sull’alta velocità nel Cilento. Da anni si paventava l’ipotesi che una strada ferrata di ultima generazione, con treni super veloci che attraversassero  il nostro territorio. Almeno per il materiale rotabile, i treni,  così è stato. Grazie ad interventi “al vertice”, il territorio da qualche anno è servito dai cosiddetti treni ad alta velocità, utili anche per dare man forte al turismo collegando in un “batti baleno” il nord con il sud. Sono ormai lontani anni luce i tempi in cui si saliva sulla Freccia del Sud , che fermava anche  a Vallo della Lucania, per condurti  perigliosamente verso Roma, Milano o Torino senza cambi; erano vagoni carichi di odori, di umanità speranzosa; molti procedevano oltre, verso la Svizzera, la Germania, il Belgio, viaggi che potevano durare anche 36 ore. Ora i tempi sono cambiati, Trenitalia ha eliminato molti di quei treni notturni sostituendoli con materiali più consoni al mondo in cui stiamo vivendo.

Ma tornando alla vicenda dell’attraversamento della strada ferrata veloce, a conti fatti, occorre al Cilento potenziare in primis questa infrastruttura? Partiamo dallo studio di fattibilità, relativo al progetto, già finanziato per 40 milioni di euro dal Decreto Rilancio. I primi carteggi definiti da Rfi, e che ripropongono un progetto ideato nel 2005, si prospetta di dar vita ad un nuovo tratto ferrato, che collega Battipaglia a Praia a Mare, alternativo rispetto a quello attuale che si snoda lungo la costa tirrenica cilentana, per ritrovare le caratteristiche migliori al fine di concretizzare l’Alta Velocità. L’eventuale nuova infrastruttura prevedrebbe, infatti, tracciati “dritti”, raggi di curvatura ampi: caratteristiche che la strada ferrata, attualmente presente non garantisce né offre.

Tracciato AV che, come abbiamo già avuto modo di scrivere, non può ovviamente seguire l’itinerario passante per il Cilento dell’attuale Ferrovia Tirrenica Meridionale, poichè proprio per le specifiche caratteristiche plano-altimetriche di un tracciato AV, significherebbe dover investire cifre astronomiche, devastando a livello ambientale un territorio molto complesso a livello orografico e idrogeologico.
Con benefici pari a zero, ovviamente, per il Cilento, visto che, al massimo, potrebbe essere servito da una sola stazione ferroviaria AV, non di certo tutte quelle esistenti sul tracciato storico. Il Vallo di Diano, dove già insiste la linea ferroviaria sospesa all’esercizio Sicignano degli Alburni – Lagonegro, si presta molto più facilmente alla realizzazione di una linea AV, contro l’ipotesi progettuale della variante Sapri – Ogliastro, risalente al 2006 e spacciata da alcuni politici cilentani come “Alta Velocità”.  Essa, non solo non è una linea AV ma una semplice variante di tracciato (quasi tutta in galleria e dall’enorme costo di 3,7 miliardi di euro), rammodernarla con standard per l’AV, porterebbe zero benefici al Cilento, e ridurrebbe i tempi di percorrenza tra Reggio Calabria e Salerno di soli 15 minuti.

Invece, il nuovo tracciato AV Salerno – Praja attraverso il Vallo di Diano, secondo gli esperti, abbatterebbe i tempi di percorrenza di 50 minuti, porterebbe al ripristino della Sicignano – Lagonegro per servizi di TPL, mentre nessun rischio correrebbe il Cilento che comunque continuerebbe ad essere servito dalla Ferrovia Tirrenica Meridionale storica, una delle linee non AV più performanti e veloci d’Italia e ad alta capacità di traffico. E poi, non c’è scritto da nessuna parte che le Frecce o gli Intercity non serviranno più il Cilento (peraltro vengono finanziati dalla Regione Campania servizi AV dedicati a questo territorio), area ad altissima vocazione turistica: con questo concetto campanilistico e miope, non sarebbe mai esistita neppure la Linea a Monte del Vesuvio in Campania, o la Eccellente – Rosarno via Mileto in Calabria, tratte ferroviarie che hanno abbattuto i tempi di percorrenza e incrementato la capacità di traffico di itinerari su ferro .

Kris De Decker giornalista e curatore del magazine Tedesco  Low-tech Magazine, ci rammenta come linee ad alta velocità vengono pubblicizzate come un’alternativa sostenibile al traffico aereo. Le linee ad alta velocità stanno distruggendo l’alternativa più valida all’aereo, la rete ferroviaria “a bassa velocità” che è stata in servizio per decenni. L’introduzione di un collegamento ferroviario ad alta velocità si accompagna invariabilmente alla soppressione di un percorso alternativo leggermente più lento, ma molto più accessibile, costringendo i passeggeri ad usare il nuovo e più costoso prodotto, o ad abbandonare completamente il treno. Ma è un “passo” che anche il Sud, per tenere il ritmo nei riguardi “dell’altra Italia”, prima o poi dovrà fare, a patto però che prima di cucirci addosso un abito da gran soirèe stiano attenti a ricamare ben bene gli orli con la diligenza del più audace Versace o Valentino, insomma prima di imbastire l’alta velocità, quello di cui abbiamo bisogno sono: strade sicure, ospedali funzionanti , lavoro e…. lascio a voi completare l’elenco.

I nonni dicevano: “Basta la salute, un paio di scarpe nuove e puoi girare il mondo”. Ma se manca il diritto alla salute, soprattutto per chi vive nel Cilento interno, ma anche sull’estrema costa sud, c’è davvero da girare il mondo e non bastano le scarpe nuove: ci vuole una macchina con i cingoli o il teletrasporto. Difatti con le tante inaugurazioni e poi dismissioni del nosocomio di Agropoli e con il ridimensionamento di quello di Vallo della Lucania e di Roccadaspide, chi abita in queste zone, all’ospedale più vicino, non ci arriva a piedi, altro che scarpe nuove.

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