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Una delle fiere più longeve del Cilento interno

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Nei miei ricordi di bambino fiera voleva dire giocattoli e torrone. Il mio paese, Sessa Cilento, si animava già all’imbrunire del 05 Dicembre di ogni anno: era il momento in cui arrivavano, per poi accamparsi per le tre notti a seguire, i venditori da mezza Campania e da quasi tutti i paesi del Cilento. Era bello la sera prima dell’evento girare fra i tanti “accampamenti” stabilitisi per le vie del paese ed intrufolarsi, a noi piccoli era permesso, nei vari tendoni – bancarella dove trovavamo la cortese ospitalità di qualche mercante. Sarà stato un caso , non credo, ma capitava di intrufolarci sempre nell’allestimento dei dolciumi e più precisamente del venditore di torrone meglio se al cioccolato. Il paese, in quelle sere prenatalizie, si animava di un atmosfera quasi fiabesca, i colori che contornavano questo borgo sembravano, erano diversi. Così per tutta la sera di ogni 5 dicembre, avendo prenotato il posto, gli ambulanti, si disponevano dall’incrocio per Santa Lucia fino in via Roma e poi in piazza detta “ra’Croce”.

Alcuni miei compaesani fornivano gli allacciamenti per la luce degli accampamenti e le strade sembravano addobbate a festa. Si attrezzavano, per tutta la notte, banchi di ferramenta con falci, pale e zappe per i contadini, ma anche di giocattoli e bambole, di gioielli a forma di spille, braccialetti ed orecchini, di stoffe. Si mangiavano le caldarroste ed il sanguinaccio di maiale. Il 6 dicembre, primo giorno dell’evento, mi alzavo di buon ora, con buona pace della sveglia dei giorni di scuola e percorrevo tutto l’itinerario fieristico che iniziava con la compravendita di animali, proseguiva con quello del vestiario da lavoro e terminava quasi sempre con la bancarella dei desideri e l’affannosa scelta di quello che, auspicavo, fosse stato il mio regalo. Ricordo che il mio primo acquisto, fatto e pagato da solo fu un coltellino a serramanico che utilizzai per molti anni e che impiegavo per appuntire quelle che erano le frecce o le varie lance usate per il tiro al bersaglio.

La lunga strada che mi avrebbe portato al tanto desiderato acquisto, ricordo, era contornata si dalle varie mercanzie esposte dai vari venditori, ma anche dagli odori acri delle bestie destinate al commercio a quelli dolci, quasi sinuosi, dei dolciumi, come a farne un miscuglio aromatico da far invidia a quello di una nota marca di “parfum eau de toilette”. Per i più piccoli , come me appunto, era un evento festoso e atteso, per gli adulti l’occasione per vendere e comprare animali, scambiare prodotti con gli allevatori dell’entroterra e dei borghi montani e costieri .   La festa purtroppo presto finiva. Era triste vedere, verso l’ora di pranzo, del giorno dell’Immacolata, i commercianti che iniziavano a smontare i banchi, soprattutto se arrivavano da lontano.  Una fiera diversa da quella di oggi.

Leggi anche:   Nel Cilento, ci sono luoghi che meritano il nostro tempo.
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Nonostante infatti la festa si sia mantenuta nel tempo, alcuni valori e tradizioni si sono persi. Negli anni, soprattutto dopo la metà degli anni ‘90, le possibilità di acquisto sono aumentate e quella fiera tanto attesa, parte di un passato in cui i bambini si divertivano con poco e in modo più genuino, è rimasta solo nel ricordo un po’ nostalgico delle persone  che hanno leggermente superato i 40 anni.  

La Fiera della Concezione, o meglio conosciuta dell’Immacolata, è stata ed è un evento economico importante adesso come nei decenni passati ma anche un momento legato alla tradizione del territorio. L’evento si svolge a Sessa Cilento, nei giorni del 6 – 7  ed 8 Dicembre di ogni anno, ormai da 136 anni (nel 2017) e segna l’inizio delle festività Natalizie E’ una delle fiere tra le più antiche del Cilento. Questo mi riporta alla mente la lettura di un mini opuscolo, redatto dal dott. Antonio Migliorino, su quello che è stato il percorso  attestante la nascita della “Fiera della Concezione”.

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Era il 30 Aprile 1881 e l’allora Consiglio Comunale con Sindaco Vincenzo Coccoli deliberava, con voto unanime , l’istituzione della fiera, decretata,  poi, dall’approvazione dell’allora Prefetto del Principato Citra (oggi Salerno) del 3 Novembre 1881.

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Alessandro Giordano
Dal Marzo 2015 racconto la nostra terra, il Cilento, mostrandola con gli occhi di chi la ama, la vive e vuole contribuire a farla apprezzare di più ai turisti e ai Cilentani stessi. La Storia, i Personaggi, la Cultura, le Tradizioni e le Contraddizioni, il patrimonio artistico, gli eventi e le iniziative in programma che ritengo più interessanti segnalare, i musei, le attrazioni e le proposte per i turisti, il cibo ed i prodotti del territorio sono i temi principali dei miei articoli.

1 commento

  1. Le tradizioni dei piccoli paesi del Cilento storico risentono purtroppo del cambiamento che il benessere e la tecnologia hanno determinato. Non tutto ciò che è nuovo necessariamente è una cosa buona, come non tutto ciò che appartiene al passato deve essere abbandonato o dimenticato. Riuscire a coniugare la tradizione con la modernità è la vera quadratura del cerchio, ma solo se serve a tramandare valori alle nuove generazioni.

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