Il restauro in corso nel santuario francescano di Sant’Antonio a Polla, rappresenta un’importante iniziativa volta alla valorizzazione di un patrimonio artistico e culturale di grande valore. Tra le opere oggetto di questo intervento conservativo spicca “La discesa agli inferi“, un affresco attribuito al pittore lucano Pietro Antonio Ferro, attivo nei primi anni del Seicento. Questo capolavoro, purtroppo poco conosciuto, è ora al centro di un processo di recupero che mira a restituirne la leggibilità cromatica e la definizione formale, portando alla luce significati profondi e dimensioni teologiche ricche di implicazioni. “La discesa agli inferi” affronta un tema cruciale come quello della redenzione universale, ponendo al centro della scena un Cristo risorto che, con la croce a stilo e i segni della vittoria sulla morte, irrompe negli inferi con l’intento di abbatterne le porte e liberare le anime di Adamo, Eva, Giovanni Battista e dei profeti. Questo affresco si sviluppa all’interno di una complessa architettura dipinta che non solo incornicia la scena, ma contribuisce anche a conferirle equilibrio e forza narrativa, rendendo il messaggio trasmesso dall’opera ancor più incisivo.
L’importanza di quest’intervento non risiede soltanto nell’aspetto estetico, ma anche nella necessità di promuovere una rilettura più approfondita di uno dei cicli pittorici meno noti, peraltro significativo nel contesto dell’arte meridionale del periodo. La presentazione pubblica tenutasi di recente ha gettato nuova luce sulla dimensione iconografica e dottrinale dell’affresco, attraverso gli interventi di fra Mimmo Marcigliano e della teologa Lorella Parente. Questi relatori hanno sottolineato il legame indissolubile esistente tra arte, catechesi e spiritualità francescana, illuminando come l’opera di Ferro si inserisca perfettamente in un discorso più ampio che coinvolge la fede, la cultura e l’identità religiosa del territorio. A orchestrare queste riflessioni, l’evento è stato arricchito dalla musica del flautista Bernardo Tramontano, che ha accompagnato il dibattito con brani in grado di evocare emozioni profonde e favorire un’atmosfera di contemplazione e meditazione. La fusione di arte visiva e musicale ha permesso ai presenti di immergersi in un’esperienza multisensoriale, restituendo così un ulteriore livello di significato all’opera e alla sua storia.
Tra i partecipanti all’incontro, figura il guardiano del convento, fra Marco della Rocca, che ha preso parte attivamente alle discussioni sul valore del restauro e delle tradizioni artistiche del santuario. Presente anche il sindaco di Polla, Massimo Loviso, insieme al consigliere regionale della Campania, Corrado Matera, che hanno evidenziato quanto sia fondamentale preservare e promuovere il patrimonio culturale locale, sia per la comunità che per i visitatori. Il santuario francescano di Sant’Antonio a Polla è stato fondato nel 1541 e si distingue come uno dei complessi religiosi e artistici più rilevanti della Campania. Dalla sua proclamazione a monumento nazionale nel 1925, ha continuato a conservarsi come custode di un patrimonio barocco di straordinaria importanza, con opere di artisti come Michele Ragolia e fra Umile da Petralia. Nel 2012, il santuario è stata inserita tra le “Mille meraviglie d’Italia”, sottolineando ulteriormente il suo valore inestimabile. In un contesto di crescente interesse per il patrimonio culturale, è interessante notare come nel 2010 sia avvenuto un evento straordinario, la lacrimazione della statua del Santo, riconosciuta dalla Chiesa come “empiricamente non spiegabile”. Tale fenomeno ha richiamato un numeroso afflusso di devoti e curiosi, ponendo ulteriormente in risalto l’importanza del santuario nella vita spirituale e sociale della comunità.
La valorizzazione del patrimonio artistico del santuario, rappresentata dal restauro di “La discesa agli inferi” e da altre opere, non solo restituisce dignità e visibilità a questa eredità culturale, ma crea anche opportunità per una rinnovata riflessione sulla fede e sulla spiritualità, immettendo linfa vitale in una tradizione che affonda le radici nel tempo. Il santuario di Sant’Antonio, dunque, non è solo un luogo di culto, ma un fulcro di arte, cultura e di esperienze umane che, come affreschi, continuano a raccontare storie di speranza e di redenzione. Questo restauro segna quindi non soltanto il recupero di un’opera d’arte, ma rappresenta anche un invito a tutti noi a riscoprire e rivalutare le nostre radici culturali e spirituali, elementi essenziali per costruire una comunità coesa e consapevole.

