Home Blog Reflussi Ospedale di Agropoli? Teniamolo aperto però inservibile!
Reflussi - 21 gennaio 2018

Ospedale di Agropoli? Teniamolo aperto però inservibile!

Era al servizio  della città di Agropoli, con un bacino di circa 21 mila abitanti e con un efficienza superiore alla media nei periodi estivi, quando la popolazione locale triplica, sormontata dal flusso turistico

Era il 1982, riporta la foto d’epoca,la prima pietra veniva posata e tante altre, poi negli anni, venivano riposte a formare ciò che da li a 30 anni , si sarebbe proposto, come un’altra  eccellenza Cilentana:  il Presidio Ospedaliero di Agropoli.

Era al servizio  della città di Agropoli, con un bacino di circa 21 mila abitanti e con un efficienza superiore alla media nei periodi estivi, quando la popolazione locale triplica, sormontata dal flusso turistico, ma al contempo un’ottima soluzione, nel fronteggiare le emergenze sanitarie che si sarebbero verificate nella zona nord del Cilento, viste anche le varie vicissitudini dovute all’inutilizzo della variante Cilentana per circa tre anni e, tutt’oggi, la quasi impraticabilità della viabilità locale, essendo l’ospedale più vicino e forse più attrezzato, posizionato a circa 40 km di distanza, quello di Vallo della Lucania che a volte  veniva vissuto, come inarrivabile .

Se il presidente della Regione dicesse “Chiudiamo gli ospedali” contraddirebbe l’articolo 32 della Costituzione.

Ecco, perchè si sono inventati neologismi come Casa della Salute, Presidio sanitario di Emergenza o OsCo che altro non sono che il  progressivo depotenziamento di unità operative ospedaliere e di pronto soccorso che producono uno smantellamento di fatto della sanità pubblica. Difatti, come dicevo, tutti quei  neologismi non  prevedono  la chiusura ufficiale,  ma il cosiddetto depotenziamento, vale a dire ridurre l’ospedale in una Casa della Salute o in uno dei famigerati Ospedali di Comunità. Quindi anche ad Agropoli, tutto ad un tratto, si è passati da una morte apparente, non c’erano elezioni politiche, ad una rianimazione forzata, c’era il referendum “delle fritture”, alla sua nuova ma camuffata dipartita ed il suo ennesimo disfacimento, fino a togliergli tutti i principali servizi.

Ma non ci dicono nulla di nuovo; le Os.Co.  che sono le Case della salute, sono il nuovo “titolo” delle ex ASL, che attraverso questo linguaggio tentano di offrire al pubblico un altro soggetto sanitario. Gli OsCo sono gli originari ospedali svuotati dei Pronto Soccorso, delle sale operatorie e la notte non hanno o sono pochi i medici: quindi cronicari dove si va a morire. In sintesi il meccanismo è questo: si chiudono per primi reparti, quelli più importanti, tipo cardiologia o neonatologia,  adducendo la scusa che “per la sicurezza”, servono almeno “un Numero imprecisato” di pazienti l’anno.
Dopodiché, a reparto chiuso, si tolgono i posti letto. Questo comporta una minore entrata economica, a seguito della quale il direttore amministrativo decide la chiusura di un altro reparto. E così avanti, fino al completo diroccamento. Infatti è vero che non l’hanno chiuso (ma non si sa in futuro), hanno però diminuito i posti letto, ora credo ve ne siano circa 20, così se hai bisogno di un ricovero con ogni probabilità ti spediscono a Vallo della Lucania o Battipaglia.  Ma si rendono conto i dirigenti della ULSS o i preposti alla Sanità Regionale,  che cosa significa per un Cilentano assistere un familiare ricoverato a chilometri lontano da casa e cosa significa un ricovero urgente a tale distanza su strade di montagna o espugnabili solo da truppe cammellate?

Ma una territorio così vasto e difficile geograficamente come il Parco Nazionale del Cilento – Vallo di Diano & Alburni, non meriterà  qualche ospedale in più…. funzionante? Una città come Agropoli ed i i paesi “satelliti” che nell’estate con i villeggianti si vede raddoppiare gli abitanti, meriterà un ospedale decente? Fino a non molto tempo fa al Nosocomio si andava sì con preoccupazione per la malattia, ma almeno con fiducia di essere accolti e curati. La presenza in una zona ad alta densità come Agropoli, ha bisogno di un ospedale “marciante” è di primaria importanza, anche se devo riconoscere che la medicina ospedaliera di oggi è molto diversa da quella di 30 anni fa.C’è sempre più specializzazione, necessità di aggiornamento costante dei medici. Gli stessi pazienti, quando si trovano alle prese con qualcosa di serio, pretendono giustamente non un ospedale qualsiasi, ma quello che garantisce l’eccellenza nelle cure. E difficilmente questo può accadere in un piccolo ospedale, con pochi posti letto.Magari può specializzarsi in qualcosa, ma per il resto dovrà far riferimento ad altre strutture. Questo non vuol dire assolutamente che allora è bene chiudere i piccoli ospedali. Bisogna però pensarli non come qualcosa a se stante, di autosufficiente, ma in stretta relazione con tutto il sistema sanitario regionale, capace di garantire anche a chi abita  a Cosentini ( un piccolo borgo frazione di  Montecorice ), il meglio delle cure ospedaliere e in tempi rapidi.

(credits foto: Ernesto Apicella-Editore)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Check Also

La leggenda della Madonna della Badia di Grottaferrata a Rofrano

Sin dalle origini l’uomo ha cercato di trovare una spiegazione a fatti o eventi inspiegabi…