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Nel Cilento, una volta c’erano i cantonieri

-Pubblictà-

Numerose le foto, anche da parte mia, del Cilento imbiancato, bello, bellissimo, incantevole a volte con contorni fiabeschi che durano, appunto, il tempo di un racconto e all’indomani svaniscono. Difatti, perché il giorno dopo,  ci troviamo a lottare contro i cumuli di neve sparsi al lato della strada rotabile e magari anche poggiati delicatamente sullo strato viario.
“Non siamo preparati”, questo ho letto su numerosi “annunci liturgici” dei vari social. Non siamo preparati? Cosa significa!!

La protezione civile, ha diramato già in tempi non sospetti che qualcosa nell’andamento meteorologico stava cambiando, predisporsi in tempo sarebbe stata la cosa più logica da fare, ma nulla, si aspetta sempre che “ci scappi il morto” (è un modo di dire) per correre ai ripari, bastava guardare anche solo il meteo in TV.

La foto allegata a questo post, racconta ciò che ho trovato stamane (Gennaio 2017) percorrendo appena 3 chilometri in direzione sud e non oso pensare quali possano essere state le condizioni dei percorsi in direzione nord !!??. E si…, una volta erano i cantonieri che si occupavano della pulizia dei bordi e del manto stradale, ora non più, qualche testa pensante, ha deciso che i cantonieri costavano troppo, ha fatto due calcoli, più soldi per i cantonieri meno soldi per me, con la controprova più soldi per me uguale più benessere, belle auto, donnine al seguito  , jacuzzi, ecc.ecc… .Risultato, eccolo, neve tendente al ghiaccio sulla viabilità ordinaria, steli rinsecchiti come nelle savane africane, ma lì almeno sono naturali, e chi se ne frega del paesaggio a chi interessa se il povero pendolare, lo studente ma anche un mezzo di soccorso dovesse attraversare questo campo siberiano.

Ed a questo “piccolo” uomo, ricordo della mia infanzia che la mia mente è andata, con le prime luci del giorno dopo; lo stradino di una volta che svolgeva il suo lavoro del tutto manualmente, aiutato solo da pochi strumenti rudimentali: una pala, un martello, una zappa, una falce, una carriola. Ogni stradino aveva la manutenzione di cinque o sei chilometri di strada. Ogni tratto stradale veniva ricoperto da un cantoniere, questi ne era il responsabile, il padre putativo, e più il territorio era vasto più stradini necessitavano. Il lavoro era gravoso: spargere la ghiaia, il sale quando il manto stradale era ricoperto da neve/ghiaccio, pulire i fossi, creare le cunette per far scorrere l’acqua accumulatasi, tagliare spine ed erbacce. Addetto al controllo dell’omino vi era il capo cantoniere che soprassedeva ai lavori e che, quando era necessario, non risparmiava rimproveri ai sottoposti.
Oggi anche la figura dello stradino o cantoniere, come dir si voglia, è scomparsa: non si trova più l’ operaio che lungo la strada, tra la chiusura di una buca e l’altra, chiacchiera con il passante di turno, ma svolge diligentemente il suo lavoro. In questi giorni molti, tanti, sicuramente io sto sperando in un po’ di pioggia (poca però)  purificatrice dell’asse viario e dell’animo di chi ha voluto che una figura come “l’omino della strada” non esistesse più.

© Riproduzione Riservata

Alessandro Giordano
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