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Non demolire i ricordi !

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Io ero un adolescente quando il palazzo venne abbattuto. Avevo l’incoscienza dei miei 16 anni, la non voglia di interessarmi di quello che sarebbe potuto accadere ad un pezzo di storia del mio paese da tramandare ai posteri, ai figli di mio figlio, quella che era la forza, la sovranità sia fisica che morale che questo “monumento” emanava. “L’Opera Pia Pompeo Lebano” venne abbattuta dopo il tragico terremoto del 1980 che distrusse gran parte di Campania e Lucania.

Il palazzo cadde sotto i colpi della pala meccanica, fino a diventare un cumulo di macerie trasportate in discarica e non so dove altro nell’estate del 1981. Che la sorte del monumento fosse già da tempo segnata era cosa nota, da quando si era cominciato a pensare che uno dei simboli del paese dovesse essere sostituito con un’opera più moderna che si armonizzasse con il contesto urbano. Il sisma del 1980, ne decretò la sua completa distruzione.

Pompeo Lebano

L’edificio, era di proprietà del Signore di Sessa Cilento, Pompeo Lebano ( in foto), alla sua morte, il 9 novembre 1919, volle destinarlo, con parte del suo patrimonio a quello che poi sarebbe diventato un’ente morale  per persone sole, bisognose e non autosufficienti, per poi, verso la fine retto dalle Suore Vocazioniste, adibito ad asilo infantile.
Io, lì in quella struttura, vi ho passato parte della mia fanciullezza essendo stato, come tanti miei coetanei, frequentante della allora scuola per l’infanzia ed i ricordi tristi, di felicità ed a volte anche di paura, soprattutto quando transitavo con Suor Margherita  in quei stanzoni enormi e bui  prima di raggiungere l’ampio giardino presente nella struttura, si accavallano nella mia mente.

E’ riduttivo definirlo “Palazzo” era un vero e proprio monumento, con i suoi due fregi sovrastanti il portone d’ingresso, la sua forma a geometria rettangolare con sulla sommità un abbaino contenente l’orologio murale (ora parte di questa strumentazione è stata utilizzata per l’orologio che sovrasta la piazza principale) fornito di campane che ad ogni ora ricordavano alla comunità il consumarsi del tempo, i grandi locali annessi al piano terra della struttura che ospitavano varie attività commerciali dell’epoca, animando e rendendo Sessa Cilento un paese attrattivo dal punto di vista economico/commerciale e la cappella della Madonna dell’Immacolata presente in un ala retrostante  del palazzo, con il suo altare e la pavimentazione in marmo,  anch’essa andata distrutta o finiti ad abbellire le residenze di qualche lestofante! Con la demolizione del monumento quindi, insieme al polverone delle macerie, si è sollevato, ahimè dopo molti anni, anche quello delle polemiche.  E’ stato giusto o meno demolirlo, sostituendolo con una piazza dall’architettura, a mio parere, oscena e che non rispecchia affatto la “sacralità” del luogo?
Non sono un esperto del settore e non voglio cimentarmi in una articolazione di si poteva… si doveva.. ecc…   non né capisco nulla. Capisco, comprendo però che era un simbolo di Sessa, aveva una rilevanza storica per il paese ed il circondario tutto.   Era  ormai a tutti gli effetti divenuto un bene culturale, con una sua portata storica, sociale e, non ultima, affettiva.

Il concetto di sostituzione del vecchio con il nuovo non può essere applicato in questi campi. Per intenderci, non mi pare che il Colosseo sia stato demolito perché non più all’avanguardia o semidistrutto, o che la Colonna Traiana sia stata distrutta perché non in linea con un nuovo progetto! Una decisione sin troppo frettolosa. Hanno impiegato meno tempo a demolirlo di quanto avrebbero dovuto impiegare per recuperarlo. Ma, per fortuna, c’è la preservazione del ricordo, le poche immagini, per lo più sbiadite di quello che era parte della mia storia. Molti di noi probabilmente ricordano con piacere se stessi da bambini, accoccolati sulle gambe di un nonno, assorti, attenti a non perdere una parola delle storie che ci venivano raccontate. Queste, col passare degli anni, vengono comprese e ricordate come esperienze di vita vissuta. Venivano raccontate per insegnare quello che l’esperienza aveva portato ad imparare, perché fossero di esempio o per mantenere la memoria di vite vissute secondo usanze e valori di un’altra epoca.

Per molti di noi l’importanza di questi ricordi si è svelata ed è cresciuta man mano che si diventava “grandi”, quando abbiamo incominciato a capirne il vero valore. Capita allora di ritrovarsi alla ricerca, di inseguire quello che i “nostri vecchi” saprebbero raccontarci.  Prima che scompaia del tutto.
Quando questo succede, quando si ha la fortuna di riuscire a trovare il tempo fra i mille impegni della vita quotidiana per sedersi ad ascoltare a ricordare, si scopre un mondo estremamente affascinante. Internet, lo strumento scelto per trasmettere foto, video, permette una fruibilità del tutto elastica per quanto riguarda la disponibilità dei contenuti e le modalità di accesso ai ricordi. Di una cosa però sono certo, la colpa della “demolizione dei ricordi” non può essere solo data ai nostri amministratori ma anche a noi stessi che ci svegliamo sempre dopo, a cose fatte.  Alle cose, ai simboli, cosi come alle persone ci si deve tenere quando ci sono non ricordarsene quando non ci sono più.

Alcune notizie sono state tratte dal libro: “Sessa Cilento nel Secolo XX. Uomini e vicende.” a cura di Antonio Migliorino  – L’Opera editrice.

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