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Eventi - 23 Luglio 2019

Alda Merini e Emily Dickinson rivivono di fronte i templi di Paestum

Le autrici presenteranno i loro libri mettendo in luce le analogie che legano le due poetesse. Oltre agli interventi delle due autrici, un monologo dal titolo “Il bozzolo bianco”, interpretato dall’attrice Biancarosa Ruocco, e gli interventi musicali del cantautore Mico Argirò.

Venerdì 26 luglio, alle 20:30, si terrà, presso il giardino del Domus Clelia, di fronte ai maestosi templi dell’area archeologica di Paestum, un appuntamento con la letteratura dedicato alle autrici Alda Merini e Emily Dickinson.
L’incontro prende spunto da due libri dedicati alle due autrici, entrambi pubblicati da L’Argolibro: il primo, dedicato a Alda Merini, è “Forza e liberà: attraverso Alda Merini”, di Ivana Leone; il secondo, “Emily Dickinson: il sogno del diavolo”, è scritto da Milena Esposito. Le autrici presenteranno i loro libri mettendo in luce le analogie che legano le due poetesse.
Oltre agli interventi delle due autrici, un monologo dal titolo “Il bozzolo bianco”, interpretato dall’attrice Biancarosa Ruocco, e gli interventi musicali del cantautore Mico Argirò.
Inoltre, per tutti i presenti, sarà allestito un buffet.
«La magia, i suoni, i profumi e l’odore del mare riportano alla mente lei, la mia poetessa dei navigli. Paestum, un luogo magico e incantato dove i versi di Alda potranno vivere una dolce stagione. L’idea di dedicare una serata alla Merini, insieme a Emily Dickinson, nasce da un profondo legame tra me e Milena Esposito, e da tante analogie che legano queste due poetesse. La poesia, la libertà, la sana “pazzia”, rappresentano la chiave di lettura principale di queste due donne senza tempo. Alda, come Emily, ed Emily, come Alda, la solitudine che fa da sfondo a momenti particolari della loro vita e che ha segnato la nascita della loro libertà: ecco perché il titolo di questo mio ultimo lavoro. Il saggio rappresenta la mia rinascita.

La consapevolezza che la libertà si conquista poco a poco e che bisogna tenersela stretta. Il mio è un “grido” alla libertà delle donne, alla conquista di se stesse e alla propria identità. In questo lavoro inizio a parlare di libertà attraverso Alda Merini, la poetessa dei Navigli, donna geniale nella sua sana “pazzia”. La poetessa dei Navigli era una donna profonda, estrosa, “folle”; era fuori da ogni cliché della donna madre e moglie che ama in silenzio, invecchia in silenzio. Lei aveva una luce diversa e parlava scrivendo versi, troppo arguti per il suo mediocre marito e troppo maschili per la sua ipocrita famiglia. “Conoscere” la poetessa dei Navigli è stato magico e costruttivo; ho trovato un’alleata con cui condividere la mia voglia di esplodere in una società fatta di finti perbenisti. Alda amava il suo corpo, amava sentirlo e mostrarlo attraverso una calza smagliata, uno strappo della camicia e spesso una vestaglia, di tanto in tanto macchiata, ma indossata con leggerezza, così, come una crisalide rotta, esaltava la sua spregiudicatezza. La cosa più simpatica era che, a volte, ridendo diceva di assumere sul materasso la stessa posizione del bruco di Alice sul fungo. La magia di Alda era bella e unica, perché non rassicurava nessuno e non difendeva verità assolute. Le interessava viversi così, lontana da qualsiasi convenzione o regola sociale, e tutto questo era ed è meraviglioso. E noi? Viviamo come vogliamo? Siamo sicuri che la condizione della donna sia migliorata sotto vari aspetti? Essere donna, ahimè, ancora oggi non è facile. Spesso veniamo attaccate sul posto di lavoro, non siamo sempre tutelate e veniamo ostacolate nella nostra libertà di espressione. Ad esempio, basti pensare che, troppo spesso, il fattore maternità favorisce l’uscita dal mercato del lavoro. La nascita di un figlio rappresenta un periodo della vita in cui le donne desiderano chiedere un part-time per poi poter rientrare, a tempo pieno, senza per questo essere penalizzate in termini di carriera. Nel corso del tempo, il lavoro part-time femminile è cresciuto notevolmente, ma solo nella forma di part-time involontario: questo significa che spesso non si tratta di una scelta ma viene subìto per mancanza di alternative lavorative. Quelle alternative lavorative che non permettono di scegliere con libertà come continuare a svolgere il proprio lavoro con passione e dedizione. Le donne devono avere la possibilità di scegliere, di essere libere». IVANA LEONE

«Uno dei tanti punti d’incontro tra Emily e Alda è l’umorismo. Un’arma potentissima con la quale le due poetesse hanno affrontato una vita molto diversa l’una dall’altra eppure, per taluni aspetti, incredibilmente simile. Ivana Leone ed io lo abbiamo scoperto a mano a mano durante i nostri incontri, le nostre conversazioni e le presentazioni dei due libri: “Forza e libertà: attraverso Alda Merini” e “Emily Dickinson: il sogno del diavolo”. Come una costellazione, questi punti in comune delineano due profili di donne che hanno dedicato tutto alla poesia. La poesia le ha salvate, le ha accompagnate e le ha rese immortali. Emily ed Alda brillano attraverso i loro eterni versi. La luce che emanano ha il potere di gelare.

“Se leggo un libro che mi gela tutta, così che nessun fuoco possa scaldarmi, so che è poesia. Se mi sento fisicamente come se mi scoperchiassero la testa, so che quella è poesia. È l’unico modo che ho di conoscerla. Ce ne sono altri?”, ci lascia scritto Emily. A questa domanda, Alda ha risposto: “La pistola che ho puntato alla tempia si chiama Poesia.” Una donna dell’ottocento dialoga con una del novecento, combinano i costumi, le forme, la sessualità, ma restano la poesia e la solitudine. Qui, Alda ed Emily combaciano, si sovrappongono, si fondono. Strane ed umoristiche, due donne si svelano attraverso una distesa di carta scritta, che diventa fogli sparsi e pareti di casa. Ogni volta che Ivana e io presentiamo i due nostri libri, le due anime si espongono e trovano, attraverso i loro scritti, la comunicazione e la comunanza. Chi partecipa alle presentazioni dei due libri assiste a qualcosa di singolare e misterioso, poiché, tra le due grandi poetesse, scorre l’inesauribile filo rosso della passione che rende possibile un dialogo che si chiama immortalità». MILENA ESPOSITO

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