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Codici e pergamene nel prezioso archivio della Biblioteca di Cava de’ Tirreni

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L’Archivio della Biblioteca statale del Monumento nazionale Badia Cava de’ Tirreni, è considerato uno dei più ricchi dell’Italia meridionale e non solo, celebre in tutto il mondo per l’importanza e il valore dei documenti che conserva. L’allestimento risale al 1784, quando l’abate Raffaele Pasca fece ristrutturare le sale, abbellire e affrescare le volte con pitture in stile pompeiano e realizzare eleganti armadi lignei suddivisi in cassetti – le arche – ciascuno dei quali contrassegnato da un numero romano.

 All’interno delle arche sono conservate in ordine strettamente cronologico le circa 15mila pergamene di vario contenuto. Si tratta di atti notarili, atti pubblici, atti privati, bolle pontificie e vescovili relativi a donazioni, vendite, concessioni, testamenti. “Nel corso della sua millenaria storia- ha spiegato all’agenzia Dire l’abate dell’Abbazia di Cava de’ Tirreni, Michele Petruzzelli– la Badia fu beneficiaria di donazioni, lasciti, privilegi che hanno dato vita a una ingente mole di documenti che i monaci nel corso dei secoli hanno gelosamente conservato, in quanto attestavano la realtà patrimoniale della Badia e la loro distruzione avrebbe potuto comportare la perdita dello stesso bene”. In ciascuna arca sono conservate 120 pergamene, arrotolate su se stesse, suddivise in sei fasci da 20. La più antica è datata al 792 dopo Cristo: è la Morgengabe e ha più di 1.200 anni. In questo documento è riportato un istituto del diritto longobardo che si chiama ‘Dono del mattino’ (il termine tedesco è ‘Morgengabe’) ed è appunto il dono che lo sposo faceva alla sposa il giorno dopo le nozze.

La Biblioteca statale dell’Abbazia di Cava de’ Tirreni conserva anche 65 codici. Il codice numero 1 è la Bibbia Visigotica, uno dei più antichi presenti nella Badia, risalente agli inizi del IX secolo. “Non è stato confezionato alla Badia, ma, secondo l’ipotesi più accreditata, fu portato qui– ha aggiunto l’abate- dall’antipapa Maurizio Burdino, Gregorio VIII, il quale era stato mandato in esilio nel 1121 alla Badia da Papa Callisto II”. Di certo vi lavorarono più mani, 4 o 5 scribi, ma l’unico che si è firmato è ‘Danila’. Nel verso del foglio 166, alla fine del libro di Geremia, al di sotto della cornice arricchita da rabeschi compare infatti la firma dello scriba ‘Danila Scriptor’.

Il codice numero 2, le Etimologie, si compone di venti libri che trattano vari argomenti: matematica, grammatica, retorica e altri. Questo codice, composto secondo gli studiosi alla fine dell’VIII secolo, rappresenta uno dei primi esemplari della scrittura beneventana, sicuramente il più antico conservato alla Badia. 

Il più autorevole esemplare dello scriptorium abbaziale è il codice 18, ‘De Septem Sigillis’. In una delle tante miniature presenti è raffigurato l’abate Balsamo e di fronte a lui un monaco, che è Benedetto da Bari, autore del codice. “Il monaco– ha raccontato Petruzzelli- è raffigurato nell’atto di offrire il volume all’abate. Si nota che il monaco è raffigurato con due teste: una che lo ritrae giovane e imberbe e l’altra da vecchietto con barba e capelli grigi. Ha iniziato il lavoro da giovane e lo sta consegnando da anziano. Sta consegnando il lavoro di tutta una vita”.

Realizzato con l’agenzia di stampa DIRE, il progetto ‘Biblioteche d’Italia’ è un viaggio alla scoperta dei 46 Istituti statali italiani, scrigni di bellezza e custodi di un patrimonio documentario che ammonta a circa 40 milioni di esemplari: https://cultura.gov.it/bibliotecheditalia. Il documentario sulla Biblioteca Statale del Monumento Nazionale Badia Cava, a Salerno, fa parte della serie di reportage promossi dal Ministero della Cultura e disponibili sui canali social istituzionali e sul profilo Instagram @bibliotecheditalia.

© Riproduzione riservata
Nadia Cozzolino
Nadia Cozzolino
Giornalista professionista. Collabora con l'agenzia di stampa Nazionale "Dire". Fonte: Agenzia DiRE - www.dire.it
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