6.1 C
Sessa Cilento
sabato, 2 Marzo 2024
Prima PaginaMagazineCulturaCome era la famiglia nel Cilento

Come era la famiglia nel Cilento

Nel Cilento non si usa o usava quasi mai il termine famiglia per intendere soltanto il marito, la moglie e i figli.  Per noi la famiglia è qualcosa che si avvicina molto di più ad un clan. Tanto tempo fa la famiglia era composta da molti membri e più generazioni vivevano insieme nella stessa casa (si partiva dai nonni ma a volte anche dai bisnonni o dai trisnonni) ma anche il complesso di numerosi parenti diretti e non, vicini e lontani. Molto diverse erano gli “assemblaggi” familiari di una volta, insieme con una coppia di coniugi vivevano spesso i figli  con le proprie mogli e rispettivi figlioli e talvolta se questi ultimi erano già in età di essere sposati anche i figli dei figli. La donna anziana della casa, di solito la suocera, governava questo impero dando prova di abilità, di competenza amministrativa e qualche volta di tatto.

Oltre ai consanguinei, vivevano a volte, nella stessa casa, parenti meno prossimi che per un motivo o per l’altro, avevano diritto di far parte di questa vasta organizzazione familiare; una cugina vedova, uno zio che non aveva una sua famiglia, una zia nubile. Tutti i parenti che abitavano vicino  o lontano avevano diritto di venire a fare una visita che poteva durare anche delle settimane e nessuno avrebbe mai trovato inopportuna la loro presenza. Dopo tutto non è questo lo scopo della famiglia? Ricordo che una famiglia, abitavano poco distante da casa mia, tutti i giorni ad un orario ben preciso, riceveva la visita di un loro lontano anziano cugino; egli lo faceva non per godere della loro compagnia, ma soltanto perché era troppo tirchio per comprarsi il giornale. Tutti i pomeriggi, intorno alle cinque, ad alternanza, membri della famiglia, preparavano una seggiola in giardino, con sopra il giornale fermato con un sasso affinché il venticello pomeridiano non ne scompigliasse i fogli.
Il cugino arrivava, si accomodava in giardino, ammirava gli splendidi colori del tardo pomeriggio cilentano, leggeva il giornale ed andava via, spesso non scambiava nemmeno una parola con uno degli astanti o con me che incuriosito lo guardavo dal balcone.

Mi sembrava strano, ma poi capii che nella mentalità dei cilentani, i confini della famiglia sono vastissimi. Nessuno di coloro che ne fanno parte, e tanto meno un parente anziano, anche se non consanguineo, veniva allontanato perché indesiderabile. Tutti continuavano a far parte della famiglia, amati e rispettati. Da bambino, poi,  assistetti al discorso tra, un mio lontano parente rientrato da poco dagli Stati Uniti d’America ed alcune persone che, facendogli capannello intorno, morivano dalla curiosità di ascoltare le sue avventure esotiche in quel nuovo Paese. Fra tutte, la domanda che mi parve più interessante fu posta da una vecchina del rione, mezza cieca e quasi sorda: ” Dimmi, è vero che all’ America ci sono delle donne vecchie che vivono sole? ” –  ” Si “, ammise l’emigrante, ” non sempre c’è posto per i vecchi nella casa dei nuovi sposi “–  ” Oh “– sospirò Lei –  ” Che tristezza! ” –  “ I vecchi “– si sentì rispondere – “ in America spesso preferiscono avere una casa per conto loro “– ” Non parlavo dei vecchi ” – ribattè Lei con tono secco e spazientito –  “ Volevo dire che è triste per i giovani.

In ogni famiglia dell’antico Cilento non soltanto c’era posto per tutti, ma c’era veramente bisogno di tanti parenti e del contributo di ognuno di essi. In queste case esisteva sempre un senso di considerazione per una quantità di persone che potevano,  forse,  anche non andare a genio a tutti, ma che comunque rispettavano. Ma come era possibile in un ambiente tanto affollato trovar posto per se stessi, per dare sfogo alle preferenze, ai gusti, alle capacità individuali? Era possibile, grazie all’arte tutta cilentana di essere soli in pubblico. Ma se la capacità di essere soli in pubblico era oltremodo apprezzabile era altrettanto necessario andare d’accordo con tutta  una schiera di persone, le più disparate che non si erano reciprocamente scelte di spontanea volontà. Idealmente, la persona formata dalla famiglia cilentana imparava a trarre dai rapporti con tutti i propri simili, non soltanto con quelli che non si è scelti, un arricchimento e non un impoverimento della vita.

