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L’eroe “silenzioso” del Cilento

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“I giganti sono i grandi del passato, gli avvenimenti, i popoli la storia intesa come punto di osservazione e prospettiva privilegiata che ci permette di dare un senso al presente e guardare ad un futuro più comprensibile perché non estraneo ma intessuto di minuti frammenti di memoria.”[cit.]

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In quest‘ottica dobbiamo trasmettere la memoria dell’olocausto, guardando al passato per capire il presente e proiettarci verso un futuro basato su conoscenza e rispetto dell’altro. L’Unione Europea riconosce la Shoah come un evento chiave della storia dell’umanità che dev‘essere ricordata per capire la Società civile attuale, onorando le vittime e coloro che si sono adoperati per salvare vite umane, come Giuseppe Veneroso (1921-2009)  uno degli ultimi testimoni della “rete “che, tra il 1941 e il 1943, trasse in salvo oltre 5.000 ebrei, facendo attraversare loro il confine orientale, il cosiddetto “canale fiumano”.

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Veneroso era all’epoca un giovane finanziere, tra quella decina “arruolata” dal prefetto Giovanni Palatucci. Originario di Pisciotta, già all’età  di diciotto anni prestava servizio alla frontiera italo-jugoslava (Buccari), compagnia di Sussak (dal 1° maggio 1941 all’ 8 settembre 1943). Fu testimone del flusso clandestino di ebrei in fuga, e delle protezioni in loco. «In entrambi i posti di servizio ricordo perfettamente ˗ scrive Veneroso ˗ che, durante le lunghe notti, agenti della Pubblica Sicurezza accompagnavano gruppi di civili al nostro posto di guardia, per farli espatriare in sordina. Tutti quanti erano provvisti di lasciapassare a firma dell’allora commissario Palatucci e tutti eravamo a conoscenza che erano ebrei in fuga»

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Difatti, mesi prima, il Prefetto Palatucci, aveva chiesto al Comando generale della Guardia di Finanza, un elenco di uomini che egli definì:  «di quelli buoni, fidati, che non parlano e che non bevono», come è anche testualmente riportato nel libro che ricorda le gesta dello Schindler italiano, così poi venne soprannominato Palatucci.

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E così , di quella lista, senza volerlo ed inconsapevole di ciò che stava per conoscere, Veneroso entrò a farne parte; ad egli, in particolare venne affidato un compito di alta responsabilità, ossia la custodia clandestina dei cinquemila passaporti falsi gestiti segretamente e poi consegnati e utilizzati dagli ebrei provenienti dalla Serbia governata dagli “ustascia”, così venivano definiti  dai croati di Bosnia Ante Pavelić per designare gli appartenenti al movimento nazionalista e  fascista Croato  di estrema destra, alleati dei nazisti tedeschi e fascisti italiani nella seconda guerra mondiale, che si opponeva al Regno di Jugoslavia dominato dall’etnia serba.
I finanzieri al confine avrebbero dovuto respingere le persone prive di permesso per l’espatrio, invece “non videro” l’esodo di bambini, donne e uomini che riuscirono, in migliaia, a salvarsi. Una storia di grande eroismo e di profonda umanitá vissuta nel rischio e nel pericolo di cui Veneroso ne fu uno dei principali protagonisti, portando con sé il segreto, anche a distanza di tanti anni.

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Perché, fin quando un libro non rese pubblico l’atto eroico, Veneroso non raccontò a nessuno quanto successo, nemmeno alla famiglia, per non tradire la promessa fatta al Prefetto. La storia di Giuseppe Veneroso emerse a margine del libro del giornalista dell’Avvenire, Angelo Picarello, sulla vita di Giovanni Palatucci, il commissario per il quale è in atto il processo di beatificazione .

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Al mondo ci sono, e ci sono state, tante persone che fanno e hanno fatto del bene, in silenzio, senza dirlo, anche a costo di gravi rischi. Durante lo sterminio degli ebrei in tanti, uomini e donne, giovani e vecchi, persone “Normali” diverse per religione e nazionalità hanno scelto di aiutare, dando prova di un coraggio davvero unico. Abbiamo immaginato la paura e il dolore di chi perde tutto e abbiamo immaginato quanto fosse difficile fare scelte giuste e coraggiose su cui si sarebbe basato il futuro dell’umanità. Alcuni hanno fatto scelte di generosità e amore come Giuseppe Veneroso.

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I Giusti, noti o sconosciuti, meritano rispetto, proviamo per loro grande ammirazione e dobbiamo ringraziarli per quello che hanno fatto per gli ebrei, per tutti noi. Abbiamo imparato che nel mondo, oltre a persone buone ci sono anche persone cattive, ma abbiamo pensato che il futuro ce l’abbiamo noi.

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