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lunedì, 26 Febbraio 2024
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Lettera al direttore: “L’Astensionismo non è fatto da irresponsabili”

Pubblichiamo, molto volentieri, una attenta analisi sull’astensionismo nell’ultima tornata elettorale pervenutaci in redazione. Il testo non è firmato. Rispettando la scelta dell’ anonimato, riportiamo integralmente lo scritto che rispecchia appieno il pensiero della redazione e del suo Direttore.

Egregio Direttore, 
in riferimento al Suo articolo sull’astensionismo, a Lei i migliori complimenti per la fotografia attraverso la quale ha messo a fuoco il dato più importante di non solo questa campagna elettorale, ma di una situazione che perdura da anni, prima di tutto a livello nazionale.
Il male radicato ormai a livello nazionale, si sta sviluppando anche nei nostri Comuni. E non è un buon segno.
La disaffezione alle Istituzioni è un chiaro sintomo, un campanello d’allarme che dice a tutti: la politica soprattutto nei piccoli centri, sta diventando sempre più una lotta pro o contro qualcuno, in cui a perdere è comunque tutta la comunità al di là dell’appartenenza al simbolo.

Per 2 settimane, le più vibranti prima del voto altro non si fa che “aizzare” le folle dei presenti e dei virtuali, piuttosto che istruirla al sentimento di appartenenza alla comunità, al rispetto reciproco, alla compartecipazione al bene comune. Eppure la politica intesa come attività nobile, presupporrebbe la sobrietà dei toni.
Di fatti, saranno ormai note anche a lei le numerose parole e concetti propagandistici pronunciati nei comizi all’interno del Suo comune e risuonate nelle orecchie dei singoli più volte: camorristi, delinquenti, traditori, vi renderemo pane per focaccia, disegno perverso, talebani, palazzo, poltrona, interesse, inciucio ect.. Questo nelle piazze; sui social la situazione peggiora, in quanto la mancanza di confronto reale dà giustamente il diritto illusorio a tutti di avere ragione: candidati, pseudo candidati, persone terze, fans e simpatizzanti. La politica dei like…che brutta cosa.

Caro Direttore, sembra logico che non possiamo pretendere onestà a livello nazionale e bypassare il concetto a livello locale se vogliamo crescere a livello civico.
Come Lei sostiene ed io sostengo: volersi mettere al servizio della comunità deve avere al centro della propria azione l’interesse esclusivo della comunità e quindi nessuna logica di interesse, nessuna logica di resa dei conti, nessuna logica di ingiuria ai danni dell’avversario o del cittadino, perché se su questi concetti si opera in senso contrario allora assistiamo al peggio. Perché si può vincere e si può perdere, ma prima di tutto ci si rispetti. 
Per fare questo, credo che dobbiamo crescere come individui nel singolo delle nostre coscienze, attuare quella rivoluzione che prima di giungere a quel livello culturale passa in via anteriore per ognuno di noi e ci fa riscoprire il senso di appartenenza alla comunità, dove ognuno: dal cittadino, al rappresentante istituzionale per finire al rappresentante politico non eletto attraverso un confronto moderato, critico ma costruttivo ma sobrio nei toni, discutono ed intravedono insieme la giusta strada per il bene comune. Una parola è mancata in quei comizi: COOPERAZIONE PER IL BENE COMUNE. E in tutto ciò non deve esserci spazio per la denigrazione, come se ognuno si facesse interprete e capace (tra l’altro da solo) di risolvere tutti i problemi.

Perché è evidente: il da farsi è sotto gli occhi di tutti; e certo non si può pensare di trasporre ed attuare un programma politico di largo raggio e di ampio dispendio a livello microterritoriale. Questo vale per tutti perché la propaganda stanca.
Proprio su questo ultimo tema, la microterritorialità, ci pone a livello nazionale come piccoli nodi di una rete ampia e vasta in cui credo che prima si dà impulso a quel percorso di Unione dei Comuni, prima si cerca di prenotare un posto da protagonisti di un futuro in cui possiamo dire la nostra. Allora dobbiamo connetterci con gli altri territori, mettere insieme risorse, capacità, know how per favorire l’interesse del territorio e del suo sviluppo. Si sono persi già troppi anni, e questo penso sarebbe un concetto se non utile, almeno giusto per evitare quel famoso spopolamento tanto sbandierato.
Non sono un politico, e non so se questa possa essere la ricetta esatta per cercare di aprire le menti ad una visione nuova, ma se continuiamo a perdere occasioni a favore dello sfottò reciproco quinquennale avremo ben poco da lamentarci.
L’Astensionismo non è fatto da irresponsabili, ma da persone che secondo coscienza, come lei ha scritto stanno urlando verso tutti coloro che vogliono rappresentarli affinchè facciano davvero il loro dovere con coscienza, sacrificio, lealtà, disinteresse, ma soprattutto LEALTA’ ed ONESTA’, riscoprendo che la fiducia è un qualcosa che si conquista con il lavoro ed i risultati, non con le parole, non con le false illusioni. Operare al contrario significa alimentare un processo irreversibile, dove la politica non ha più uomini per dare le risposte al cittadino e si chiede il voto soltanto per pretesto.

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