L’emergenza “cronica” dell’acqua nel Cilento

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Come mai, considerato che piogge abbondanti non sono mancate in questo e nei precedenti periodi?  Quando stagioni or sono c’è stata la siccità fu subito presa a pretesto, poi s’è data la colpa ai cittadini utenti che sprecherebbero l’acqua, bene prezioso visti i tempi che corrono. Oggi veniamo però a sapere una cruda verità e per iscritto dalla stessa gestione Consac che da un momento all’altra, soprattutto in questo delicato periodo, attiva la sospensione dell’acqua potabile nel Comune di Casal Velino Capoluogo e nella frazione Acquavella, adducendo la razionalizzazione alla già tanta, vasta presenza di turisti asserviti alla stessa conduttura (???!!).

Questo ci viene segnalato da Guido David Robustelli che ci informa: “In data 20/06/2020, la società Consac Gestioni Idriche .p.a., ha sospeso l’erogazione idrica in tutto il centro abitato del capoluogo Casal Velino e nella frazione Acquavella a causa dell’incremento dei consumi idropotabili e della impossibilità strutturale ad addurre maggiori quantitativi di acqua, al fine di accrescere l’accumulo di risorsa nel serbatoio, senza un giusto preavviso. È stata pubblicata da parte della società CONSAC soltanto un avviso alle ore 16.10 del giorno 20/06/2020 e l’erogazione è stata sospesa alle ore 17.00.

Data l’assenza di una comunicazione precedente, non è stato possibile fare dei rifornimenti.Pertanto l’igiene personale è compromessa. Nel corso di una pandemia, siamo impossibilitati a lavarci le mani. Inoltre, non è possibile né cucinare né lavare le stoviglie dato che non ci è stata messa a disposizione un’autocisterna. Il ripristino della normale erogazione idrica avverrà a partire dalle ore 9.30 di domenica 21 giugno 2020, salvo imprevisti, come indicato dalla società. Nonostante Casal Velino sia una meta turistica e nonostante la bandiera blu, i servizi non sono eccellenti. I residenti e domiciliati nel capoluogo di Casal Velino e nella frazione Acquavella sono penalizzati. Si pagano le utenze e non si hanno diritti. Di chi è la responsabilità di questo immane disagio, durante una pandemia? Come mai non è stato disposto un servizio sostitutivo temporaneo per arginare il disagio?Ho già provveduto ad inviare tutto all’ARERA (Autorità di Regolazione
per Energia Reti e Ambiente)”.

Detta in soldoni, oggi saremmo al redde rationem per quel che riguarda la inesistente programmazione protrattasi per anni, (e di cui abbiamo già scritto) anni in cui gli investimenti negli acquedotti sono stati veramente risibili, col risultato che ci siamo venuti a trovare con serbatoi e “vecchie”reti del tutto insufficienti a soddisfare la domanda idrica, dilapidando la naturale ricarica invernale nonostante le condizioni meteorologiche lo consentissero. Alla domanda su quanto incidano le perdite idriche, il mio pensiero  è: “Tantissimo, abbiamo più perdite che condotte!”.

A questo, ed al primo “segnale” invitiamo la governance  ad interessarsi seriamente del problema e a indirizzarsi da subito verso una politica di risanamento degli acquedotti, ritenendo, essere il discorso più semplice dal punto di vista tecnico, più complicato da quello economico, poichè  saranno necessari cospicui finanziamenti dovuti al fatto che le sostituzioni delle condotte costano e quando le risorse economiche latitano va da sé che l’estate in arrivo sarà molto difficile, e non solo per via delle temperature altissime.

Dalla gestione informano: “Stanno lavorando, ci sono delle perdite” –  Sì, ma in tanti anni non sono riusciti a trovarle/ripararle, forse aspettano che si formi una voragine? Oppure ancora: “C’è mancanza di pressione”. Sì, ma allora perché l’acqua non manca in tutti i borghi anche quelli più a monte  ma solo in alcuni? Il management, a modo suo, si ispira alla massima comportamentale della corona britannica: Never complain (tu, cittadino, non lamentarti mai), never explain (io, monopolista dell’acqua, non darò mai spiegazioni).

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