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Il Sindaco pescatore era un insormontabile ostacolo

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Ormai a quasi sette anni ( n.d.r. 2016)  dall’uccisione del “Sindaco Pescatore” è proprio il caso di dire che siamo in alto mare e chi dovrebbe essere ancora oggi al suo fianco non aiuta, anzi trasporta ancora di più verso la deriva la verità. «Il sindaco pescatore sapeva che il territorio era stato invaso, così come tutto il Cilento, da organizzazioni camorristiche; e alcune delle sue ordinanze forti sono la conferma della sua consapevole decisione di aggredire questa cultura», queste le dichiarazioni dell’ex segretario del Comune di Pollica Gerardo Spira, molto vicino al Sindaco Vassallo nelle sue battaglie, se pur amministrative, contro gli illeciti perpetrati nel suo Comune, non tralasciando, però, l’intero comprensorio. Tesi che conferma la strada percorsa dall’Antimafia a discapito di chi pensa, anzi ne è certo, che Angelo Vassallo non sia stato ucciso dalla camorra o almeno non dovrebbe essere l’unica pista da seguire.

E sono le ultime vicende ad apporre un ulteriore tassello (20 Luglio 2016 fonte ANSA.it). Partite da un troncone dell’inchiesta sull’omicidio di Angelo Vassallo, hanno visto la Dda di Catanzaro monitorare la cosca cosentina dei Muto , con l’arresto poi, da parte dei carabinieri, di 58 persone nell operazione “Frontiera”. Fu appunto il Sindaco Vassallo che denunciò, un traffico di stupefacenti nella sua Acciaroli a dare il via a questa indagine, scoprendo, poi che il “giro” era appunto gestito dai Muto. Questo é emerso dalla conferenza stampa, come riporta il sito Ansa.it, svoltasi a Cosenza per illustrare i particolari dell’operazione. “Pensiamo – ha detto il Procuratore della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri – di avere toccato i vertici della ‘ndrangheta nel territorio dell’alto tirreno cosentino. Certo sbrogliare la matassa ancora non è facile, è difficile capire quali, tra le tante battaglie intraprese dal Sindaco ambientalista ed “intransigente”, abbia dato fastidio tanto da volerlo morto. Come le tante lotte ambientaliste, quelle amministrative, l’ex Sindaco è stato anche il Presidente della Comunità del Parco e non poche erano le quotidiane battagli che egli affrontava con “i muri di gomma”.

Una fra tutte  la “strada fantasma”, così fu all’epoca definita, la Provinciale 108 Casal Velino – Celso, appaltata ma mai realizzata e per la quale Angelo Vassallo, per  ben sette volte aveva scritto, ai referenti dell’amministrazione Provinciale,  per sapere cosa stesse avvenendo sottolineando  che l’impresa non risultava  aver portato in cantiere <<un solo metro cubo di materiale per eseguire la massicciata stradale>>. Inascoltato verbalizzò, poi, presso gli uffici della Guardia di Finanza di Salerno, i suoi sospetti sull’appalto per la costruzione della strada. L’audizione in Procura del Luglio 2010, costituisce l’ultimo atto di una lunga battaglia ingaggiata dal Sindaco su quei “lavori” prima di essere assassinato nel settembre dello stesso anno. Ormai a quasi sette anni ( n.d.r.2016)  dall’uccisione del “Sindaco Pescatore” è proprio il caso di dire che siamo in alto mare e chi dovrebbe essere ancora oggi al suo fianco non aiuta, anzi trasporta ancora di più verso la deriva la verità. Ormai sono lontani i tempi in cui le mafie si tenevano lontane dal Cilento, ritenuto un territorio di scarso interesse poiché  inoperoso  e poco consono a manovre di illegalità. Ma tant’è, il turismo,  nuove possibilità di costruzioni ed un relativo benessere di un Cilento martoriato da anni di abbandono e, diciamolo pure,  di arretratezza  ha attirato, come calamita,  strani e sinistri personaggi.

