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Il tempio di Nettuno “sommerso” in un mare di plastica

-Pubblictà-

A portare l’emergenza sulle prime pagine dei giornali e nella maggior parte dei programmi televisivi è stato, nel 2018, il ritrovamento di una balena, sull’isola di Sotra, in Norvegia, morta per aver ingerito trenta sacchetti di plastica. Dal triste e eloquente episodio il fenomeno dell’abbandono di plastiche e microplastiche ha cominciato ad avere una grande eco mediatica.

E per fortuna – diremmo – perchè è un’emergenza che va subito affrontata. I dati, infatti, sono impressionanti: più di 8 milioni di tonnellate di plastica entrano nell’oceano ogni anno, inoltre la plastica rappresenta l’85% dei rifiuti abbandonati in spiaggia. Numeri che sono destinati ad aumentare vertiginosamente: la produzione mondiale del materiale organico porterà nel 2050 – secondo una ricerca pubblicata nel 2017 da Science Advanced – alla dispersione nell’ambiente di circa 12 miliardi di tonnellate.

L’impatto sugli ecosistemi e sulla biodiversità è evidente e il caso della balena “sazia” di plastica ne è un esempio lampante.

Eloquente è il messaggio, dell’artista Alessandra Franco che virtualmente, sommerge il tempio di Nettuno nel mare  popolato da migliaia di pezzi di plastica. Attraverso lenti processi di metamorfosi o interventi apocalittici repentini, lo spettatore è immerso in un’atmosfera liquida, sinuosa: dalle origini del travertino alle fantasie settecentesche, fino a farsi scenografia dei nostri tempi.

È la visione che l’artista, proietta sulla facciata principale del tempio dorico con la sua video istallazione “Metamorfosi”, parte integrante della mostra “Poseidonia città d’acqua – Archeologia e Cambiamenti climatici” realizzato anche con la collaborazione della Regione Campania, dal 4 Ottobre 2019 al 31 Gennaio 2020.

© Riproduzione Riservata

Redazione Notizie
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