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Cultura - 14 Agosto 2019

I Lumi del Monte della Stella

Questa è la storia delle fòcare e dei lumi ad olio, un rituale dall’origine antica che accomuna, nella sua semplice spettacolarità, culture e popoli di ogni dove.

Ci sono riti, cosiddetti arcaici che affondano le proprie radici della tradizione pagana, per questo affascinano con tutta la potenza espressiva di un rito antico e non si fanno più dimenticare. È quasi sorprendente come un popolo si porti dietro tradizioni ed usanze millenarie e riesca a mantenerne vivo il fascino di generazione in generazione.
Questa è la storia delle fòcare e dei lumi ad olio,  un rituale dall’origine antica ma che accomuna, nella sua semplice spettacolarità, culture e popoli diversi. Il rituale del fuoco viene da sempre associato alla purificazione e alla consacrazione, quindi all’allontanamento degli influssi malefici ed in esso si fondono tradizioni, come scrivevo,  pagane ma anche cristiane. Ritroviamo riti della stessa natura in tutta Europa, dalla Scandinavia al Mediterraneo, sempre con le stesse caratteristiche. I significati attribuiti sono molteplici, diversi, ma profondamente simili, per esempio in alcune culture era il mezzo con cui l’uomo esprimeva il suo bisogno di dominare le forze della natura ed esorcizzare l’ignoto, una sorta di “vittoria sulle tenebre”, in altre significava rompere il freddo della notte invernale, in altre ancora era un rituale di fertilità, sia per gli uomini che per la natura.

Nelle campagne, i contadini Cilentani usavano accendere i falò nel periodo Natalizio, questo per propiziare un’annata di buoni raccolti ed allontanare i mali e le avversità. Venivano raccolte le sterpaglie ed i rami e ne veniva fatto un rogo per poi spargere le ceneri nei campi come buon augurio.

Talvolta , gli stessi, raccoglievano un po’ di cenere e se la spargevano sui capelli o sul corpo come protezione contro i mali. Questa tradizione è sempre stata così radicata, quasi a far parte dell’uomo stesso, che non è stata interrotta neanche dalla tradizione cristiana, anche se è mutato il significato, legandolo soprattutto alla celebrazione di feste religiose come Sant’Antonio Abate, San Giovanni, San Lorenzo ed altri Santi protettori.

Il fuoco era, ed è ancora oggi, anche un’occasione per ritrovarsi e stare insieme in un momento di festa, un modo per rivivere ogni volta quel senso di identità che più o meno consciamente ci appartiene.

Rovistando, mi sono ricordato di avere questi due lumi in terracotta (foto di copertina) che mia madre, donna di altri tempi, usava proprio in questo periodo. Essi, venivano riempiti con 2/3 di olio di oliva ed un po’ d’acqua, nei quali , poi, veniva adagiato un piccolo pezzo di sughero, sul quale vi era deposta una fogliolina, che cresceva nel mio orto, essiccata, chiamata “ballotta” che impregnandosi, quasi come spugna, del liquido fungeva da fiammella. La fiammella brillava per tutta la notte, tra il 14 ed il 15 agosto,  sul mio davanzale, creando una sorta di atmosfera quasi onirica alimentata anche dalle tante storie, inventate e non che ruotavano attorno a questo questo evento.
Il compianto professor Amedeo La Greca, storico ed unico custode del patrimonio culturale del Cilento Antico, scrive di aver rivisto qualche anno fa, e quella fu l’ultima volta, una signora anziana porre sulla propria finestra un lume la notte del 14 agosto, vigilia dell’Assunta. Lo faceva, diceva la signora anziana, “per illuminare la via alla Vergine santa che viene nella mia casa”.

In quel gesto si compendiava un’usanza un tempo praticata costantemente in tutti i paesi del Cilento Antico ricadenti sui tornanti e i crinali che diramano dalla vetta del Monte della Stella. La vigilia dell’Assunta la notte dei paesi s’illuminava di queste piccole lucerne di terracotta collocate sui davanzali delle finestre, mentre i contadini accendevano “fòcare” nei loro campi. Altrettanto i pastori accendevano “fòcare” attorno alla cappella sul pianoro della vetta della Stella. Lo stesso rituale veniva ripetuto nelle piazze dei paesi che ruotano intorno a questo Monte. Il rito collettivo delle “lume” e dei fuochi nel “Cilento Antico” faceva risorgere, visivo, con l’impatto della luce, e con la sua forza votiva, l’antica venerazione verso la Madonna della Stella. Una visione ideale di fede trasfigurava luci e fuochi in una sorta di mantello che dalla vetta del monte si apriva verso i pendii e le balze a protezione di donne, uomini e bambini tutti, borgate e paesi e l’universo circostante. Non è un caso che tra i lumi posti sulle finestre della casa, uno più grande fosse posto sulla finestra che dava verso la vetta del Monte, come testimonia, con memoria diretta, il Professor Amedeo La Greca. 

Rito arcaico si direbbe questo. Non per caso, quelle lucerne di terracotta, ritrovate magari in una cantina o scantinato, tra gli oggetti in disuso, sono per forma e disegno straordinariamente simili alle lucerne italiche della tarda età del bronzo (risalenti, cioè, al 1500 a.c.). Evidenti indizi depongono per un innesto di questa usanza nel solco precristiano che attesta, ora, il sopravvivere di una civiltà legata ad un culto agricolo. Evoca un rapporto misterioso e di magia con la natura: la “luma” doveva rimanere accesa perché così “stanotte scenne l’uoglio ìnda a l’aulìve”, puntuale si ripeteva il rito della “luma” lasciata accesa alla finestra che affacciava sull’uliveto. Una invocazione propiziatoria e d’auspicio, nonché di rigenerazione.

L’olio era un dono del divino, l’oro liquido, come lo definiva Omero, frutto di una forza ed una energia che agivano nell’universo perché si ripetesse il prodigio di quella trasformazione, che – a sua volta – garantiva salute e prosperità. 
Se proprio volessi, la vigilia del 14 agosto, ripercorrere un viaggio a ritroso dentro un vortice di echi che rimandano a radici e ad inconsci, me ne andrei da solo per certe stradine del Cilento Antico, piccole vie isolate che so io, per vedere se, per un accidente o per una fortuna improvvisa, potessi scorgere un’ultima “luma” sul davanzale d’una finestra che dia verso la vetta della Stella.”

(Spunti e notizie tratti da “Temi per una mitografia del Cilento. Luoghi e memorie di una terra del Sud”, di Amedeo La Greca – “Le ultime lume r’a Stella” post di Pasquale Feo)

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