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Covid in Campania. La situazione ed il blocco dei vaccini Astrazeneca

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Sono 199 i positivi accertati in Campania nelle ultime 24 ore di cui 146 asintomatici: e 53 sintomatici. E’ quanto fa sapere l’Unità di Crisi Regionale per la realizzazione di misure per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. I positivi – sia sintomatici che asintomatici- si riferiscono ai tamponi molecolari che sono stati 8.686 mentre quelli antigenici ammontano a:4.257 I pazienti deceduti sono 11 (3 deceduti nelle ultime 48 ore, 8 deceduti in precedenza ma registrati ieri) Il totale dei deceduti dall’inizio della pandemia è di 7.326 I guariti nelle ultime 24 ore sono 648; il totale guariti è di 354.088. I posti letto di terapia intensiva disponibil sono: 656, quelli sono 40. I posti letto di degenza disponibil son: 3.160 (posti letto Covid e Offerta privata.), i posti letto di degenza occupati sono 467.

“Assistiamo a una vicenda francamente sconcertante rispetto a AstraZeneca. Sul piano della comunicazione ai cittadini è stato un vero disastro”. Lo ha detto Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, nella sua settimanale diretta Facebook. “Siamo l’unico Paese al mondo – osserva – in cui la gestione del piano anti Covid non è affidata al ministero della Salute, ma a una struttura esterna, il commissariato. Si è scelto di avere una separazione della struttura dal ministero della Salute. Per me è un modello contraddittorio e improduttivo”. Per De Luca “il governo doveva garantire all’Italia la produzione autonoma dei vaccini e una informazione scientifica semplice, univoca e affidabile. Non lo ha fatto. Il record delle 500mila dosi è merito totalmente dello sforzo organizzativo delle Regioni”.

Nel frattempo – comunica – gli open day con AstraZeneca sono bloccati”. “Ieri – spiega – abbiamo avuto una riunione con i direttori generali e preso questa decisione per ragioni di prudenza. Le prime dosi di AstraZeneca le somministriamo solo sopra i 60 anni, è una fascia d’età per cui non c’è stato nessun problema in nessuna parte del mondo. Faremo AstraZeneca anche a chi deve fare la seconda dose per completare il ciclo di vaccinazione”. Nessuna limitazione, invece, per la somministrazione di Johnson & Johnson (ma solo per i maggiorenni). “Non abbiamo avuto nessun danno segnalato – dice De Luca – e, quindi, usiamo questo vaccino, anche se ne arrivano pochi. È monodose, va bene, mobilitiamo le farmacie”. Dunque – dice De Luca  rivolgendosi ai cittadini via web –  partecipate con grande tranquillità. Intanto ieri noi abbiamo raggiunto 70mila vaccinazioni, il massimo. E superiamo oggi i 4 milioni di vaccinati, 1,2 dei quali con doppia immunizzazione».

A spiegare invece il perché di una somministrazione consigliata solo agli over 60 è Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma, ripercorre, in un’intervista alla Dire, la storia del vaccino anglo-svedese, spiegando le motivazioni delle diverse raccomandazioni.

“All’inizio, quando per il vaccino AstraZeneca è stata presentata la documentazione necessaria per la registrazione da parte dell’Ema- spiega Andreoni- sono stati consegnati i dati relativi allo studio di fase 3. In quegli studi i pazienti con età superiore ai 55 anni erano rappresentati in una numero che è stato ritenuto da Ema troppo basso, quindi c’erano troppe poche persone di età superiore ai 55 anni affinché Ema stabilisse che il vaccino era indicato in quella popolazione. Quindi il vaccino è stato registrato solo per soggetti sotto i 55 anni. Successivamente, in considerazione del fatto che il siero, soprattutto in Gran Bretagna, era stato somministrato a molte persone con un’età superiore ai 55 anni, sono stati raccolti da Ema i dati relativi alla vaccinazione in questa classe d’età; per cui Ema, a quel punto, ha ritenuto che c’era una sufficiente quantità di dati per poter indicare il vaccino anche nella popolazione al di sopra dei 65 anni di età”.

Più recentemente sono stati invece “descritti in persone di età inferiore ai 50 anni episodi di trombosi grave a livello cerebrale– spiega ancora Andreoni alla Dire- quindi è stato fatto il passaggio ulteriore, cioè è stato detto ‘consigliamo l’uso nelle persone con più di 60 anni’; questa però è stata una considerazione non di Ema ma di alcuni Stati“. Dunque è stata questa la ‘storia’ del vaccino AstraZeneca. Quanto alla ‘stranezza’ per cui prima non si poteva dare agli anziani e adesso invece è in qualche modo la categoria più indicata- chiarisce di nuovo il direttore scientifico della Simit- nasce da questo percorso un po’ tortuoso sul fatto che nella registrazione (iniziale, ndr) del vaccino c’erano pochi dati sui pazienti oltre una certa età, che sono stati poi raccolti successivamente. Per questo alla fine è stato ‘sdoganato’ anche per le persone più anziane”.

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Redazione Direhttps://www.dire.it
Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno, non è pertanto un articolo prodotto dalla nostra redazione ma è a cura di "Agenzia Dire"
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