Ella doveva essere arbitro delle liti, la consolatrice dei dispiaceri, la confidente, la consigliera negli inevitabili problemi derivanti dalla vita in comune, una fonte di forza spirituale. Ma questo era possibile soltanto se alla base di tutto c’era il rispetto per gli altri, non soltanto per i giovani, ma anche per i vecchi, non soltanto nel senso della gratitudine che ciascuno doveva e deve ai propri genitori, ma per l’effettivo valore che si attribuiva alla loro presenza e a quel che essi potevano fare per contribuire all’ esistenza di quanti vivevano con loro.

© Diritti Riservati

Alessandro Giordano
Alessandro Giordano
Dal Marzo 2015 racconto la nostra terra, il Cilento, mostrandola con gli occhi di chi la ama, la vive e vuole contribuire a farla apprezzare di più ai turisti e ai Cilentani stessi. La Storia, i Personaggi, la Cultura, le Tradizioni e le Contraddizioni, il patrimonio artistico, gli eventi e le iniziative in programma che ritengo più interessanti segnalare, i musei, le attrazioni e le proposte per i turisti, il cibo ed i prodotti del territorio sono i temi principali dei miei articoli.

2 Commenti

  1. Anche a casa mia (roccadaspide) la nostra famiglia mi sembrava una tribù,poi nel dopoguerra specialmente che cera una miseria da far spavento,e tutte le braccia erano buone per zappare la terra,comunque poveri si….,ma la famiglia era la famiglia.

  2. Bellissimo “ritratto” della famiglia di una volta. Nella mia famiglia era così come descritto. Io sono nato nell’immediato dopoguerra

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Ultimi Articoli

Botta e risposta tra Orazio Schillaci e Vincenzo De Luca. A scatenare la scintilla sono stati i manifesti della Regione Campania in cui la premier Meloni veniva presa di mira e si attribuiva al Governo la chiusura dei pronto soccorso, giudicati dal ministro della Salute “falsa propaganda
Altri 3mila metri quadri di area museale aperti al pubblico. Con la benedizione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La Reggia di Caserta
Una maxi-treccia tricolore in onore del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che oggi ha inaugurato la nuova ala ovest della Reggia di Caserta.

Articoli correlati

Sabato 18 novembre alle ore 16.30, in modalità on line, l’Associazione storico – culturale “Progetto Centola” e il Gruppo “Mingardo/Lambro/Cultura” presentano il libro di Marco Gatto “Rocco Scotellaro e la questione meridionale”. 
Testimonianza della magnificenza greca, a un passo dal Parco Nazionale del Cilento e a poca distanza dalla Costiera Amalfitana, Paestum è una delle destinazioni più affascinanti del Sud Italia. Oltre a conquistare con la sua bellezza, è adatta ai giovani e alle famiglie per la presenza di attrattive culturali
Un nuovo appuntamento con la letteratura, un incontro letterario sul mare, organizzato dall’associazione Book Crossing Camerota e il Circolo Carlo Alberto 1886 di Padula

Dallo stesso Autore

I bambini la aspettano con trepidante attesa. Questa notte, infatti, la Befana lascerà tanti dolciumi a quanti sono stati bravi, mentre chi si è comportato male dovrà accontentarsi di un pezzetto di carbone.
La filiera della mozzarella di bufala campana Dop fa bene all’ambiente ed è sempre più green e sostenibile. Lo rivela un nuovo studio scientifico, realizzato dal professor Luigi Zicarelli e da Roberto De Vivo, Roberto Napolano e Fabio Zicarelli.
Le vedute acquerellate delle antiche commende di Rodio e di San Mauro la Bruca, trovate in un cabreo (cioè in un registro patrimoniale) del 1626 custodito presso la National library di Malta