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Reflussi - 18 giugno 2018

Non facciamo diventare il Cilento la terra dei “cachi”

L’estate si avvicina, ma la ruota gira ed in  autunno / inverno frane e allagamenti faranno la loro ricomparsa e come al solito,  il Cilento essendo un territorio martoriato dal dissesto idrogeologico, ne subirà le penose conseguenze.

Piangeremo sul latte versato; girovagando, vedo che si continua a fare una finta prevenzione, pulendo piccoli rigagnoli di acqua intorpidita accumulatisi ai lati delle strade, si farà in piena estate e si farà qualche giorno prima della cupa stagione, un lavoro di superficiale pulizia degli, ormai, alvei fluviali ai lati delle strade (cunette), poco invece si fa per i torrenti, piccoli o grandi corsi d’acqua che finiscono la loro corsa a valle e che al momento, attraversano senza far danni i piccoli borghi montani. Ma sarà sempre così?

O prima o poi dovremmo imbatterci in un disastro di grosse proporzioni? Ci si comporta sempre così, fino a che non ci scappa la tragedia, subito dopo correremo ai ripari con le grosse “pulizie di primavera”.

Ma oltre a queste ben note incurie che interessano i comuni montani altri problemi, ben nascosti ma nemmeno più di tanto interessano la nostra “sbandierata” costiera.

A quanto pare esiste un territorio fondato  sul mattone selvaggio. È quello  dell’abusivismo edilizio, case tirate su in barba a qualsiasi vincolo anche a quelli più restringenti del burocratico ente Parco;  esse nascono dalla notte al giorno con  costruzioni ex novo o ampliamenti significativi.

Certo il risparmio è assicurato, una casa abusiva può costare anche la metà di una costruzione in regola, basti pensare che tutta la filiera ha un prezzo ridotto: i materiali acquistati in nero, la manodopera pagata in nero, zero spese alla voce sicurezza del cantiere.

È un fenomeno che devasta i luoghi più belli della nostra costiera, manufatti che spesso rimangono allo stato incompiuto di scheletri, villette e alberghi che privatizzano interi pezzi di spiaggia, che sorgono in mezzo ai letti dei fiumi o in aree a rischio idrogeologico.

Secondo uno studio di LegAmbiente, è  la Campania a tenere salda la testa della classifica dell’illegalità nel ciclo del cemento costiero, con 764 infrazioni accertate dalle Capitanerie di porto e dalle altre forze dell’ordine, detenendo sul suo territorio il 20,3% del totale dei reati. Primato che riguarda anche il numero delle persone denunciate, 855, e dei sequestri, 234.

Il numero dei reati contestati cala di un significativo – 16% rispetto all’anno precedente e scende ancora di più il numero dei sequestri, che segna -18,6%. Ma a sfregiare la costa è soprattutto il “vecchio abusivismo”, quello che da decenni sopravvive alle demolizioni, quello delle seconde case in riva al mare che godono delle particolari attenzioni dei politici, locali e nazionali, sempre attenti a impedire che arrivino le ruspe, e cosi intoccabili, restano terrazze, cortili e scalinate che scendono fino al mare.

Sono qui da quasi un ventennio o più  e  chi ci vive, rivendica il proprio diritto a mantenere la casa, costruita mattone dopo mattone o al massimo, ad essere indennizzati con fior di quattrini.

In realtà,  queste abitazioni, non sono tutte prime case e chi le abita non è un poveraccio e le amministrazioni  lo sanno bene. Si temporeggia, in attesa di trovare una soluzione.

Ma quale? Un nuovo condono?

Credits video: TG3 ore 19 del 17 Giugno 2018

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