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11, Febbraio, 2026
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Mulini a vento nel Cilento

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Più la scopro e più me ne convinco: il Cilento è ricco di bellezze e tesori, con innumerevoli cose da vedere, borghi ed architetture da scoprire! Non credo di essere il solo che, da bambino, si è appassionato alle vicende di Don Chisciotte e la sua proverbiale quanto eufemistica battaglia contro i mulini a vento e mai avrei pensato che nel nostro territorio un mulino a vento fosse stato costruito, certo non con forme e fattezze di quelli narrati da Cervantes, ma di sicuro un’ architettura unica nel suo genere, unica per il territorio.

Cilento terra di mulini ad acqua; ce n’erano tanti, una volta. Per dire la verità ci sono ancora, abilmente mascherati da agriturismo, o sormontati da fitta vegetazione, altri invece discretamente conservati dalle poche se non sparute amministrazioni locali che a suon di limitati finanziamenti riescono a preservarne l’integrità. Ne è un esempio  Sessa Cilento dove ve ne è una grande concentrazione, ben conservati e preservati dai vari governi locali, avvicendatesi in questi anni. Già, perchè quando si parla di mulini, da queste parti, siamo abituati a pensare ai mulini ad acqua.

I mulini a vento li colleghiamo all’Olanda, principalmente o alla Spagna – per via del Don Chisciotte citato prima – e poi, forse, le nostre conoscenze si fermano qui. In realtà in Italia i mulini a vento sono sempre stati poco diffusi, proprio perché manca il vento: intendiamoci…manca il vento forte e continuo che possa alimentare un’attività produttiva legata alla molitura. Questo spiega perché si sono invece così ampiamente diffusi i mulini ad acqua: l’acqua non manca, e si tratta anche di acque veloci, utili al continuativo funzionamento della macina e suo utilizzo per la produzione di un reddito costante. Ma, come scrivevo, di mulini a vento non ne avevo mai sentito parlare, fino al giorno in cui mi sono imbattuto nella pubblicazione di uno studio di fattibilità per il restauro conservativo di un Mulino a Vento nel Comune di Montecorice ad opera dell’amico Arch. Costabile Cerone. Ed è da qui che sono partito per un viaggio, seppur virtuale, nel conoscerne di più su questa architettura splendida quanto inconsueta per questo territorio.

L’arch. Costabile Cerone, nel gennaio 2013, sulla rivista semestrale ”Annali storici di  Principato Citra” ne riportava una descrizione: “Alle pendici del Monte della Stella, a ridosso dell’abitato di Montecorice, su di un colle, a circa 200 metri sul livello del mare, esiste quasi intatto un vecchio mulino a vento; siamo sul colle della Madonna delle Grazie, così chiamato per la presenza di una piccola cappella quivi esistente, lungo lo spartiacque tra il Rio Roviscelli e il Rivo dell’Arena, fra le terre di case del Conte e quelle di Montecorice; un punto panoramico di grande interesse dove il vento di ponente, il libeccio, è presente per la maggior parte dell’anno. Lungo la dorsale di queste pietrose colline interne si sviluppa l’antico percorso di crinale che un tempo collegava due importanti conventi, quello di Sant’Angelo a Montecorice e quello di sant’Arcangelo a Perdifumo.

Più a Sud, non molto lontano, vi è un’altra località il cui toponimo fa riferimento all’esistenza di un Mulino a vento: è il vertice di un’amena e ridente collina detta Sierra del Mulino a Vento da un mulino quivi esistente e dove, verso l’ottavo secolo, fu edificato l’antico abitato di Pollica. Oggi non ne rimane nessuna traccia anche se dalla documentazione scarsa rinvenuta è da ritenere che fosse stato realizzato prima del XIX secolo. L’esistenza del mulino a Montecorice è dunque particolarmente importante perchè ne rappresenta sia una rara testimonianza in Italia sia l’unico esempio in tutto il Cilento e, al pari di ogni altro bene culturale, appartenente a quel diffuso patrimonio di archeologia industriale, il suo recupero risulta fondamentale per conservare uan parte di storia e di cultura di questo territorio. Vogliamo ricordare ai lettori che Giuseppe Florio ne:”L’ingegnere mugnaio” (Napoli, 1871) così si espresse sui mulini a vento: “I molini a vento sono ormai divenuti rarissimi in Italia e solo in Sicilia ed in Sardegna se ne trova ancora qualche vestigia”.Onore quindi a Francesco Volpe di Montecorice che ebbe il coraggio di buttarsi in un’avventura certamente impegnativa e dispendiosa economicamente quando decise di impiantare un mulino a vento sulle colline del paese.

Egli rimase affascinato da queste strutture durante un suo viaggio in Sicilia in cui le poté vedere in tutta la loro efficienza lungo il litorale di Trapani e qui gli balenò l’idea di acquistarne uno.
Il mulino, con tutti gli ingranaggi fu poi trasportato via mare dalla Sicilia fino al porto di Napoli da cui poi proseguì il viaggio su terra fino a Montecorice. “ Mulino poi dismesso con il passare degli anni vista l’impossibilità di trovare maestranza che potesse rimediare ai guasti dei sofisticati, per l’epoca, ingranaggi. Ma non è l’unico mulino a vento che esiste nel Cilento. L’architetto Cerone ne configura un altro nell’abitato di Caprioli in località Fornace. Questi era adibito alla spremitura dell’olive ed aveva forma diversa da quello ubicato a Montecorice .

Storie di un passaggio della nostra storia che devono  essere obbligatoriamente conservate e preservate anche e soprattutto dalla mano dell’uomo che potrebbe in qualsiasi momento appropriarsene e rendere vano qualsiasi sforzo finora fatto. Anche essi, costituiscono la storia delle nostre radici e servono, col tempo, a definire i diversi centri di gravità del nostro stare al mondo, infatti, equivalgono  a catturare quell’immagine che non potrà più ripetersi, è l’illusione non solo di aver catturato il tempo, ma di aver effettuato un viaggio nella memoria, perché, in un certo senso ne  cristallizza il ricordo, restituisce esattamente quello che ha visto, anche dopo anni, trascinandosi con sé luoghi e persone.  Proprio per questo è importante, attraverso questi restauri conservativi  custodire la nostra memoria . Viviamo un momento di grandi trasformazioni, di  fronte a questo, la sensazione che prevale è di una grande confusione e di uno stato di profonda incertezza. È una bella sfida riflettere sui nostri valori e raccontare l’intensità dei cambiamenti in atto, come credo sia una necessità, preservare, restaurare queste  architetture del passato che possono raccontarci e insegnarci moltissime cose, attraverso un loro attento studio si può infatti risalire a tecniche di costruzione, aneddoti storici e molteplici retroscena così da farci meglio comprendere cosa è stato il nostro passato e quali i passi per affrontare il nostro futuro, un modo per continuare a scrivere la nostra storia attraverso quel passato vissuto appieno, rivivendo le stesse emozioni che queste innumerevoli e splendide architetture testimoniano.

credits foto e fonte: Comune Montecorice – Annali storici di Principato Citra – Arch. Costabile Cerone

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