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lunedì 8 Agosto 2022
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Coronavirus: stop alle morti nelle RSA . L’accorato appello del segretario Ciccone alla Regione

Adesso l’Italia intera piange la morte silenziosa di tantissimi anziani, – aggiunge Ciccone – rendendosi conto che, in alcuni territori del nostro Paese, è venuto a crearsi un vuoto generazionale, i cui effetti peseranno su tante e tante famiglie e, soprattutto, sulle nuove generazioni. Territori come quello lombardo si scoprono oggi senza più la guida dei nonni.

E adesso le Istituzioni intervengono. Parte la magistratura per accertare le colpe delle morti silenziose. La Polizia Giudiziaria esegue, sequestrando cartelle e acquisendo le generalità dei responsabili delle strutture interessate dal maggior numero di decessi. Si muove pure qualche Regione per fare oggi quei controlli che avrebbe dovuto fare in passato, promettendo “mai più morti silenziose nelle case di riposo”.

Con il Governo impegnato a pensare alla ripresa del Paese, nessuno però si preoccupa dei sopravvissuti, ossia degli anziani che stanno ancora nelle case di cura e che sono circa 300 mila su tutto il territorio nazionale. 

Evidentemente, si ritiene che spetti alle strutture in questione, prevalentemente private, adottare tutte le misure per prevenire altri decessi. E ciò sebbene la situazione sia molto pesante e costringa gli operatori a lavorare in condizioni estreme, dovute anche alle difficoltà che si riscontrano nel reperire mascherine e indumenti protettivi per il personale delle RSA. Invero, per evitare il contagio è fondamentale che gli operatori in servizio nelle case di riposo vengano dotati di tutti gli strumenti di protezione per tutelare sia la propria salute, sia quella degli anziani che devono accudire, la maggior parte dei quali sono non autosufficienti.

Anche la Regione Campania, sino ad oggi attenta a prendere provvedimenti per contenere la crisi sanitaria e sociale, è rimasta inerte, nonostante le richieste di aiuto avanzate da più parti, oltre che dalle stesse Associazioni delle Strutture per la terza età. Appelli diretti ad ottenere essenzialmente due cose: in primo luogo, l’esecuzione, anche in assenza di specifiche sintomatologie, di tamponi a tutti i dipendenti impegnati nelle strutture e a tutti gli anziani ospiti; in secondo luogo, canali preferenziali per la fornitura o l’acquisto di materiale di prevenzione al contagio (mascherine, guanti, igienizzanti e camici).

La situazione di fragilità che ha interessatofinora le RSA, oltre che gli istituti che accolgono anziani e disabili, non scomparirà nella fase due. 

Francamente, ci preoccupa questa inerzia della Regione, che, pur se in ipotesi giustificata dalla natura giuridica delle case di riposo, certamente non si concilia con il primario interesse alla vita, al diritto alla salute per tutti e dunque anche di soggetti, per giunta deboli, “rimasti a casa” (nelle case di riposo, appunto).

D’altra parte, l’assistenza dentro e fuori le residenze specializzate è un servizio strategico nazionale di importanza crescente in uno scenario in cui il numero degli anziani aumenterà sia nelle città che nei piccoli centri urbani, a fronte di network familiari con sempre maggiori difficoltà ad assisterli dal punto di vista personale e di risorse disponibili.

Pertanto, auspichiamo e chiediamo che la Regione Campania dia concrete risposte alle richieste avanzate per le strutture in questione, adottando subito provvedimenti che consentano di evitare ulteriori contagi e rinviando a dopo la crisi la sistemazione di eventuali aspetti burocratici ed economici con le Strutture per anziani.

Il Paese sta piangendo già troppe morti silenziose. Evitiamo di doverne piangere altre e, per giunta, con la consapevolezza di non averle evitate per mere questioni burocratiche. Questa virulenta malattia va affrontata fuori dalla politica, fuori dall’economia e fuori da qualsiasi istinto ideologico. Sfatiamo – conclude –  pure la diceria che le nostre Istituzioni intervengono solo a tragedia consumata e solo per ricercare i colpevoli.

 

Redazione Notizie
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