Un classico intramontabile del teatro e del fumetto italiano torna in scena a Salerno con una rilettura fresca e contemporanea, capace di parlare ai più giovani senza rinunciare alla profondità del messaggio. L’8 febbraio, il Teatro La Ribalta ospita “Che vita dura, Signor Bonaventura”, spettacolo prodotto dalla Compagnia Stabile della Scuola di Teatro “Crescere Insieme Oltre il Teatro”, per la regia di Clotilde Grisolia. Ispirato al celebre personaggio creato da Sergio Tofano, lo spettacolo racconta le disavventure del Signor Bonaventura: uomo semplice, buono, nostalgico, che proprio per la sua autenticità si ritrova spesso vittima della presunzione e della furbizia altrui. Una figura apparentemente ingenua, ma profondamente attuale, che incarna valori oggi sempre più rari.
La messinscena si sviluppa come un teatro in rima, dinamico e giocoso, ricco di gag, ritmo e invenzioni sceniche, pensato per il teatro ragazzi, le famiglie e le scuole, senza rinunciare a una solida ricerca artistica. Bonaventura diventa così un antieroe poetico e comico, capace di far sorridere e riflettere, in un equilibrio tra tradizione e linguaggio contemporaneo. «Questo testo – spiega la regista Clotilde Grisolia – ha per me un forte valore affettivo. L’ho incontrato durante la mia formazione teatrale, quando il mio regista lo riscrisse e lo portò in scena. Oggi ritorna attraverso i miei allievi, in un passaggio di memoria e di esperienza che unisce generazioni diverse».
In scena un gruppo di adolescenti e studenti universitari, molti dei quali fanno parte della compagnia stabile: giovani interpreti che hanno superato la dimensione puramente didattica per confrontarsi con il teatro come possibile percorso professionale. Lo spettacolo rientra in un progetto più ampio di formazione, sperimentazione e teatro educativo, con matinée dedicate alle scuole e una particolare attenzione ai nuovi linguaggi espressivi rivolti alle giovani generazioni.
La vicenda prende forma nell’atelier di Madama Tuberosa, dove Bonaventura lavora come fattorino. L’arrivo del Barone, della Contessa e della Marchesa, tutti desiderosi dello stesso abito, dà vita a una girandola di equivoci, travestimenti e situazioni surreali. L’abito stesso sembra animarsi: chi si nasconde al suo interno? E perché danza tra tarantella e quadriglia? Al centro dello spettacolo, un messaggio semplice e universale: ritornare all’autenticità, alla sincerità dei rapporti, ai sorrisi genuini. Perché, come insegna il Signor Bonaventura, la furbizia non conduce mai a un vero lieto fine.