Chissà se però costoro avevano messo in conto di avere a che fare anche con i cilentani perbene tra cui Angelo Vassallo? « Insormontabile ostacolo» per chi aveva progettato interessi speculativi . Certo non è facile sconfiggere la piovra mafiosa che domina e l’uccisione di Vassallo ne è la prova, bisogna capire dov’è la testa su cui indirizzare i nostri colpi principali. SI trova nell’alta finanza? nei circoli dell’industria? dell’agricoltura? del terziario? o nelle istituzioni ?! I fiumi di miliardi elargiti dallo Stato per lo sviluppo del sud Italia e quelli comunitari per le “aree depresse” sono andati a finire per lo più nelle tasche di chi controlla interi territori, e in quelle, di tutti o quasi, i partiti di “regime” e dei pescecani capitalisti locali  che continuano a fare lauti guadagni . Continui inaffiamenti politici in vista soprattutto delle elezioni, in un mezzogiorno condannato alla deindustrializzazione e al sottosviluppo, hanno trasformato  la classe dominante in grandi ed onnipotenti trust: all’antica figura del “presidente dei prezzi” del mercato ortofrutticolo. La presenza che da qualche anno si inizia ad intuire della camorra sul territorio cilentano  è oggi sotto gli occhi di tutti anche di chi non vuol vedere. Si inizia con poco, spaccio, prostituzione  per poi allungare i tentacoli su di  un territorio, lo scrivevo prima,  oggi altamente redditizio per la camorra.

Per oltre un ventennio la martellante propaganda di alcuni soggetti politici sul “rinascimento della Campania” e l’omertoso silenzio di tutti i governi che si sono succeduti alla guida del Paese avevano contribuito alla favola del ridimensionamento della criminalità organizzata. Con l’avvento del 2° governo Berlusconi nel 2001, si arrivò a sostenere che “con la mafia bisogna convivere” (dichiarazione del ministro dei trasporti ed infrastrutture Pietro Lunardi) e le commissioni parlamentari derubricarono la camorra dalle organizzazioni criminali più pericolose del Paese. Questo mentre centinaia di clan continuavano pressoché indisturbati ad avere in pugno parti importanti del potere economico, finanziario e politico, in molti comuni della provincia di Salerno e nello stesso capoluogo. Un rapporto dell'”Alto Commissariato per la prevenzione ed il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione” denunciava  l’altissima capacità di infiltrazione della criminalità organizzata nelle istituzioni e nella pubblica amministrazione in genere.

Nel rapporto si legge che “la malavita organizzata ha aggiornato le tecniche d’intervento nel tessuto sociale, conquistando, attraverso una pressante e specialistica penetrazione nei meccanismi di produzione e amministrazione della ricchezza, importanti fasce di attività economiche e spazi di mercato più vasti, stabilendo accordi di “cartello” e basi logistiche a livello internazionale, attuando condizionamenti di rami della Pubblica Amministrazione e forme di collusione con esponenti politici, amministratori di enti locali, pubblici ufficiali ed incaricati di pubblici servizi”. Il livello politico dello scambio tra mafie e istituzioni è, del resto, evidentissimo anche dai vari processi che si sono svolti, con esiti diversi, negli ultimi anni e nei quali sono stati o sono indagati presidenti di regione ed ex-presidenti del governo nazionale, deputati regionali e nazionali. Ricordiamo poi il ruolo delle mafie nello spostamento di pacchetti di voti a favore di questo o di quel candidato al parlamento nazionale e ai consigli regionali.

Non so se esiste una ricetta per sconfiggere la camorra  ma mi piace pensare che un giorno, con mezzi leciti, si potrà, ma mi piace pensare che la vittoria possa anche arrivare da un chiodo scaccia chiodo, come  viene raccontato nel libro “Teste matte – Criminali che osarono combattere la camorra” , di cui riporto un breve  passo: “Tutti possiamo morire. Ogni giorno. Ma non tutti viviamo con questo pensiero. Non tutti pensiamo che ogni volta che mettiamo il piede fuori di casa possiamo essere uccisi. Ho trovato la soluzione ai problemi della mia famiglia creandomi sempre nuovi nemici addestrati a uccidermi. Si piangeva perché spesso veniva colpita gente innocente. Si piangeva perché era sempre più difficile trovare una via d’uscita. Si combatteva colpo su colpo, il nostro credo era non diventare come loro, come la camorra, ma il rischio di somigliarle era sempre più alto. Abbiamo fatto una rivoluzione, abbiamo destabilizzato il potere dei boss dicendo NO una dieci cento volte a ogni cattiva richiesta che fosse un’estorsione, un abuso, un ricatto. Eravamo contro tutti, con il solo appoggio della brava gente del quartiere. La nostra storia è cominciata quasi per gioco una mattina di trent’anni fa. A nove anni e già orfani dell’innocenza”.

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