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Opinioni - Reflussi - 16 marzo 2018

Un’assillante proliferazione di tumori

Ho deciso di approfondire anche se non fosse solo per tenere accesa la fiamma della conoscenza e del non seppellimento almeno delle vicende.

Credo non sia un caso l’aumento dei tumori nella mia terra. Troppo spesso sento parlare di persone, soprattutto giovani, che muoiono di mali incurabili, senza una spiegazione. Persone che nella loro vita non hanno mai toccato una sigaretta o abusato di qualsivoglia altra sostanza. Ma la realtà dei fatti mi porta ad un amaro risultato, nel Cilento, patria della Dieta Mediterranea del mangiar sano e della longevità si muore giovani.

Cercare di capire dove possa essere la concausa non è facile, le colpe da addebitare possono essere molteplici, ereditarietà (anche se è la percentuale è bassa 1%), fattori genetici, predispozioni ecc… o come, per esempio nella zona del Monte della Stella, dove per anni si è parlato di inquinamento elettromagnetico delle antenne posizionate, non solo dell’ex base militare ma anche dei tanti ripetitori televisivi e telefonici ammucchiati. Credo che lì, però, gli interessi siano molteplici ed al momento non vi sono certezze sull’incompatibilità, resta , come si suole dire, voce di popolo. Ma vi garantisco che qualcosa di sinistro accade, macchinine radiocomandate che camminano senza impulsi, l’auto che resta chiusa perché il telecomando non funziona o che miracolosamente la trovi aperta, certo di averla chiusa, cose così, innocue dirà qualcuno ma che fanno pensare.

Sicuramente, la correlazione tra rischio ambientale, mortalità e incremento delle patologie tumorali è un argomento complicato. Si rischia di scivolare o di fare facile allarmismo prima ancora di avventurarsi nel tema.Questa è la storia di un breve viaggio che un giorno ho deciso di intraprendere per saperne di più su alcune vicende, a mio parere allarmanti, prospettatemi da alcuni conoscenti. Mi è capitato di frugare nella storia di un paesino adagiato sul versante meridionale del Monte Gelbison, Alfano, descritto da un suo stesso abitante, tramite una lettera inviata al Mattino.it, come “la terra dei fuochi” in Cilento.

Ed è allora che ho deciso di approfondire anche se non fosse solo per tenere accesa la fiamma della conoscenza e del non seppellimento almeno delle vicende.

Arrivare oggi ad Alfano è facile, grazie alla strada a scorrimento veloce che lo costeggia ed è qui il mio primo pensiero, proiettato a trent’anni fa, facendomi immaginare che proprio l’invisibilità di alcuni paesini del Cilento, (anni fa per raggiungerli vi era una sola strada percorribile la SS 18, tortuosa ed infinita) spesso con una popolazione di poche migliaia di abitanti ma soprattutto per il basso costo dei terreni agricoli, poteva invogliare il “malaffare” a stivare in queste zone rifiuti  di qualsiasi genere provenienti dalle industrie italiane ed europee una volta oberate le discariche abusive del napoletano e del casertano.    Nel mio girovagare in paese, chiacchierando con alcune persone  del luogo mi sono accorto, però,  che la notizia è infondata. Si,  le morti, dovute ad eventi tumorali come quelle allo stomaco, alla lingua, al colon,  da qualche decennio a questa parte sono aumentate ma anche se è  brutto dirlo, rientrano nella casistica di questo nuovo millennio e mai nessuno ha avuto sentore di sversamenti illegali fatti in questo comune. Sono in molti, invece ad  additare la colpa alla notevole concentrazione sulle colture, di fitofarmaci che fanno crescere a dismisura frutta e verdura,  pochi coloro, invece,  che accennano ad un fantomatico sotterramento di rifiuti tossici nella costruenda, anni ‘80/‘90, superstrada “Cilentana” nel tratto Cuccaro Vetere –   Sapri.

Certo l’ ipotesi potrebbe essere plausibile, ma non vi sono certezze o fondamenta,  non è dato sapere se la seppur repentina crescita di tumori maligni sia dovuta ad un fattore ambientale o genetico ma che sembra essere comune un pò in tutto il Cilento.

