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Non è “sessista” la spigolatrice di Sapri ma il simbolo di un ideale

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Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti! Me ne andavo al mattino a spigolare, quando ho visto una barca in mezzo al mare: era una barca che andava a vapore e alzava una bandiera tricolore… inizia così La Spigolatrice di Sapri, poesia composta nel 1858 da Luigi Mercantini che è tornata recentemente agli onori della cronaca. Non è però il notissimo componimento a far parlare di sé, ma la statua da poco inaugurata in città. Una statua definita sessista, troppo procace e sensuale per la donna che dovrebbe rappresentare. Ma chi era, davvero, la Spigolatrice?

Per dare alla Spigolatrice, che in realtà non è mai esistita in quelle terre, occorre darle una dimensione leggendo con attenzione il testo della poesia di Mercantini. Il componimento si ispirava alla spedizione guidata dal rivoluzionario Carlo Pisacane proprio in quel di Sapri: una spedizione che avrebbe dovuto dare il via un tumulto, a una reazione antiborbonica nel cuore del Regno delle Due Sicilie. A vedere arrivare la spedizione a Sapri è proprio la Spigolatrice: una lavoratrice dei campi, una donna innocente che per puro caso assiste allo sbarco mentre raccoglie le spighe che si sono allontanate con il vento dai campi. Con gli occhi rivolti al mare, la Spigolatrice racconta e definisce una storia, purtroppo, destinata a finire male. Ciò che però rende la sua figura doppiamente interessante è che il suo ruolo non è solo quello dell’osservatrice: lasciate cadere le spighe, la donna si unisce alla rivolta.

Dunque, La Spigolatrice diventa parte integrante della rivoluzione. Diventa simbolo di una volontà più forte, di una passione che si muove su più fronti. Da una parte, infatti, la donna si innamora immediatamente proprio di Pisacane, come ci dicono i versi del componimento: Con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro un giovin camminava innanzi a loro. Mi feci ardita, e, presol per la mano, gli chiesi: «Dove vai, bel capitano?» Guardommi e mi rispose: «O mia sorella, vado a morir per la mia patria bella». Io mi sentii tremare tutto il core. Dall’altra, si innamora anche del suo ideale, dell’idea di difesa della patria. Lasciatasi alle spalle il suo umile lavoro, si unisce ai giovani, ne segue il cammino. Ciò a cui assiste, però, è tutto fuorché un trionfo: è proprio lei ad annunciare che l’intero gruppo, compreso Pisacane, non sopravvive allo scontro con le truppe borboniche.

Leggi anche:   Cilento e Piemonte, il dolore che ci accomuna
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Pare, infine che anche lei muoia, pur non esimendosi dal lodare il coraggio dei rivoluzionari: vollero morir col ferro in mano, e avanti a lor correa sangue il piano: fin che pugnar vid’io per lor pregai; ma un tratto venni men, né più guardai. Mercantini, dunque, ci racconta di una donna forte che insegue un anelito di libertà, con coraggio e devozione. Dunque, la Spigolatrice di Sapri rappresenta il patriottismo, la forza di volontà, il desiderio di essere liberi dall’oppressione di chi non si pone scrupoli. Il suo significato è profondo, è denso. Ed è un significato che nessuno dovrebbe toglierle, a dirla tutta. Eppure, sembra stia scivolando via in favore di una serie di polemiche. Sì, perché l’ultima statua posizionata a Sapri il 25 settembre 2021, realizzata dall’artista cilentano Emanuele Stifano, è stata reputata sessista e troppo provocante. A renderla tale sarebbero le forme procaci e il vestito che le esalta, rendendole ancora più evidenti.

Non entrando nel merito della polemica (e tenendo presente che esiste già un’altra statua della spigolatrice, posizionata nel 1994 sullo scoglio dello Scialandro), ciò che sarebbe utile è ricordare ciò che la Spigolatrice significa, a prescindere dalle sue forme e dalla sua avvenenza. E, soprattutto, sarebbe utile ricordare che malizia e cattive interpretazioni sono più spesso negli occhi (e nei gesti) di chi guarda, che nell’arte.

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da: DiLei.it

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

Roberta Martucci
Roberta Martucci
Redattrice e responsabile della pagina Magazine di Cilento Reporter, esperta di marketing, è impegnata da anni a valorizzare le tante eccellenze, e gli eventi del territorio. Giornalista eclettica, vanta diverse collaborazioni con giornali, riviste e televisioni, e da cronista ama raccontare storie di persone, vicende e curiosità. Il suo sguardo del Cilento, terra che definisce “maledettamente bella”, è visibilmente innamorata di tutto ciò che descrive e che tocca le corde dei sensi.

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