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Ecco come l’eruzione del Vesuvio travolse Villa San Marco a Pompei: il racconto emerge dagli scavi

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A Stabia, l’antica città vicino a Pompei divenuta alla fine del I secolo a.C. un luogo di villeggiatura dell’élite romana, proseguono gli scavi. E ogni sviluppo, aggiunge informazioni che permettono di ricostruire sempre meglio l’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo. In particolare, dall’ultima campagna di scavi partita nel marzo del 2023, stanno emengendo particolari che hanno permesso di ‘raccontare’ quali sono stati gli ultimi istanti di vita della grande Villa San Marco, un grande complesso esteso per più di 11 mila metri quadri che occupa parte del ciglio del pianoro di Varano, cuore del vecchio centro urbano. Negli ultimi anni, la Villa è stata interessata da diverse campagne di scavo volte ad indagare fasi edilizie precedenti del complesso e a comprendere l’estensione dell’intera struttura. Si è scoperto ad esempio che alcuni abitanti tornarono all’interno della villa a fronte di una interruzione della pioggia dei lapilli (credendo forse che fosse tutto finito). Ma poco dopo crollò tutto.

La campagna di scavi avviata a marzo 2023 e tuttora in corso, sta mettendo in luce nuovi reperti, spiega in una nota il ministero della Cultura. A partire dal 2020, ci si è concentrati in particolare sul portico superiore monumentale a tre bracci aperto verso il mare. Del portico era noto il punto in cui iniziava, ma solo in anni recenti è stata individuata la fine, a circa cento metri di distanza dall’angolo oggi conservato. Ora resta da lavorare per portarlo alla luce. Il cantiere di questi mesi, intanto, ha fatto emergere la parte terminale, con pitture ancora in situ e ampi stralci di sezioni crollate dalle pareti o dal soffitto. Si tratta di parti preziose che contribuiscono ad indagare nel dettaglio e ad acquisire nuovi elementi circa le dinamiche della distruzione del complesso.

Seguendo il racconto fornito dalle stratigrafie di lapilli e di crolli e dalla sequenza dei flussi piroclastici che hanno invaso atri, giardini e sommerso i tetti provocandone in tempi diversi i crolli, è possibile ricostruire le ultime ore di vita della villa. A conclusione della pioggia dei lapilli, o quando questa sembrò indebolirsi, un gruppo di abitanti, per ragioni a noi ancora sconosciute, tornò sul luogo o emerse da nascondigli di fortuna, ma fu sorpreso dall’ultimo parossismo eruttivo. Correnti piroclastiche, venti densi, caldi, generati dal crollo al suolo della colonna eruttiva sommersero tutto. Decretando la fine dell’insediamento e lasciando sopravvivere solo alcune parti di quella che fu la lussuosa villa di San Marco. Nonostante la distruzione drammatica, la vita e il lusso della villa riaffiorano nelle gamme cromatiche delle pitture su pareti e soffitti, negli stucchi, nei capitelli, nei preziosi rivestimenti e coronamenti di colonne e coperture.

La Villa San Marco, scavata per cunicoli e a cielo aperto nella prima epoca borbonica, fu risepolta e nuovamente scavata restaurata e integrata da Libero D’Orsi negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Inoltre, la dimora è stata nuovamente restaurata a seguito dei danni subiti dal terremoto del 1980. Il complesso si articola in un quartiere con doppio atrio e impianto termale, un giardino colonnato inferiore con una grande piscina coronata a est e a ovest da raffinati ambienti di soggiorno e rappresentanza (il Grande Salone a ovest e le due diaetae a est). La struttura si conclude appunto con il portico superiore monumentale a tre bracci, su cui si sono concentrati gli ultimi scavi, lungo un centinaio di metri.

Le pitture riproducono tappeti, candelabri e scene fantastiche, finte architetture con profondi scorci prospettici spesso realizzate in diversi toni di azzurro. Le pareti sono popolate da figure sedute sulle architetture, attori o figure mitiche, o disposte a riempire il centro dei tappeti, spesso in volo. Nelle finte architetture troviamo statue dorate, quadretti con rappresentazioni di genere, nature morte, paesaggi marini e architettonici, naumachie.

 “Questa campagna di scavi nell’antica Stabia propone scoperte di grande pregio archeologico e si aggiunge a tutte le altre attività messe in campo dal Ministero della Cultura in questi mesi per la salvaguardia e lo sviluppo di tutta l’area. Il contesto che si snoda tra Stabia, Oplonti, Ercolano e Pompei è tra i più rilevanti al mondo e ha ancora tanto da rivelare”, ha detto il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano.

“Grazie alla collaborazione con le università e alla professionalità del team del Parco- commenta il direttore, Gabriel Zuchtriegel- Stabia si conferma come un centro per la ricerca archeologica di risonanza internazionale. Questo è un’ottima premessa per portare avanti i nostri ambiziosi progetti di valorizzazione: ampliamento del Museo “Libero d’Orsi” e creazione di un centro di formazione alla Reggia di Quisisana, valorizzazione delle ville S. Marco e Arianna con la creazione di servizi di accoglienza e didattica, studio e messa in sicurezza di Grotta San Biagio per progettare una sua futura fruizione”.
Dettagli scientifici dello scavo possono essere approfonditi attraverso gli articoli pubblicati sull’E-Journal di Pompei – scaricabile dal sito ufficiale del Parco www.pompeiisites.org – piattaforma digitale rivolta alla comunità scientifica e al pubblico e finalizzata a fornire notizie e relazioni preliminari riguardanti progetti di scavo, di ricerca e di restauro nelle sedi del Parco.

Lo scavo è condotto sul campo nella forma del cantiere didattico, con il coinvolgimento di docenti, giovani ricercatori e dottorandi in collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei, la Scuola Superiore Meridionale, l’Università della Campania ‘Luigi Vanvitelli’ e la Scuola Imt Alti Studi di Lucca, sotto la direzione della professoressa Maria Luisa Catoni, del professor Carlo Rescigno e del direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel.

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