Molto più veritiera e retta da una inchiesta del 2007  (Chernobyl ) della procura di Santa Maria Capua Vetere (pm Renato Martuscielli),  il riscontro di oltre 180mila  tonnellate di rifiuti tossici smaltite da aziende private nei siti del Vallo di Diano, formulando, poi, la richiesta di rinvio a giudizio per  38 imputati, tra i quali diversi imprenditori nel settore dello smaltimento dei rifiuti che continuano  a sostenere tramite i loro avvocati che: “i rifiuti ritrovati non sarebbero tossici e si parlerebbe solo di illecito amministrativo”.

Nell’intero territorio campano sono 980.000 le tonnellate di rifiuti pericolosi abbandonate nell’ambiente con un giro d’affari stimato in 50 milioni di euro (soltanto nel periodo di attività illecita monitorata, dal gennaio 2006 al luglio 2011).  Attraverso centomila conversazioni telefoniche, come riporta Violetto Gorrasi del quotidiano on-line Today.it –  ” intercettate e decine di ore filmate dai carabinieri del Noe, la procura casertana ha mappato i terreni agricoli e i fondi usati come discariche abusive e sversatoi di rifiuti tossici e pericolosi”.Località Tempa Cardone a San Pietro al Tanagro (12.000 mq); località Buco Vecchio a Teggiano (10.000 mq); località Sanizzi a Sant’Arsenio (due aree agricole di 5.000 e 10.000 mq separate da una strada sterrata); località Via Larga a San Rufo (4.000 mq); terreni privati in località Serroni ed in località  Ponte Barizzo a Capaccio. <<Nella lista dei rifiuti interrati e dispersi nell’ambiente ci sono scarti di tessuti vegetali, pietrisco, urine e letame di animali (comprese lettiere usate), fanghi derivanti da trattamenti di lavaggio, sbucciatura, centrifugazione, distillazione di bevande alcoliche, ceneri di carbone, imballaggi di carta e cartone, miscugli di cemento e ceramica, liquami di origine animale, scarti dall’eliminazione di sabbie, rifiuti di mercati e mense, reflui di acque urbane, reflui industriali, fanghi da fosse settiche di ospedali, abitazioni civili e persino di navi approdate al porto di Napoli ed i fanghi tossici provenienti dal ciclo di lavorazione di almeno due dei quattro impianti di depurazione campani: quello di Cuma  e Orta di Atella, liquami interrati nei fondi di agricoltori compiacenti che, in cambio, ricevevano circa 600 euro a viaggio.>> Viaggi notturni verso i terreni agricoli, accompagnati da  falsi certificati prodotti da laboratori di analisi corrotti che ne attestavano il corretto smaltimento dei rifiuti trasformandoli  miracolosamente in compost.

Ed è qui che continua il mio breve viaggio, nel Vallo di Diano, in particolar modo a  Teggiano.Qui negli ultini decenni sono state riscontrate numerose neoplasie come il tumore alla prostata e quello alla mammella, sopratutto in persone di giovane età. Sono alcuni manifesti funerari che ritraggono persone giovani morte che mi accolgono nello scendere dall’auto.

Nella mia seppur breve ma dolorosa passeggiata per il paese ho avuto modo di parlare con uomini e donne di qualsiasi età. Nei loro racconti lo scoprirsi loro stessi con patologie tumorali, come il carcinoma alla tiroide o averle riscontrate in  amici o parenti. La maggior parte è a conoscenza che qualcosa di strano sia avvenuto a cavallo degli anni ’80 e 90 ma non hanno certezze e poco li convince la concausa di alcuni ripetitori telefonici e non,  installati a ridosso del costone roccioso che sostiene la cittadina.

Dicono “la proliferazione dei tumori è divenuta assillante”, continuano, “negli ultimi vent’anni, le malattie oncologiche sono aumentate in maniera esponenziale. “Non disponiamo di dati certi  al riguardo” ribadiscono,  “e le mappature che hanno provato a mostrarci non corrispondono alla realtà, ma la correlazione tra inquinamento ambientale da rifiuti, patologie tumorali e mortalità ha ragione di esistere in questa terra”. Tanti i casi di tumori alla tiroide concentrati soprattutto tra la stessa Teggiano,  Sassano, Padula e Sala Consilina, questo appurò una commissione medica istituita agli albori della vicenda, ma la delegazione non fece in tempo a studiarne le cause, perché le loro domande ai cittadini diventarono scomode per alcuni politici del posto, che non esitarono molto a rispedirla al mittente. Un anziano del posto identifica anche dove possano essere stati sotterrati i rifiuti : il  campo go-cart, vicino Atena Lucana, il  campo aviazione e i terreni agricoli che costeggiano la provinciale per  S. Arsenio e  San Rufo, ma  dice “è inutile andarci, non si vede niente”. Eppure, come se tutto ciò non fosse già abbastanza raccapricciante, si corre anche il rischio che il processo cada in prescrizione nel 2019 per effetto della legge Cirielli. Prescrizione, avvenuta già per reati minori, che potrebbe non riuscire a portare dietro le sbarre i colpevoli, imprenditori, autotrasportatori e agricoltori per il reato di disastro ambientale contestatogli.

