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Parco del Cilento, per uno sviluppo sostenibile del territorio

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“Lo spot vero e proprio sarà pronto tra qualche mese – spiega il presidente del Parco Tommaso Pellegrino – ma le immagini che girano in rete hanno già spopolato”. E a parlare sono i numeri.  “Abbiamo ricevuto tantissime telefonate di agenzie turistiche, associazioni sportive, amanti della bicicletta che vogliono venire a conoscere la nostra terra. Tra gli interessati anche Saee Hareb, il ministro per lo sport degli Emirati arabi che ha postato su instagram il video girato da Brumotti sulla cima del Monte Cervati” …. ( un frammento di articolo tratto da QuasiMezzoggiorno.it“)

Bene, non possiamo che esserne orgogliosi, ma siamo franchi con noi stessi, nell’ Ente Parco Nazionale del Cilento – Vallo di Diano & Alburni, in questi ultimi anni, vi è stata una condizione di sofferenza e di difficoltà . L’assenza di un piano del Parco, come sarebbe dovuto essere in principio e del suo regolamento quale strumento di gestione e di pianificazione dell’area protetta, vanifica ogni concreta possibilità di cura del territorio, di crescita e di sviluppo e rende inutile, se non inaccessibili, gli interventi per una programmazione anche dei fondi strutturali comunitari. Poter rilanciare oggi questa nostra importante area protetta, e aiutarla a decollare verso livelli di gestione e di progettazione più vicini agli standards virtuosi di altri parchi Italiani e perché no anche mondiali, significherebbe necessariamente individuare una figura massimamente competente e di alto profilo professionale che possa, da subito, prendere in mano tutti i vari ambiti di sofferenza dell’Ente Parco e avviarne la riprogettazione, un po’ come è stato fatto per le aree museali, in varie parti d’Italia e nel nostro caso a Paestum con l’ottima e fattiva direzione (fino all’inizio del 2022 – dal 15 Aprile 2022 vi è la Prof.ssa Tiziana D’Angelo) di  Gabriel Zuchtriegel, qui la conduzione è stata demandata a chi di quella materia ne è consapevole.

Non sono, quindi,  gli spot, anche se a basso costo  o le nomine partitiche il mezzo più idoneo per riqualificare l’Ente e rilanciarne le politiche, adeguate ed urgenti, vitali per questa terra. Da precisare, però, che ad obbligare i Parchi Nazionali a coprirsi di una veste prevalentemente burocratica e vincolistica è lo Stato Italiano che ha ben pensato di creare gli ennesimi esecutori materiali di ordinanze subordinate a vincoli, decretandone un ulteriore ammasso burocratico atto a dare pareri su tutto ciò che respira nell’ area.  Ed è questa l’immagine che tutti noi abbiamo di questo “carrozzone”,  i continui divieti di: costruire, disboscare, cacciare, modificare che ritengo giusti quando applicati alla conservazione dei luoghi, alle edificazioni o disboscamenti selvaggi, un po’ meno quando si tratta di quotidianità e del comune rispetto delle regole. E poi, mi chiedo, per le norme sopra elencate, non ci sono già Enti preposti a salvaguardarle (Comuni,Carabinieri Forestali, Polizia locale ecc…) ???

Obbligatoriamente l’Ente Parco deve essere il “tutore” di questa Terra ? O magari insieme al tutoraggio potrebbe anche essere protagonista istituzionale capace di mettere in campo energie e forze a disposizione dei cittadini, turisti, comuni, province, comunità montane e delle stesse regioni, per sviluppare quella compartecipazione attiva alla gestione, in condizione di assicurare la tutela e lo sviluppo sostenibile dei territori?  La provocazione di alcuni sindaci del Cilento (“I Briganti del Parco” Giugno 2011 n.d.r.) di voler far uscire il proprio Comune “dall’area schengen”, poteva essere, chissà, una buona idea per spronare il nuovo che si avvicendava alla presidenza , nel prendere in considerazione e ridisegnare con minori vincoli la quotidianità del Cilentano medio e far si che questo Ente, dia maggiore risalto alla promozione ed allo sviluppo del territorio e lo “devasti” meno con i tanti vincoli ed il non fare.

Ma non mi meraviglio, è così che questi Enti vengono gestiti, in linea con la pessima consuetudine Italiana, semplicemente come un carrozzone politico, utilizzato dai politicanti, a tutti i livelli, per mantenere vivo il sistema. Tutto si è fatto e si farà, dunque, tranne che occuparsi seriamente della tutela del territorio. E le azioni d’interesse territoriale, si sono tradotte, di fatto, soltanto in vincoli per i comuni che appartengono al circuito e per le categorie produttive che operano al suo interno (agricoltori, allevatori, etc.). Non voglio essere disfattista e credo nella buona volontà, così come confido nella bontà che saprà sortire l’ interlocuzione con la Presidenza e con il Governo Regionale affinché si giungano a soluzioni che consentano un’inversione di rotta radicale rispetto ai malcostumi del passato. Un nuovo modus operandi che metta al centro della sua azione, il rispetto di tutti i cittadini e delle categorie produttive che operano sul territorio Cilentano.

Ma se davvero si vuol operare nella direzione opposta rispetto a quella percorsa sino ad ora, non c’è nulla da rimandare a tempi diversi per questo, proprio adesso, si può e si deve intervenire se c’è davvero la volontà che, a quanto pare, non manca agli attori interessati. Questo porterà benefici sia dal punto di vista economico che  sotto il profilo socioculturale e perché no anche alla natura, tesoro predominante di questo nostro territorio.

Chi tra noi può dire di non aver mai apprezzato la bellezza della natura del Cilento? Tutti, prima o poi, siamo rimasti abbagliati dagli spettacoli che essa ci offre. I sentimenti che possiamo provare di fronte a un paesaggio trascendono le capacità e la comprensione dell’uomo. Ma è purtroppo dall’era dei tempi che l’uomo modifica e combatte ciò che lo circonda con il ferro e con il fuoco e nell’era moderna con la burocrazia che a volte devasta più della mano dell’uomo, eppure la natura, i paesaggi i piccoli borghi sopravvivono ancora, ma per quanto? Tuttavia essi possono essere danneggiati dalle nostre azioni, soprattutto se l’umanità (TUTTA) continuerà con il “me ne fotto”. Quello della società contemporanea è un percorso caratterizzato dalla tecnologia, da colori artificiali e dal grigio del cemento, mentre sempre meno spazio viene dato alla cultura, alla storia ed alla natura. Per la situazione in cui le nostre comunità versano, esse necessitano  di essere preservate in parchi naturali e aree protette ben organizzate e ben definite, magari con pochi ma sinergici vincoli che “fanno” non “disfanno”. Sono tante le meraviglie rimaste incontaminate e che profumano ancora di storia, come ad esempio Roscigno  vecchia, San Severino di Centola, i castagni millenari del Monte della Stella, i piccoli borghi di cui il Cilento si veste ecc..  .

Abbiamo, TUTTI, ancora  la possibilità ancora di ammirarli, ma non ci è garantito in modo assoluto che ciò sarà possibile anche in futuro. Senza le dovute attenzioni, ci sarà sempre più grigio e meno colori; saremo sommersi dall’asfalto, dal catrame, dal cemento, dalla burocrazia. Questi sono luoghi di estrema bellezza, di grande quiete, nei quali le comunità con le loro storie di lavoro e vita, le loro culture, i paesaggi naturali, devono esser preservati energicamente, così come lo era un tempo, prima dell’era moderna, quando ancora il grigio non c’era e i colori erano puri e della burocrazia non ve ne era nemmeno l’ombra.

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