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La “folle” creatività di Guerino

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Che poi il termine non è esatto, si tratta di essere in quella linea sottile tra genio e follia, tipica delle persone intelligenti e sensibili, con una visione particolare del mondo, che hanno bisogno di esprimersi, e quindi creare, per poter comunicare agli altri il proprio io interiore e il proprio pensiero.

Ed ecco l’artista, Guerino Galzerano, nativo di Castelnuovo Cilento di professione contadino.

Voluto, desiderato e “trasportato” (in foto) da Vittorio Sgarbi al suo Museo della Follia, andato in mostra a  Salò dall’11 Marzo al 16 Novembre 2017.

Il  suo impeto nel “rimaneggiare” opere già esistenti che Lui ha provveduto a ricoprire di ciottoli di fiume o di mare, ha reso le stesse uniche nel suo genere. Passeggiando per Castelnuovo, per la salita che porta al Castello, già si può notare il suo estro creativo in una sorta di giardino pensile con tanto di panchine ed abbeveratoi per gli uccelli rigorosamente ricoperti o costruiti con sassi.

Poi c’è casa sua, in uno dei tanti vicoli del borgo, ha  le pareti esterne interamente ricoperte da ciottoli quasi a farla sembrare uno di quei palazzi narratici in una  favoleggiante storia di un tempo passato.

Ed è monumentale ed ha le stesse fattezze la sua ultima dimora, nel cimitero del paese dove sulla sua lapide, Guerino è morto nel 2002, a imperitura memoria ricorda che: ”….Qui finisce la legge degli uomini e  comincia quella di Dio”.

Ma chi era Guerino. La morte del padre, la guerra, un’accusa infondata di omicidio lo rendono schivo e introverso.

Nel 1970 l’evento più drammatico e doloroso della sua vita. In un confronto verbale con la madre, del presunto amante di sua moglie, a una risposta negativa Guerino reagisce male: entra in una casa con la porta aperta, si impadronisce di un fucile e ferisce la donna, poi va in un campo dove ci sono delle braccianti che lavorano e spara, uccidendo un’amica della moglie, ritenuta responsabile della storia dell’adulterio.

Dopo alcuni giorni di latitanza , si costituirà al carcere di Vallo della Lucania e, bussando alla porta, esclamò: “Ritirate le vostre truppe. Sono io l’uomo che cercate”. Venne, poi,  affidato al manicomio criminale di Aversa, dove rimase fino al 1977.

Proprio lì cominciò a realizzare alcune delle sue opere, definite: sculture visionarie.

© Riproduzione riservata
Alessandro Giordano
Alessandro Giordano
Giornalista pubblicista e appassionato di scrittura, Alessandro Giordano è da sempre profondamente legato al Cilento e alla sua realtà. Nel corso della sua attività ha raccontato il territorio, le sue comunità, le trasformazioni, le criticità e le eccellenze, con particolare attenzione alla cronaca, alla politica locale, alla cultura e alle tematiche sociali. Fondatore e direttore di CilentoReporter.it, ha scelto di mettere la propria passione per la scrittura al servizio di un'informazione attenta al territorio, convinto che raccontare il Cilento significhi soprattutto conoscerlo, viverlo e dare voce alle sue persone e alle sue storie.
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