Un epilogo che non manca di suscitare perplessità, come riporta una nota pubblicata sul giornale On Line Salerno Today a firma Elia (Qui l’articolo integrale) per una vicenda che aveva causato sconcerto e preoccupazione nell’opinione pubblica, e la cui chiusura delle indagini risale a ben 11 anni fa. Poi un lunghissimo stillicidio, mentre nel corso degli anni sono caduti in prescrizione tutti i reati contestati ai 38 imputati, tranne quello di disastro ambientale. Il PM Russo nell’ultima udienza ha precisato che proprio relativamente al reato di disastro ambientale “manca la prova di una modifica sostanziale dell’originaria consistenza della matrice ambientale o dell’ecosistema”. Insomma manca agli atti la prova del disastro ambientale, visto che i fanghi sversati, ritenuti di natura speciali-non pericolosi, non avrebbero prodotto alcuna conseguenza ai fondi. Secondo il PM Russo dunque non risulta agli atti del procedimento alcuna compromissione o deterioramento dei fondi stessi, che quindi non risultano alterati da tali sversamenti. “In assenza di alcuna prova sul deterioramento, inteso come squilibrio strutturale, e in assenza di un decadimento dello stato e dei luoghi, si deve necessariamente concludere -ha precisato il PM- per l’insussistenza del reato”. Di qui la richiesta di assoluzione di tutti gli imputati dal reato di disastro ambientale “perché il fatto non sussiste”, oltre a quella scontata di prescrizione per tutti gli altri reati. Di fronte a questa svolta processuale, appare quantomeno paradossale la richiesta avanzata dal PM a fine requisitoria, che ha chiesto al Tribunale la trasmissione degli atti ai singoli Comuni, nel cui comprensorio sono situati i fondi interessati dagli sversamenti. I Comuni dovrebbero procedere alle verifiche sui fondi di loro competenza, al di là della responsabilità penale degli imputati, effettuando carotaggi al fine di appurare se tali fondi siano stati, e siano tuttora, inquinati e oggetto di squilibrio ambientali.

Tutto ciò al fine -in caso di risposta affermativa- di indurli autonomamente a procedere a eventuali bonifiche e risanamenti. Al termine dell’udienza hanno rassegnato le loro conclusioni scritte pochissime parti civili, tra le quali la Comunità Montana Vallo di Diano, il Comune di S. Arsenio, il Comune di S. Rufo e il Comune di S. Pietro al Tanagro, tutti rappresentati dall’avvocato Nicola Senatore, il Comune di Sassano, rappresentato dall’avvocato Alfonso Penna, e il Comune di Sala Consilina, con l’avvocato Antonello Rivellese. “Come parti civili ci siamo opposte –conferma l’avvocato Nicola Senatore- alle richieste del PM e alla chiusura dell’istruttoria dibattimentale.

Abbiamo insistito affinché il Tribunale disponesse una consulenza d’ufficio sui fondi interessati, al fine di appurare la compromissione, il deterioramento e lo squilibrio funzionale dell’ecosistema, causato dallo sversamento dei fanghi tossici. Una posizione dura, che conferma la nostra ferma volontà di conoscere la verità dei fatti e cosa sia effettivamente accaduto”. Va ricordato che in origine risultavano costituite, a vario titolo, una trentina di parti civili, e che la mancata presentazione di conclusioni scritte comporta la rinuncia alla costituzione di parte civile, con la conseguente esclusione processuale dal procedimento della parte civile ammessa. I difensori degli imputati hanno tutti chiesto l’assoluzione dei loro assistiti perché “il fatto non sussiste”. Eloquenti, furono,  le parole del giudice Dolores Zarone nel corso di un’udienza del Dicembre 2013, nel tribunale di Salerno: «Questo processo è morente».

Credits: Today.it  e Salerno Today

 

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