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Il Cilento e la politica ai tempi dei social

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Alle volte internet e relativi social, sono una trappola infernale. Un buco nero verso il non si sa dove, attraversando i meandri di una fortezza quasi inespugnabile che viene definita collettività. Proprio ieri navigando in quelle acque, alle volte torbide, mi sono imbattuto in un video, mandato in onda da un sito locale di notizie, dove veniva data la parola ad un amministratore, (Sindaco) sulle vicissitudini di un piccolo borgo dell’entroterra Cilentano. Mi sembrava un ottima idea dare voce a chi amministra uno dei tanti nostri territori affinché, speravo, dipanasse le tante o poche storture di chi vuole amministrare con la diligenza del buon padre di famiglia una piccola




comunità locale. Ahimè, così non è stato. Assistendo a quell’impareggiabile intervista, sono stato catapultato in una diatriba politica, della peggior specie, dove le peculiarità del “Sono più Bravo io”, l’hanno fatta da padrone. Ad un certo momento, finchè ho resistito, le ragioni che avessero portato questo primo cittadino a farsi carico di vicende che si riguardano il suo Comune, ma che nella maggior parte dell’intervista trascendevano nell’ambito di piccole beghe di quartiere e avverso un non meglio specificato obiettivo, mi hanno fatto pensare che qualche cosa di ancora più interessante fosse avvenuto in precedenza …. ed era così.


Qualche giorno prima, lo stesso sito di news, aveva lanciato in etere, l’intervista ad un cittadino di questa stessa comunità che da fonti certe e dalle parole dello stesso intervistato è stato, vice-sindaco nella passata amministrazione, uno dei fautori della vittoria nella vigente amministrazione, con un non meglio definito grado di parentela con alcuni consiglieri/assessori o chissà altro, all’interno dell’attuale governo locale e, dulcis in fundo, dimessosi durante questa legislatura per non meglio specificati motivi.

Non voglio dilungarmi su ciò a cui ho assistito, è per me e per chi ha come me una vision diversa di fare politica, deleterio e poco costruttivo. Sono consapevole che alcuni di questi fatti su esposti accadono in altre realtà del territorio, nel mio Comune, per esempio, una certa loquacità di cattivo gusto è in essere già da qualche tempo, esasperando gli animi ed “iniettando”nell’aria, odio, vecchi rancori e poca, anzi nulla di quella che viene definita, propensione al dialogo. Quelle due interviste, alle quali ho assistito, sono stata la goccia che hanno fatto traboccare il vaso del mio, seppur fievole, interesse di questo “modus politicandi”.

Ed è qui, come riportava un vecchio andante, che la domanda fra me e me , e che pongo a Voi, nasce spontanea: è più importante e necessario continuare a perseguire questa scia del “fare politica”, casomai non dormendo la notte per pensare a ciò che dovrà rispondere l’indomani mattina sui social al mio competitor? o prestare più attenzione a quelle che potrebbero essere (e sono) le vere necessità di una comunità, come opere pubbliche di qualità e necessità, lavoro, eventi attrattivi, minori tasse ecc… ecc ??? !!!


Oggi, purtroppo, la maggior parte di noi, grazie ad alcuni di questi Signori, fa una grande fatica a guardare alla politica in quanto strumento per affezionare i cittadini alle istituzioni che ci governano. Ho sempre pensato, ora il pensiero vacilla, che la parte migliore della politica Italia, risieda nei consigli comunali dei piccoli comuni, di quei borghi che resistono alla globalizzazione e alle trasformazioni amministrative irrazionali e poco convincenti. Le municipalità sono la spina dorsale del sistema Italia.

I sindaci dei borghi sono la parte sana (spesso) della politica italiana. Questo è un fatto ormai acquisito e dimostrabile con alcuni altri esempi. Per resistere però bisogna andare oltre e fare un salto di qualità in cultura amministrativa ed in visione prospettica. Su questo la situazione è molto più complessa e variegata.


Ci sono troppi amministratori che sembrano capitati per caso nelle sale consiliari o nelle stanze della giunta o nella stanza del sindaco. Non sempre i sindaci, gli assessori, i consiglieri si rendono conto che per resistere e dare al proprio comune, al proprio borgo, una prospettiva di sopravvivenza e rinascita, serve cultura, visione, confronto, relazioni, ecc. Spesso si preferisce rimanere legati al particolare, al massimo alla collaborazione di rito per gestire alcuni servizi e quasi mai ci si cimenta con relazioni regionali, nazionali ed europee per uscire dal proprio particolare o limite territoriale. Servirebbe una nuova visione, una nuova progettualità, nuove lobby per ridare dignità e forza ai piccoli territori che rappresentano ancora la forza economica e sociale del paese.

Ci sono diverse realtà nazionali che danno fior di prospettive, ma non sempre i sindaci riescono a vederle e ad impegnarsi per far cambiare prospettiva al proprio comune. Si preferisce continuare a vivacchiare e al massimo a lavorare a piccoli progetti locali per avere a disposizione facili elementi di riproduzione del consenso. Per fare sviluppo serve altro, serve una nuova visione e una nuova cultura amministrativa ed un nuovo modo di fare politica.

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